domenica 31 luglio 2011

LIVE REPORT: "Primavera Sound Festival 2011" - Barcellona (Espana), 26 - 30 maggio - seconda parte: Shellac, Pere Ubu, Battles, Del Rey, Perrosky

Prima parte


Venerdì 27 maggio

Alcuni di noi spinti dalla voglia impellente di vedere Barcellona, dormono tre ore e si avviano a piedi verso il centro sotto un sole cocente per una visita alle architetture di avanguardia di quel genio che è stato Gaudi. Gli altri dormono un po’ di più, se la prendono con comodo e vanno in spiaggia a rilassarsi. Altri ancora partono in tarda mattinata all’esplorazione del castello di Montjuïc, da dove si gode una vista stupenda sulla città.
Dopo essere ritornati a valle, verso le 15 , ci concediamo un’indimenticabile ristorante in riva al mare con prosciutto serrano, una gustosissima paella e un inebriante vinello bianco locale. Passeggiata digestiva lungo la spiaggia, siesta a casa, a metà strada per rinfrescarci per la seconda giornata del festival. Nel frattempo apprendiamo che ci sono stati degli scontri a Placa Catalunya, e presi dalla disinformazione abbiamo dei sensi di colpa per non essere stati lì, domani andremo in piazza per vedere quello che succede.

In programma per la seconda giornata del festival, la nostra scaletta prevede:
15 Gruppi Fondamentali
7 Gruppi Interessanti
20 Gruppi “Se ho tempo”
10 Gruppi Non Interessanti
Totale gruppi del Primavera Sound Festival per Venerdì 27 Maggio: 52
Totale gruppi visti: 10


Di cui, in ordine cronologico per ciascuna categoria, abbiamo visto:
6 Gruppi Fondamentali: M. Ward, Pere Ubu, Half Japanese, Explosion in the sky, Shellac, Battles
4 Gruppi Interessanti: Wolf People, Dan Melchior and Das Menace, No Joy, Perrosky

Durante il festival si respira un’aria di protesta dei giovani catalani e vari slogan contro il governo Zapatero emergono durante tutta la manifestazione sostenuti qui e lì da vari musicisti: “Continuate con la lotta e l’occupazione, esprimete la vostra opinione”. Il nostro festival, come al solito, inizia in ritardo. Si arriva al Parc del Forum giusto in tempo per apprezzare il concerto del sempre convincente M. Ward. I Wolf People, al palco ATP offrono uno spettacolo un po’ troppo dispersivo, al quale alcuni di noi preferiscono il garage rock tagliente di Dan Melchior and Das Menace al palco Jagermeister, un progetto interessante dello stretto collaboratore di Billy Childish da tenere sicuramente “sotto orecchio”. Scappiamo dai National al Llevant stage, mentre vediamo la polizia muoversi tra i vari palchi, in piedi su dei motorini elettrici. No, non siamo in una scena di Blade Runner, e non non c’erano motorini elettrici in Blade Runner. Ci saranno state almeno 130.000 persone accalcate davanti al palco dei National, caldo e acustica terribile. Ci concediamo solo qualche brano, distratti dalla folla interminabile, in quanto i Pere Ubu ci aspettano al palco Ray Ban.



E’ davvero impressionante camminare in direzione opposta ad una marea umana che ti viene addosso e non riusciamo a capire dove quella folla, che si dirige dai National, potrà arrivare considerando che abbiamo da poco lasciato l’arena dei Llevant già completamente piena. Ci sediamo rilassati sulle scalinate dell’anfiteatro del palco Ray Ban. David Thomas dei Pere Ubu dimostra di essere sempre un musicista ispirato che ci racconta a modo suo le schizofrenie ed il senso folle della vita, soprattutto donne e sesso, con una grande vocazione teatrale. Gran bel concerto, con una esecuzione quasi integrale di “The Modern Dance”.

