martedì 2 agosto 2011

LIVE REPORT: Primavera Sound Festival 2011 - terza parte: Swans, M. Rev, F.Foxes, E.Neubaten, P.J.Harvey, B.Angels




Sabato 28 maggio
Dopo quattro ore di sonno siamo svegliati da una banda di tamburi e una sfilata di pupazzi di cartapesta. Ci affacciamo con l’occhio un po’ spento. I nostri vicini ci sorridono dai balconi fioriti. E’ ora di mettersi in marcia per pagare tributo alla Sagrada Famiglia, uno dei capolavori di Antonio Gaudi. All’interno, alcuni incrociano Jarvis Cocker dei Pulp, anche lui in visita a Barcellona. Mentre dibattiamo sul livello della ricerca universitaria in Italia, ci perdiamo tra le stradine di Barcellona.

Ma e’ ora di passare a Placa Catalunya dove gli Indignatos sono aumentati dopo l’aggressione della polizia del giorno prima, durante il quale all’incirca 500 poliziotti hanno cercato di liberare la piazza per i festeggiamenti della finale della Champions League per il giorno successivo. Gli Indignatos hanno poi recuperato la piazza e quella di oggi e’ una manifestazione degli Indignatos. Tantissimi gruppi di discussione con il fine ultimo di rendere la democrazia spagnola più partecipativa :“Non siamo burattini nelle mani della politica e delle banche”, e’ il loro slogan. Pensiamo all’Italia, all’Inghilterra, ci rammarichiamo che la nostra gente non riesca a prendere iniziative di questo tipo. Lasciamo gli Indignatos e ci dirigiamo in metro al Parc Forum.

In programma per la terza giornata del festival abbiamo previsto:
- 15 Gruppi Fondamentali 
- 7 Gruppi Interessanti
- 20 Gruppi “Se ho tempo”
- 10 Gruppi Non Interessanti
- Totale gruppi del Primavera Sound Festival per Sabato 28 Maggio: 52
- Totale gruppi visti: 14


Stiamo diventando più bravi.
Visti, in ordine cronologico per ciascuna categoria:
- 5 Gruppi Fondamentali: Fleet Foxes, Einstürzende Neubauten, Pj Harvey, Galaxie 500, Swans 
- 6 Gruppi Interessanti: Damo Suzuki & Cuzo, Soft Moon, Yuck, Gonjasufi, Kurt Vile and Violators, Pissed Jeans
- 2 Gruppi Se ho tempo: Warpaint, Album Leaf
- 1 Gruppo non interessante: Deep Sea Arcade


Al Parc Forum la giornata e’ assolata con un leggere venticello. Passiamo il surreale passaggio fotovoltaico, una incredibile struttura di ingegneria, una immensa superficie di pannelli fotoelettrici, organizzati su un piano obliquo dalle dimensioni davvero impressionanti. Ci troviamo davanti al palco Pitchfork dove si esibisce Damo Suzuki assieme ai Cuzo, che ci riportanto a un hard rock sperimentale anni '70. Al palco Llevant stanno suonando i Soft Moon, un’interessante quartetto pop di San Francisco a meta’ tra Liquid Liquid e Joy Division. Una bellissima luce, ancora non ci sono molte persone qui al Primavera Sound Festival. Da qui ci spostiamo al palco ATP dove stanno suonando gli inglesi Yuck, che mettono insieme, con un gusto revival, le chitarre noise dei Dinosaur Jr ed un giro di basso dei Pixies. Inutile dire che gli occhi di tutti i maschietti presenti sono per la bassista Mariko Doi, che sposa eleganza con una bravura ineccepibile al basso. Le Warpaint dimostrano, d’altra parte, di essere una band costituita da ragazze capaci oltre che graziose. “Siamo donne, oltre le gambe c’e’ di più” cantavano già ai tempi Jo Squillo e Sabrina Salerno.
Ci spostiamo verso il palco San Miguel per sentire i pre-raffaelliti dell' avant o retro-folk: i Fleet Foxes, che trasmettono in modo semplice e diretto il loro amore per Dylan, Crosby, Still and Nash e per tutta una vena di folk americano degli anni '70. Chiudete gli occhi e immaginate una dolce serata di inizio estate, sdraiati su una collina che domina il sito del festival. A destra di voi il mare e davanti a voi, giù per la collina, un altro mare di persone davanti al palco. Il sole che tramonta, le dolci atmosfere folk dei Fleet Foxes e il resto e’ poesia. Alcuni di noi, scelgono di andare a vedere Gonjasufi al palco Pitchfork. Il suo album di debutto “A Sufi and a Killer”, era stato davvero una illuminazione, ma il concerto del guru e predicatore yoga Sumach Valentine, un misto di post-hop sciamanico e crossover in stile Rage against the machine, non convince del tutto.

