sabato 2 luglio 2011

NAKED TRUTH: “Shizaru” (2011, Rare Noise Records)

C'erano una volta i “supergruppi”, quei rassemblement di ottimi musicisti che di solito (lasciamo perdere le lodevoli eccezioni, per dire, i Cream...) spiattellavano dischi mediocri. Bene, questi Naked Truth sono piuttosto vicini a quella definizione, almeno dal punto di vista del blasone dei componenti: Lorenzo Feliciati è un acclamato musicista di studio, provetto bassista e chitarrista con una carriera nella musica leggera, ma capace altresì di incidere quattro album nei dintorni del jazz, di notevole livello, dei
quali due al contrabbasso nel suo progetto acustico Wasasbi; Pat Mastelotto ce lo ricordiamo senz'altro negli ultimi King Crimson; Roy Powell è un jazzista a tutto tondo, ha suonato le tastiere con grandi del jazz del calibro di Art Farmer, Eddie
Daniels, Dave Leibman, Roy Hargrove, Michael Gibbs, Vince Mendoza e, addirittura, Anthony Braxton; Cuong Vu, trombettista di origini vietnamite, ma residente a Seattle, ha prestato il suo versatile strumento a pop stars come Laurie Anderson e David Bowie, ma, e diciamo pure soprattutto, ha collaborato con alcuni dei nomi più altisonanti del jazz moderno: Bill Frisell, Bobby Previte, John Hollenbeck e Pat Metheny.
Non si verifica, per i nostri, la seconda condizione, cioè quella di produrre materiale scadente, o quantomeno di scarsa ispirazione: la “nuda verità” (non ho potuto trattenermi...) è che questo qui è un gran disco. Registrato da Feliciati assemblando le parti prodotte dai singoli musicisti, riesce a fonderle in modo da costruire un insieme coerente. L'atmosfera è piuttosto scura, dovendo associare al disco un colore potremmo scegliere un blu nebbioso. I suoni, in particolare quelli delle tastiere e della tromba, affondano spesso le radici nelle profondità dei miei amati anni '70, come ad esempio nei primi due pezzi, Faster Than An Automatic Door e 66, dove echeggia (letteralmente, visto l'uso di effetti di quel tipo) lo zio Miles e fanno capolino i vecchi piani elettrici Fender Rhodes.

Il pezzo seguente, Shizaru, che dà il titolo al disco, è invece più “moderno”, con un interludio a base di chitarrone distorte e qualche scratching qua e là ed è seguito dalla più mossa Ossimoro, che si dipana su un tappeto nebbioso di tastiere, squarciato dalle note della tromba e dalle stratificazioni ritmiche della batteria. Si prosegue con la rarefatta Shining Skin Syndrome, per infilarsi nel labirinto atonale e dissonante, alquanto “free”, di Touching Corners, con il piano acustico e la tromba in evidenza. Il disco si conclude con la notevole The Naked, pezzo che parte in modo collettivo per poi aprirsi all'improvvisazione dei musicisti, e Akhton, rilassata e condotta dalle note profonde del basso di Feliciati. In fin dei conti, dicevamo, un gran disco, che richiede qualche attenzione, ma ripaga con una goduria intensa.
Luca Sanna

Shizaru
RareNoiseRecords

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