giovedì 20 ottobre 2011

UMBERTO PALAZZO: “Canzoni della notte e della controra” (Release Date: 20 Ottobre 2011, Disco Dada/Venus)

# Consigliato da DISTORSIONI

Finalmente il primo -attesissimo- lavoro solista di Umberto Palazzo. Un titolo che già dal 2009 stava circolando tra i ben informati che tentavano di carpire notizie circa le attività del Santo Niente ed il side project de El Santo Nada. Ed eccolo arrivato questo “Canzoni della notte e della controra”. Un lavoro intimistico e lungamente elaborato che mette in luce l’essenza più sublime e ineffabile
dell’evasione mentale, il magma incandescente che dà forma ai sogni variandone continuamente la forma. La notte e la controra sono infatti le fasi di otium in cui il corpo riposa e la mente è lasciata libera di fluire. Ci si può perdere nel torpore di un vuoto, cullarsi d’attesa o predisporsi a nuove aperture che prima di essere contagiate dalla realtà vengono impregnate di cuore e poesia, dal calore della fantasia. La controra è un termine dialettale molto più usato al sud e ci riporta alla siesta dei contadini in mezzo ai campi, in armonia con la terra e la natura.
I suoni che caratterizzano l’album ritrovano tutto il gusto di questa primordialità verace: percussioni con strumenti improvvisati, assenza di distorsioni o costruzioni eccessive ed elaborate. Insomma impatto sanguigno, ricerca di vibrazioni ed emotività rese da un canto pulito, diretto, intenso. Una sintesi alchemica perfetta tra le intuizioni manifeste nel lavoro de Il Santo Niente “Il fiore dell’agave” (Black Candy 2005) dove la psichedelia divagava in spleen rarefatti e impalpabili e l’atmosfera di folk intorpidito, da gringo morriconiano, presente nell’esordio del Santo Nada “Tuco” (2010 – Autoprodotto). Ne viene fuori un quadro astratto e inintellegibile che tenta di rileggere arte e rock fuori dallo spazio e dal tempo. Terzetto nella nebbia sono rievocazioni torbide e languide a cui fa da contro eco la bella voce di Sandra Ippoliti e l'impiego del modular moog.

Favole disincantate, ballate oscure scandite da ritmiche tribali, riverberi visionari e flash che rievocano Nick Cave e Calexico: La luce cinerea dei led.
Tying Tiffany che, come già nel disco tributo “Generazioni" (Mag Music -Disco Dada 2011), presta il suo canto gotico e crepuscolare nell’onirico Acchiappasogni. La controra è l’unico pezzo che si avvale della batteria, suonata in una vecchia registrazione da Gianluca Schiavon e sovra incisa. Cafè chantant con Luca D’Alberto alla viola è un omaggio in sintesi alla musica popolare nostrana che si sublima in eleganza e passione.
Svariate influenze posate morbidamente come velature sopra colori ad olio per dare profondità a paesaggi indefiniti e surreali che sono reconditi e familiari allo stesso tempo, che si dipanano nei meandri delle nostre menti come in un dormiveglia. Ricordi, radici, avanguardia, ricerca, sensorialità, originalità: c’è tutto in questo disco. La marcia dei Basilischi ci porta ad oriente, sa di sirtaki e serenata di mandolino al chiaro di luna. La chitarra acustica ed i cori de La luce del mattino, le strumentazioni atipiche in Metafisica e Aloha; una sospensione languida tra suonatori mariachi ed echi surf direttamente dai film di Tarantino. Entriamo nelle amenità della canzone cantautorale più raffinata, in un pre-rock istintivo e viscerale, nella catarsi della manifestazione espressiva che tutto placa, tutto riordina, tutto armonizza, come nella più naturale delle evoluzioni. Umberto Palazzo ci offre l'apice della sua maturità artistica con un disco senza asperità, dolcemente malinconico e depurato da ogni rabbia che ci fa pensare ad un approdo dopo travagliato vagare. Un regalo che è valsa la pena aspettare.
Romina Baldoni

Disco Dada/Umberto Palazzo

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