venerdì 18 marzo 2011

SHORT REVIEWS – Glitterball, “We couldn't have dreamed it” (2011, Seahorse)

Se Mick Jagger e Keith Richards avessero voluto creare la storia del rock avvalendosi di basso,  chitarra e loop elettronici si sarebbero chiamati Glitterball. Il duo pescarese è una sana boccata d'ossigeno e suono per orecchie, cervello e cuore. Riff assassini e ritmica da attacco cardiaco. Da During easy conversation a Spyware in my mind, questo lavoro non dà tregua attraverso dieci tracce dipinte ora di dark-blues ora di sanissimo, adrenalinico rock'n'roll, dove il basso regge meravigliosamente ritmo e armonia supportando alla grande e da protagonista un'ottima voce fra Jack White, Kurt Cobain e Brian Molko e splendide chitarre dai riff ammalianti degni della Corte di Sua Maestà Keith. Crowin' Hill è un autentico piccolo capolavoro, AB ci trascina tra Kasabian e Stones psichedelici catapultandoci nel mondo virtuale/sensuale di Nerd tra Beatles e Chemical Brothers. Dopo il bell'esordio del 2009 e l'epico tour “diari dell'Opel Agila” del 2010, Giovanni Lanese e Barbara Sica hanno tracciato un solco, spero indelebile, nella storia del rock di questo paese. Il r'n'r sonico e claustrofobico di In a rain of rainbows e la filastrocca nichilista di I an (Ian quanto ci manchi ...) culminano nel megatrip di Spyware in my mind in cui la band proietta The Edge nei codici cyber-lisergici di Matrix, piegandoli alla propria sapiente e viscerale visione sonora. Rock, gusto ed energia devastante. Un disco nato per essere amato.

Maurizio Galasso

1 commento:

Anonimo ha detto...

Inutile la "band"

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