martedì 15 marzo 2011

DISCO EVENTO - 4 RECENSIONI A CONFRONTO: R.E.M., “Collapse Into Now” (8 Marzo 2011, Warner Bros), by Boffoli - Mazzoli - Dimauro - Martillos

Quasi tre anni ci hanno fatto aspettare per il seguito di “Accelerate” i REM, ma ne è valsa decisamente la pena. Perché aspettare di scrivere altre righe prima di ‘esternare’ ciò che ho pensato già al secondo ascolto di questo “Collapse Into Now”: Michael Stipe, Peter Buck, Mike Mills ci servono su un piatto d’argento con questo loro quindicesimo lavoro in studio prodotto da Jacknife Lee (lo fu anche di “Accelerate”) un ennesimo capolavoro! E lo affermo senza paura di esagerare né di essere smentito: mai come in questo nuovo lavoro la loro ispirazione compositiva e melodica è al top! R.E.M. ormai non sono più (da tempo) etichettabili: hanno inventato dei moduli espressivi talmente personali ed inconfondibili nei loro quasi trent’anni di attività artistica (il primo EP "Chronic Town", IRS, è del 1982) da poter affermare che stiamo parlando di una delle più grandi band di rock contemporaneo. Adottando dei freddi e burocratici criteri ‘critici’ in questa recensione bisognerebbe ad esempio scrivere che un ispiratissimo brano come Uberlin è un riciclaggio melodico dei loro hits planetari Losing My Religion (1991, “Out Of Time”, W.B.) e Drive (1992, “Automatic for The People”), il che è probabilmente vero, ma sarebbe un grave torto a un marchio di fabbrica che nel 2011 si rivela ancora straordinariamente fresco ed emozionante: in tal senso Uberlin è il primo brano a farsi amare nella nuova raccolta di 12 song, con la poetica, sognante ‘epica’ quotidiana di Michael Stipe (che nei nuovi video appare con barba!) dedicata al vero eroe dei nostri tempi, l’uomo della strada:
"Hey, ora prendi le tue pillole, fai colazione, pettinati i capelli e via al lavoro, schianto a terra, niente illusioni, niente collisione, nessuna intrusione, la mia immaginazione fugge via. Lo so, lo so, io so quello che sto inseguendo - Lo so, lo so, lo so che questo mi sta cambiando - Sto volando su una stella verso una meteora questa notte - Sto volando su una stella, una stella, una stella - Ce la farò ad affrontare il giorno, e poi il giorno diventa 
notte - Ce la farò ad affrontare la notte - Hey ora prendi la U-Bahn - cinque fermate, cambia la stazione - non dimenticare che il cambiamento ti salverà - conta un migliaio di milioni di persone - questo è stupefacente - se ne vanno per la città con le loro stelle brillanti - hey uomo dimmi qualcosa - Sei fuori da qualche parte? - Vuoi venire con me stasera? - Lo so, lo so che questo sta cambiando - percorriamo le strade per percepire il suolo - Sto inseguendo te Berlino - Sto volando su una stella verso una meteora questa notte - Sto volando su una stella, una stella, una stella - Ce la farò ad affrontare il giorno - e poi il giorno diventa notte - Ce la farò ad affrontare la notte".
Ma un altro accorato incoraggiamento di Stipe al tuo ‘io’ prostrato da un’asfissiante quotidianità è la pastorale Every Day Is Yours To Win. Il meglio dei loro ‘storici’ albums pare sintetizzato in "Collapse Into Now", e così nella stupenda serenata Oh My Heart il grande Peter Buck tira fuori nuovamente il suo magico mandolino come nella saga di “Out Of Time”; l’eccezionale Blue, con i suoi quasi 6 minuti, è un’avvincente, lentissima, performance elettrica (avete presente il Neil Young più rugginoso?) dallo stesso mood ‘underground’ che aveva caratterizzato un lavoro come “Adventures in hi-fi” (1996, W.B.): Blue è nobilitata dalla voce sofferta della grande amica di Michael Patti Smith, mai così carismatica, con Stipe impegnato in primo piano in un talkin’ contagioso! I grandi ospiti nei dischi dei REM non sono mai mancati: oltre la Smith (e non è la prima volta: ricordate il cameo anche in E- Bow The Letter su “Adventures In Hi-Fi”), si può ascoltare Eddie Vedder, nel finale corale ed appassionante di It Happened Today, Peaches in Alligator Aviator Autopilot Antimatter, Lenny Kaye e Joel Gibb da qualche parte tra i solchi del disco.
Me, Marlon Brando, Marlon Brando And I, un altro suadente miracolo ispirativo ed uno Stipe altrettanto carismatico: ‘Lay Me down, lay me down …’. Ma sussulti autenticamente rock non ne mancano certo in "Collapse Into Now": la concitata Alligator Aviator Autopilot Antimatter, Mine Smell Like Honey con un refrain che è un autentico colpo di genio; Discoverer ma soprattutto All The Best sono possenti: un vero e proprio ‘wall of sound’ chitarristico, un incessante ronzio sonico alle spalle della voce di Stipe ti afferrano e ti proiettano in quella dimensione esclusiva dove esiste solo la purezza ‘assoluta’ del grande rock (echi perigliosi di “Monster” -1994, W.B.)!
E That Someone Is You? Una nuova It’s The End Of The World As We Know It ("Document" - 1987, Capitol) dirà qualcuno non sbagliando: questa nuova song ne rinnova splendidamente l’assalto ritmico e verbale. Per concludere la quieta, riflessiva Walk It Back.
Dopo l’’accelerazione’ di tre anni fa quindi il ‘collasso nel presente’? A giudicare dai testi fatalisti sì, la polpa musicale dei brani invece e la loro innervatura fondono l’impeto elettrico di “Accelerate” e l’abbandono estatico/armonico di “Around The Sun" (2004, W.B.) e “Reveal” (2001, W.B.). Altri tre anni per il prossimo impagabile affresco?
Wally Boffoli








