mercoledì 26 gennaio 2011

1-2-3-4 SHOREDITCH Festival (July 24th 2010 - London): Bo Ningen, Silver Machine, Comanechi, Fucked Up, Veronica Falls ...

Fa tanto freddo in tutta Italia (e chissà ancora per quanto): abbiamo pensato bene di proporvi la cronaca (stagionata) di Myriam Bardino di un festival estivo londinese tenutosi nel luglio del 2010, e di regalarvi un pò di sole, cielo e notte inglesi. Ne approfittiamo anche per fare la conoscenza ed ascoltare alcuni interessanti nuovi 'acts' internazionali, dei quali alcuni stupefacenti: occhio ai links ipertestuali! (Wally)

L'azzurro acrilico del cielo e l'odore dell'erba essicata dal sole.
Questo e' quello che mi viene in mente quando ripenso al festival 1-2-3-4 della scorsa estate nel parco di Shoreditch, un quartiere all'est di Londra.
A mezzogiorno, ci sono venti persone davanti al palco centrale: "1234 Converse". Converse? Si l'evento e' sponsorizzato da Converse e da Jagermseister. Non possiedo un paio di "chucks" e non bevo Jagermeister. Perche'? Non so perche', sono fatti miei e nemmeno Raz Deagan riusci' a convincermi negli anni '90.
Sul palco un delirio musicale regalato dagli Action Beat, un collettivo inglese d'improvvisazione punk-noise. Tre batterie, due bassi e due chitarre. Il festival inizia nel migliore dei modi. Dalle due del pomeriggio alle quattro, devo essermi distratta e improvvisamente arrivano gli S.C.U.M. L'entusiasmo delle giovani ragazze che mi stanno accanto e' sicuramente scaturito dal bel tenebroso Thomas Cohen, un incrocio tra Brian Moloko e Nick Cave. Anche se musicalmente mi fanno venire in mente i Placebo, c'e' qualcosa di insanamente piacevole in questo gruppo. E' l'ora delle Dum Dum Girls, una delle ultime rivelazioni Sub Pop che oltre ad avere sei gambe notevoli, e' un gruppo che ha trovato un equilibrio interessante tra le Bangles e Siouxsie and the Banshees. Il sole mi sta dando alla testa. Dal palco Converse, mi sposto al palco Rough Trade dove i Comanechi offrono un set esplosivo, molto punk-noise. Duo composto dalla fenomenale giapponese Akiko (voce e batteria) e dal chitarrista Simon Petrovich. In questa occasione sono coadiuvati da un altro batterista. Anche Jim Sclavunos, in mezzo al pubblico, accanto a noi, sembra apprezzare il set e si gratta piu' volte la barba in segno di consenso.
Si passa ora al tendone Artrocker dove si esibiscono un gruppo di donnine che convincono solo per le loro vesti trasparenti e succinte: le Trush Metal. Musicalmente e femministicamente da dimenticare. Passo davanti allo stage Converse mentre Peter Hook ripropone pietosamente "Unknown Pleasure" davanti a un pubblico in delirio, per me senza motivo. L'idea mi fa ribrezzo e appena incalza Love will tear us apart, un brivido mi percorre la schiena e trovo rifugio dai Toes che mi riconfortano con il loro ska intramontabile. Mi pento ancora di non aver visto i Rolo Tomassi, ma la fila era lunga, il caldo insopportabile e ho preferito rinfrescarmi dalle Vivian Girls con il loro pop leggero e delicato per una mezz'oretta.
Infatti dalle 8.30 pm alle 9 pm sono davanti al palco Converse dove si esibisce il supergruppo dei Silver Machine: Bobbie Gillespie, Gene Matlock e Zak Starkey (figlio di Ringo Starr) con delle cover strepitose dei classici del rock tra cui I want you dei Troggs, Psychotic Reaction dei Count Five per chiudere in bellezza con Action Woman dei Litter con un delirio generale del pubblico ma soprattutto di garage-punk fans con gli occhi e le orecchie fuori dalle orbite.
Solo dieci minuti dai Veronica Falls che non mi convincono per niente e dopo avere diviso una pizza con i miei vicini mi butto di nuovo sul palco centrale dove ha gia' iniziato il gruppo di hardcore punk canadese, Fucked Up. Il cantante Pink Eyes, non esita a fare stage diving, a spogliarsi e ritrovarsi in mutande dopo solamente due pezzi. Energia e sana pazzia come non se ne vedeva da tempo. La sera sta calando. Dopo nove ore di musica, sono allo strenuo delle forze. Evito i These New Puritans che dovranno abbandonare il loro set per problemi tecnici e mi dirigo verso il palco Artrocker per assistere a quella che sara'la rivelazione del festival: Bo Ningen. Un gruppo di minuti capelloni giapponesi che hanno trovato l'annello musicale mancante tra Black Sabbath e Sonic Youth: lo show e' eccezionale. I corpi dei musicisti che si contorcono sugli strumenti, riti satanico-musicale e i volti dei presenti in completa estasi come Faris Badwan degli Horrors, in fondo alla sala. Non sorprende neanche un po' che la rivista Mojo abbia recentemente scritto “Bo Ningen, quite probably the most exciting young band in London right now".
Ancora vacillante da questa assurda esperienza noise-psichedelica mi dirigo verso le giostre per scambiare le ultimi opinioni sul festival con i pochi superstiti. E' notte, i cancelli del parco si chiudono ma la notte degli aftershows del festival e' solo all'inizio.
Myriam Bardino

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