Dal palco del Ray Ban passiamo al palco ATP per gli ultimi pezzi dei Half Japanese, I padri del punk rock fai da te, di cui e’ rimasto solo Jad Fair. Jad Fair e’ ben noto per suonare una chitarra elettrica scordata e esplorare fino ai limiti il suono della chitarra, per il quale l’unica corda (chord in inglese che significa anche accordo) e’ quella che unisce la chitarra all’amplificatore. Un concerto che finisce con All Hand in the Cook, con un sorridente Jad Fair che continua a suonare con il manico della chitarra spaccato in due.
Non abbiamo tempo, né ci sforziamo di trovare i Belle And Sebastian. Dedichiamo 15 minuti alle carine e simpatiche No Joy. Nel frattempo i Low suonano sul palco ATP ma ci rifiutano di vederli un’ennesima volta soprattutto dopo la dipartita di Zak Sally al basso. Apre il concerto Nothing but heart che sentiamo in lontananza e avvolge anche i nostri cuori ormai induriti. Ma non c’e’ tempo per i sentimenti, ci aspetta il rock and roll sanguigno del duo cileno Perrosky al palco Adidas. Poche persone ma questo duo e’ esplosivo e balliamo tutti scatenatissimi.
Dopo i Perrosky, mentre alcuni di noi si riposano da queste danze cilene, per altri, l’unico pensiero è conquistarsi un posto in prima fila di fronte al palco del Ray Ban per il concerto degli Explosions In the Sky. I texani, tre chitarre, basso e batteria, fanno capire di essere in gran forma. Attaccano subito con The Only Moment We Were Alone, uno dei loro brani di punta, per proseguire con la bellissima Last Known Surroundings, brano ispiratissimo che emoziona stranamente ad ogni ascolto. A fine concerto gli Explosions In the Sky esprimono la solidarietà agli Indignados, che nonostante le manganellate della polizia catalana continuano a protestare in modo assolutamente non violento contro l’istituzionalizzazione delle ingiustizie nella società contemporanea.


Per fortuna riusciamo anche ad ascoltare una mezz'ora abbondante dei grandi Shellac, con una performance noise di Steve Albini & C., oramai divenuta “un classico”. Segue una pausa rigenerativa al bar mentre i Pulp suonano sul palco San Miguel. E dopo una parentesi assolutamente convincente ed adrenalinica di una delle band seminali del post rock di Chicago, Del Rey della leggendaria etichetta My Pal God Records. Il suono e’ compatto e ci investe come un treno ad alta velocità’. Eben English si alterna ora alla chitarra ora alla batteria e con le due batterie in prima fila, il suono diventa ancora più forte e compatto.



Arrivano le 3.30 della mattina: nonostanti alcuni alcuni di noi diano forfait, i vostri prendono posizione sotto il palco per assistere alla nuova formazione dei Battles dopo la dipartita di Tyondai Baxton. Non poteva esserci posto migliore. E’ scientificamente provato che quando i Battles suonano, piove. E anche qui appena saliti sul palco, inizia una pioggerellina estiva. Piove pure ora che stiamo scrivendo questo diario di bordo, piove sempre. La batteria di John Stainer (ex Helmet/Tomahawk) e’ centralissima. Davanti a noi alla chitarra, tastiere e marchingegni elettronici, Ian Williams (ex Don Caballero/Storm&Stress). E a sinistra del palco Dave Konpka (ex Lynx). Il suono inizia pesantissimo con la parte centrale lasciata alla sessione ritmica. La chitarra e le tastiere iniziano a intrecciarsi e a crescere con il ritmo fino a creare un mantra danzante che si evolve lungo questi 45 minuti. Con sfondo, il cantato dei video di Kazu Makino, Matias Aguayo e Gary Numan. E’ incredibile ascoltare questa band in mezzo ad una folla di decine di migliaia di persone che balla con te sui ritmi del loro ultimo album "Gloss Drop".
Il concerto di questo trio New Yorkese, a parte qualche problema tecnico, si e’ rivelato uno degli elementi faro di tutto il festival. Sono quasi le cinque, siamo stremati ma felici di aver sopravvissuto a un altro giorno di festival.
Myriam Bardino e Felice Marotta

Foto di Myriam Bardino e Felice Marotta meno dove indicato:
Dall'alto in basso, da sinistra a destra:
M.Ward - Dan Melchior and Das Menace - National - Pere Ubu 1/2/3 (by Jason Wood) - Half Japanese - No Joy (http://freemusicarchive.org) - Low (http://smiledyawnednodded.com) - Perrosky
- Explosions in the Sky (http://federica-agamennoni.blogspot.com) - Shellac (Gill McCabe) - Del Rey - Battles

M. Ward
Dan Melchior and Das Menace
National
No Joy
Del Rey
Pulp
Shellac

Estratti audio dai concerti della giornata:
Audio 27 Maggio
Audio 27 Maggio

Scalette artisti Primavera Sound 27 Maggio:
Battles
Belle and Sebastian
Explosions in the Sky
Low
M. Ward
The National
Pulp
Wolf People

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