R.E.M.OfficialSite











La Recensione di Monica Mazzoli (dal suo blog Over The Wall)

Niente di nuovo sul fronte occidentale
Il prossimo 8 marzo esce “Collapse into now”, quindicesimo album della rock band statunitense R.E.M., sulla breccia ormai da più di trent’anni. Prima dell’uscita ufficiale del disco, il trio Mills, Stipe, Buck ha fatto venire l’acquolina in bocca ai vari fans sparsi per il mondo, consentendo verso i primi di gennaio il download gratuito di Discoverer e pubblicando qualche settimana più tardi su youtube un breve video trailer contenente un riassunto di pochi secondi di ogni brano. Quindi il Making Of. A febbraio è poi uscito il primo singolo, per il mercato europeo Uberlin, per quello americano Mine smell like honey con annesso video autolesionista, in cui Michael Stipe viene scaraventato, fatto rotolare per le scale da quattro energumeni vestiti di bianco.

Oggi ho ascoltato l’album in streaming, mi accingerò a scrivere le prime impressioni per uno dei lavori più attesi di questa primavera musicale. L’intro in piena avanscoperta nella giungla di suoni è l’elettrizzante smarrimento di Discoverer, memore a tratti di Finest worksong. Perfetta da cantare a squarcia gola per perdersi per sempre in una folla rumoreggiante da stadio. Si prosegue al meglio (All the best) con l’acceleratore al massimo, senza freni puntati, verso l’euforia di un nuovo giorno per impazzire in compagnia di un ritornello dannatamente pop e un buon bicchier di vino. Dopo la pazza gioia, per un attimo rallenta il ritmo adrenalinico per lasciar spazio a tre ballatone commoventi in perfetto stile remmiano(Uberlin, It happened today con la partecipazione di Eddie Vedder, Oh my heart con intro di fiati made in New Orleans e momento amarcord con l’elegante, mai dimenticato, mandolino, protagonista dell’hit single anno ‘91 Losing my religion). Ormai la mente sconfinata, collassata nella fase più profonda del sogno-sonno, può solo desiderare, sperare nella bellezza semplice, quotidiana di una dolce melodia struggente (Every day is yours to win).