Facciamo anche a tempo per un salto al palco ATP per un ultimo raggio di sole tra gli archi e le chitarre del progetto di Jimmy Lavalle: Album Leaf. Un brevissimo “colpo d’orecchio” ai Deep Sea Arcade che suonano come un brutta copia di una cover band degli Oasis e poi e’ la volta di qualcosa di un po’ più pesante al palco Ray Ban: Einstürzende Neubauten, band seminale del rock industriale, capace di interpretare la rumorosità della civiltà industriale e di ridefinire così le coordinate del rock all’interno del contesto post-moderno. Anche al Ray Ban gli Einstürzende Neubauten danno dimostrazione di conoscere perfettamente le sonorità del materiale metallico che si portano appresso sui palchi, sebbene il tutto sia strutturato all’interno di un progetto sonoro molto ricercato. Blixa & Co sono leggermente invecchiati ma non demordono offrendo uno show degno della loro leggenda. S’inizia con the The Garden da “Ende Neu” e ci s’inoltra negli ultimi 12 anni della loro carriera artistica. Passiamo poi al palco Jagermeister dove si sta esibendo Kurt Vile e i suoi Violators, uno dei nomi più interessanti del lo-fi indie rock e la sua esibizione non delude le nostre aspettative.
Mentre sul maxi-schermo del palco Llevant si proietta la finale della Champions League tra Barcellona e Manchester, iniziamo a sentire un po’ su tutto il sito del festival delle grida euforiche di qualche ragazzo catalano “El Barca Vincitore!!!!”. L’onda di euforia sembra contagiare un po’ tutti. Ma non c’e’ Barca o Manchester che tenga, ora e’ l’ora della damigella PJ Harvey al palco San Miguel. Abbandonata la fase ribelle ed affermativa, si presenta con un vestito completamente bianco ed il capo piumato con in mano l’autoharp, quasi ad evocare le grazie di una moderna musa greca. Grande carisma. Ma la posa di PJ Harvey nel personaggio di dama eterea dà fastidio ad alcuni di noi che preferiscono rifugiarsi nelle dolci atmosfere nostalgiche del dream pop dei Galaxie 500 reinterpretato qui, sul palco ATP, da Dean Wareham e la sua dolce Britta. Al suono di Temperature is rising, un brivido ci scorre lungo la schiena e sorridiamo all’idea che nel pubblico dei Galaxie 500 ci siano in quell’istante anche dei ragazzi ventenni con gli occhi luccicanti, proprio come noi vent’anni fa. Lasciamo a malincuore Dean e la sua Britta per raggiungere il palco Ray Ban per prepararci alla messa di mezzanotte degli Swans. Nostro malgrado dobbiamo rinunciare ai Mogwai che stanno suonano alla stessa ora al palco Llevant.

La messa degli Swans si apre con No words/no thoughts, un’onda d’urto tanto forte da far vibrare pericolosamente i timpani delle nostre orecchie. La band si è riunita nel 2009 con il rientro di Norman Westberg e con l’ingresso di due batteristi della potenza di Phil Puleo e Thor Harris, capaci di dare corpo alle derive chitarristiche di Michael Gira & C. Musicisti completi a 360 gradi che spaccano e devastano il palco. Una goduria musicale infinita. Impossibile poi, nostro malgrado, avvinarci al palco ATP dove si stanno esibendo  Jon Spencer and Blues Explosion. Alle 2.15 proviamo a sederci davanti agli hardcore punk Pissed Jeans ma la stanchezza delle nostre povere vecchie orecchie si fa sentire. Dobbiamo rinunciare agli Animal Collective per una lunga pausa rigeneratrice al bar prima di affrontare il nostro ultimo concerto del Parc del Forum: Black Angels. Questa band psichedelica di Austin ci riporta indietro alle sonorità degli Spacemen3. Sul palco Pitchfork, vi è un’energia pazzesca. I pezzi spaziano tra i loro tre album e la folla impazzisce alle prime note di Bad Vibrations. Ma stranamente attorno a noi ci sono solo delle buone vibrazioni. Chiacchieriamo con dei ragazzi che provengono da diversi paesi e chiediamo quali siano stati per loro i gruppi migliori di tutto il festival. Sentiamo in coro: Flaming Lips, Swans, Battles, Explosions in the sky. Questi, a detta dei nostri vicini sono stati i veri vincitori del festival anche se, stranamente, dei ragazzi di Alme’(BG) ci hanno anche menzionato gli Za! Sono le 4.30 del mattino quando usciamo dal Parc Forum, non si trova un taxi, ci tocca camminare lungo la spiaggia per rincasare con il mare calmissimo ed un cielo che albeggia, discorrendo di varie amenità e della vita in generale mentre nella testa ti ronza ancora un tripudio di suoni.

