giovedì 17 marzo 2011

CODEINE: "Frigid Stars" (Aug 1990, Sub Pop)

A volte, dopo un lungo dibattimento interiore, mi decido ad aprirmi alle nuove sonorità e così ascolto qualche giovane band della quale si parla (e si scrive) tanto bene. Devo ammettere che spesso e volentieri resto sorpreso di fronte alla qualità delle proposte che spiccano nell'odierno panorama underground. Noto una crescente preparazione tecnica ed una ricchezza di suoni e soluzioni davvero notevole.
Ma se penso ai dischi che hanno sconvolto per sempre la storia del rock, la mia (personalissima) lancetta dell'orologio del tempo si è fermata all'anno di grazia 1990. Le uscite discografiche di quella favolosa annata dovrebbero essere materia di studio obbligatoria per tutti gli appassionati di indie rock. Mi riferisco quindi a qualcosa che resta lì, piantato in mezzo ad un prima e ad un dopo. Parlo di spartiacque, di album epocali come "Spiderland" degli Slint e "Nevermind" dei Nirvana, tanto per dire. E come "Frigid Stars" dei Codeine. Un album che, giustamente, viene citato come il capostipite del genere slo-core ma che è anche molto di più. Potremmo tranquillamente parlare di evoluzione del rock acido attraverso una sorta di minimalismo atmosferico della musica, qualcosa che trascende il concetto stesso di rock. Possiamo davvero ancora chiamarlo rock? Per certi aspetti sì. I Codeine sono in fondo un trio chitarra-basso-batteria e il loro stile non nasce dal nulla, ma i riferimenti musicali sono piuttosto indefinibili.
Certo, vengono in mente i Galaxie 500, l'austerità di alcune band dell'avanguardia newyorchese, una sorta di spiritualità tra il "freddo" ed il gotico che può far pensare ad alcuni lavori di Nico ma siamo molto lontani da una precisa definizione. Le atmosfere depresse, il rimbombo del basso, i colpi quasi sordi della batteria, le dissonanze, la voce da litania, l'atmosfera notturna fra la veglia ed il sonno, le ballate malinconiche al rallentatore, tutto questo si snoda lungo "Frigid Stars". Inutile descrivere separatamente i pezzi, tutti quanti cantano una sola cosa: la sconfitta della propria esistenza, lo scorrere monotono e insensato dei minuti. Qualcuno, anche nel rumoroso mondo del rock, doveva farlo no?
Andrea Fornasari
Tracklist
01 D
02 Gravel Bed
03 Pickup Song
04 New Year's
05 Second Chance
06 Cave In
07 Cigarette Machine
08 Old Things
09 3 Angels
10 Pea

4 commenti:

Francesco ha detto...

Sto ascoltando ora, non conoscevo nè la band nè il genere ed è davvero una bella sorpresa!

paolo ha detto...

grande disco quasi come spiderland degli slint, del genere sono ottimi anche i calla più recenti nel loro primo disco.

Pasquale ' wally ' Boffoli ha detto...

Castignani sei? Grazie per il tuo commento

Anonimo ha detto...

Un disco molto bello. Per chi non conosceva il genere consiglierei pure i Come ed i Cell

SDH

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