E' quindi ora di affacciarsi alla finestra ed ammirare con gli occhi increduli di un bambino l’albero di pesco con i frutti appena sbocciati (Mine smell like honey). Sentirsi forti come non mai, vogliosi di cogliere l’attimo fuggente, decidere con gli amici di scaraventarsi in giardino all’attacco di una nuova alba, stufi di giocare in difesa (Alligator_Aviator_Autopilot_Antimatter con la rebel girl Peaches).In sottofondo la voglia di giocare, scherzare suonando (That someone is you).Tra atmosfere, sensazioni del passato, futuro, presente (Walk it back), è il momento di lasciarsi andare alle prime emozioni in un confronto tra noi e il mondo immenso, immerso nel blu dipinto di blu (Blue, con la poetessa rock Patti Smith). L’ultima sigaretta è finita, si sta spegnendo lentamente e il treno è arrivato alla fermata, non rimane che ripensare al viaggio con un sorriso e la voglia di rifarlo subito. Il nastro si può sempre riavvolgere se si ama rivivere i momenti passati.
Monica Mazzoli

La recensione di Franco Lys Dimauro
E’ capitato anche a me, e diverse volte, di dover registrare una raccolta dei R.E.M. e di non riuscire a metterci dentro tutto quello che avrei voluto, di rischiare di lasciare fuori almeno una delle tante facce che il gruppo georgiano ci ha mostrato lungo i suoi trent’anni di carriera. Ora, ci provano loro stessi. E devo dire che "Collapse into now" riesce a sintetizzare efficacemente la vicenda artistica dei R.E.M. mettendoci dentro praticamente tutto, tranne la voglia di rischiare.  "Collapse into now" è un disco nato già vecchio.
E’ un vecchio signore che si aggira per la sua casa, circondato dai suoi soprammobili e dai suoi canestri di frutta secca. Alla sua porta i vicini hanno smesso di bussare e quelle mura da cui pendono inclinati vecchi ritratti ingialliti dal tempo non vivono più degli strilli impenitenti di nipotini che crescendo hanno scordato di essere stati felici. Ogni canzone che risuona qui dentro ha un sapore che abbiamo già masticato e che talvolta abbiamo anche sputato (Uberlin e It happened today suonano così domestiche e addomesticate che non ti fermi più nemmeno a salutarle, NdLYS) e l’unica vera novità stavolta è stata quella di affidare ai loro stessi ascoltatori lo sforzo di voler imprimere un taglio nuovo dando loro l’opportunità di poter modificare a loro piacimento alcune delle tracce in modo e diffonderle sul web.
"Collapse into now" è un album che rassicura i milioni di fan lobotomizzati che “collassano” davanti al nuovo e che invece ci metteranno come al solito non più di mezza giornata per ingoiare e mandare a memoria le nuove dodici canzoni e trovarsi da subito pronti per la nuova tourneè trionfale.
Ma è anche un disco che preoccupa perché evita qualsiasi rischio. E’ come il Michael Jackson che camminava con la mascherina in faccia, terrorizzato da ogni malattia, atterrito da ogni bacillo. Un patetico tentativo di dimostrare di essere ancora vivi cercando di nascondere le assi di legno che sorreggono le sagome della più grande rock band americana.
Franco Lys Dimauro