Domenica 29 maggio
La mattina siamo svegliati dai festeggiamenti mattutini per la vincita del Barcellona. Sotto casa nostra attraversiamo il mercatino dove predominano i sorrisi e i colori blu e rosso. Le facce attorno a noi sono stanche come le nostre. Anche loro hanno festeggiato i loro beniamini (sportivi non musicali) tutta la notte. Ci
fermiamo per fare rifornimento di ciliege prima di incamminarci verso il parco Güell. Iniziamo a fare i primi saluti e dopo una visita a uno dei parchi più belli d’Europa, altri saluti davanti alla Placa Catalunya dove resistono ancora gli Indignatos. Facciamo un giro in piazza, cerchiamo di capirne di più, speriamo che sia soltanto l’inizio di un movimento che si espanderà in tutta Europa al più presto. Ultima paella con gli ultimi amici rimasti del Festival prima di prendere un taxi alla volta del Poble Espanyol, un museo all’aria aperta ubicato sulla collina di Montjuïc. Costruito in occasione dell’Esposizione Universale del 1929, il Poble Espanol che occupa 40 mila metri quadri e’ un vero e proprio piccolo paese che racchiude tutte le caratteristiche della Spagna. Immaginate quindi un concerto dei Mercury Rev, la quintessenza del pop lisergico, in una piazza gremita di gente con attorno vecchi edifici spagnoli del diciannovesimo secolo. Un vero spettacolo emotivo. David Baker sembra felice di intrattenere la folla e per i bis ritornano con una grande interpretazione di Solsbury Hill di Peter Gabriel, seguita dalla dolcissima e romanticissima The Dark is Rising e Senses on Fire. Non possiamo descrivere l’atmosfera elettrica di questo momento, vorremo che la serata non finisca mai. Preso un altro taxi, passiamo davanti ala Fontana Magica di Montjuïc, prima di ritrovarci catapultati nella Sala Apollo, una discoteca un po’ boudoir, per il nostro ultimo concerto del festival: Black Angels. Si, ancora loro. Con la psichedelia ritmata dei nostri texani ancora in testa, rientriamo a casa stravolti, sfiniti.

Lunedì 30 maggio
Il giorno dopo e’ interamente dedicato al relax, con passeggiata sulla spiaggia e sulle Ramblas, una scelta fantastica di tapas. Indugiamo un po’ con gli Indignatos di Placa Catalunya, che ci riportano alla dura realtà quotidiana di Barcellona. L’aereo ci aspetta, salutiamo la città, ma inconsciamente sappiamo che le nostre valige sono già pronte per il Primavera 2012. E le vostre?
Felice Marotta e Myriam Bardino


Fotografie di Felice Marotta e Myriam Bardino


in ordine dall'alto in basso e da sinistra a destra:
Damo Suzuki (Freeimagefinder.com), Soft Moon, Fleet Foxes (Pitchfork.com), Gonjasufi, Album Leaf, Einsturzende Neubaten(federica-agamennoni.blogspot.com), Kurt Vile & The Violators, P.J.Harvey (federica-agamennoni.blogspot.com), Galaxie 500, Swans, Pissed Jeans, Black Angels, Mercury Rev, Black Angels

Warpaint
Soft Moon
Gonjasufi
Album Leaf
Kurt Vile & The Violators
Pissed Jeans

Estratti audio dai concerti della giornata:
audio 28 maggio

scalette  28/29 maggio
Damo Suzuki
Einstürzende Neubauten
Fleet Foxes
Gonjasufi
Mercury Rev
PJ Harvey
Swans
Warpaint
Yuck



Prima Parte

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