venerdì 1 luglio 2011

BELLADONNA – “And there was light” (2011, Belladonna 007/Venus)

Autoproduzione come scelta d’integrità per una band che potrebbe solo scegliere con quale major firmare sontuosi contratti. Ma Luana Caraffa e Dani Macchi, ovvero i Belladonna, preferiscono firmare grandi canzoni e grandi album e raccogliere gloria e onori lungo la dura strada che attraversa da sempre la storia del rock. Nati a Roma nel 2005, affascinati dalle atmosfere esoteriche e oscure di William Blake e Aleister Crowley, non meno che dal mondo arcano evocato e svelato dall’ombra sublime del Magico Dirigibile, i due aprono un profilo su My Space che in breve tempo raduna schiere sempre maggiori di devoti ammiratori.
Da allora lo slancio propulsivo del duo non ha conosciuto freni: due album osannati da critica e pubblico, apparizioni live oltre confine al fianco di monumenti quali Nine Inch Nails, Korn, Mars Volta, contatti con leggende della produzione come Sylvia Massey (Red Hot Chili Peppers, System of a down), riconoscimenti internazionali di livello altissimo.
E dopo la collaborazione da brividi con Michael Nyman, ecco finalmente “And there was light”, terzo ponderoso capitolo della travolgente epopea della band romana. A Los Angeles, nei mitici Stagg Street Studios che ancora accolgono l'eco di note leggendarie suonate da maestri quali C.S.N.& Y., Tom Waits e Brian Wilson, il disco viene registrato completamente dal vivo con al timone l’eccelso Mike Tucci, già demiurgo del “Black Album” dei Metallica, coadiuvato dal carismatico ed eclettico Alex Elena che coglie l’essenza sonora ed emozionale delle torride session, fotografando su nastro ciò che poi diverrà il nucleo pulsante di “And there was light”.
Venti tracce che la band definisce, con felice intuizione, visio-noir. Fra i Pink Floyd e i Dead can dance, i Rolling Stones e gli amatissimi Led Zeppelin, il disco travolge l’ascoltatore conducendolo in un regno di fuoco e tenebra, crocicchio cosmico di incontri incantati: Robert Johnson accorda la chitarra di Jack White in Last night I die. Da red carpet lo stuolo degli ospiti che vede, oltre al già citato Alex Elena (batterista con Bruce Dickinson), Massimiliano Annibaldi alla viola da gamba e al theremin, Imani Coppola al violino, Francesca Bottaro al sax, Ruby Friedman in un recitato scritto per l’occasione. Altri due ospiti dal passato ornano con le loro voci l’ordito magico del disco: Carl Gustav Jung e Aleister Crowley ci parlano dai densi solchi della title track. E’ un disco difficile, complesso, impegnativo, ma è proprio questo che lo rende validissimo, affascinante, coraggioso. E come detto all’inizio, puro, integro, degno di una grande band.

Maurizio Galasso

And there was light CD: Video Glimpse 2 
Video Glimpse 6
Video Glimpse 10

Belladonna









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