La recensione di Ricardo Martillos
R.E.M. 2011: ovvero meglio non rischiare

E così eccoci un'altra volta a parlare di un disco dei R.E.M., 2 anni dopo il bellissimo "Live at the Olympia", favolosa esibizione in quel di Dublino che tra le sue 39 tracce conteneva pure 4/5 del primissimo EP "Chronic Town" (1982). L'ennesima prova in studio nulla aggiunge e nulla toglie alla grandezza della band di Athens, del resto Stipe & co. raramente hanno avuto il coraggio di cambiare o modificare radicalmente il loro sound, forse solo grazie al lavoro di produzione di Joe Boyd per "Fables of the Reconstruction", più morbido e folk e di Scott Litt per "Monster" con maggior aggressività e un deciso tributo al grunge ed a i Pearl Jam. "Collapse into now" è l'ennesimo capitolo di una band appagata ma che non riposa sugli allori, per chi si è avvicinato da poco al gruppo può risultare una piacevole sorpresa, per tutti gli altri niente di nuovo sotto il sole; in ogni caso i R.E.M. brillano ancora di luce propria. Delle 11 tracce più vivaci e movimentate sono la seconda All the best, Mine Smell Like Honey, Alligator Aviator Autopilot Antimatter, la breve That Someone Is You ma la maggior parte delle song è rilassata e melodicamente molto intensa, quasi a voler frenare l'aggressività del precedente "Accelerate".
L'hit single Uberlin è una tipica R.E.M. song e piacerà tanto a grandi e piccoli fans del gruppo, Oh my heart è invece banale e mielosa, It Happened Today scorre via sensa lasciare il segno nonostante Eddie Vedder ai cori, quasi invisibile; Every Day Is Yours to Win è molto bella con la voce di Stipe doppiata dall'eco che rincorre "Automatic for the people" e le sue irripetibili melodie, anche se a dire il vero quel tic toc è ripreso pari pari da No Surprises dei Radiohead. Anche Walk it back è a mio parere superflua, Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I é invece un tantino più intensa e segnata dal mandolino di Buck mentre la conclusiva "Blue" con l'ennesima ospitata della grande poetessa Patti Smith, dopo E-Bow the Letter da "New Adventures in Hi-Fi", è una malinconica drammatica song che si snoda per quasi sei minuti con il reading di Michael intrecciato con la voce di Patti, "Cinderella Boy, You've Lost Your Shoe" prima dello splendido finale con Peter Buck a farla da padrone e Stipe che ripete "discoverer" come per ricongiungersi idealmente all'omonimo pezzo d'apertura e per creare un ideale loop di 40 minuti.
In conclusione i R.E.M. hanno confezionato l'ennesimo disco che non deluderà e non entusiasmerà nessuno, forse era proprio questo il loro obiettivo: con un pò di coraggio in più sarebbe risultato più originale anche se questo aggettivo forse non è proprio appropriato quando si parla di Stipe e soci. E' tutto per ora in attesa di altre voci dal coro.
Ricardo Martillos



N.d.R.: dato che  questo post ospita recensioni che rappresentano  opinioni diverse sul disco  - evento, i giudizi espressi tramite la spunta di uno dei quattro quadratini non sono piu' chiaramente attribuibili nè a una delle recensioni nè a una delle opinioni. Vi invitiamo quindi, se volete esprimervi  in proposito, a inserire  un parere per esteso sottoforma di commento, usando quindi la funzione 'posta un commento'

4 commenti:

The musical box ha detto...

Ho sempre pensato che la musica dei R.E.M. suoni complessa e semplice allo stesso tempo.
Loro vanno avanti senza tante rivoluzioni eppure sono sempre pronti ad emozionarci e a catturare la nostra attenzione.
Proprio in questo momento sto ascoltando il nuovo lavoro.
Sono senza dubbio tra le più grandi rock band di tutti i tempi.

Pasquale ' wally ' Boffoli ha detto...

Michele Passavanti vero? Ti ringrazio di farmi compagnia: siamo gli unici due (o quasi) caro Michele ad aver apprezzato questo nuovo lavoro dei REM che é stato DISTRUTTO dai collaboratori di DISTORSIONI!

The musical box ha detto...

Si, sono io Wally.
Sai l'unica cosa che "non mi piace" di Distorsioni è questa sorta di accanimento verso il garage rock.
Sembra che tutto quello che non è garage non sia buono.
Mi collego anche alla questione jazz.
Come si può dire "il jazz...che palle !"
Come hai potuto constatare io ascolto di tutto.
Perchè ogni cosa trasmette emozioni diverse dalle altre.
Il garage non potrà mai trasmettere ciò che trasmette il jazz, il suol e così via.
Poi forse non sarà un capolavoro quest'ultimo dico dei REM ma sicuramente merita la sufficienza.

aldo ha detto...

Q Michele,
Non credo che Distorsioni sia poi cosí "garage"...infatti tutt'altro direi! Che sia la musica favorita di alcuni sicuramente peró mi sembra ben lontano da essere un sito dedicato al garage.
Te lo dice uno che preferisce di gran lunga i Wylde Mammoths ai REM...che peró adora My Favorite Things di Coltrane o l'album di Mayo Thompson per nominare solo due dischi che non siano garage. Sicuro che avrai poi visto che c'é sempre piú diversitá su Distorsioni. Un abrazo.

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