venerdì 23 settembre 2011

DAVE ALVIN: “Eleven, Eleven” (release date: 20 giugno 2011; Yep Roc Records)

# Consigliato da DISTORSIONI

Rieccolo qui, il vecchio Dave Alvin, classe di ferro 1955, una vita fa colonna portante, come, ma forse più del fratello Phil, dei rock'n'rollers Blasters, abbandonati nel 1986 per una carriera solista dalle alterne fortune, ma sempre nel solco della musica tradizionale americana, dal rock'n'roll al blues, al country in tutte le sue mille incarnazioni. "Eleven, Eleven" come undici: undici album solisti, undici pezzi nel disco, undici anni dall'inizio del ventunesimo secolo.
Niente di esoterico, quindi, proprio come la musica contenuta in questo lavoro, che spazia, appunto, dal tex-mex al blues urbano, sempre sorretta però dalla sincerità e dalla verve di questo onesto artigiano della musica, uno che suona per campare, ma lo fa con grande classe. Il video del primo pezzo Harlan County Line ci mostra Dave con il suo gruppo (The Guilty Ones, i colpevoli, gran nome!), cappellaccio di paglia, le rughe e l'aria di chi ne ha viste tante, e avrete capito cosa aspettarvi da questo disco. Un lavoro che, sia chiaro, mantiene tutte le promesse, sia quando ci racconta la triste storia (vera) di Johnny Ace, giovane astro nascente del rock'n'roll morto giocando alla roulette russa, il tutto a tempo di saltellante country blues (Johnny Ace Is Dead), sia quando si intenerisce in ballate strappalacrime a base di pedal steel (Black Rose Of Texas) o in stile tex-mex, con tanto accordèon (No Worries Mija, storia dolorosa di immigrazione dal Messico).
Oppure quando fa il verso allo zio Bo Diddley (Run, Conejo Run), o quando ci racconta le avventure di un operaio metallurgico alle prese con le lotte sindacali (Gary, Indiana, 1959), con un boogie fulminante a base di piano honky-tonk e con un assolo di chitarra per definire il quale mi sento di scomodare la memoria del grandissimo Albert Collins.
E, già che ci siamo, come non citare l'ironico duetto con il fratello Phil (What's Up With Your Brother), nel quale i due si sfidano alla chitarra, chiedendosi come mai tutti chiedono loro “qual è il problema con tuo fratello”, la ballatona nostalgica (ci racconta di un amore giovanile del nostro) Manzanita, che ospita la voce di Christy McWilson, l'oscura Dirty Nightgown, un rock-blues in cui la voce di Dave rivaleggia in profondità con gli accordi del suo chitarrone. Alla fine, perchè non spendere due parole anche per i due pezzi non ancora citati, la lunga ballata elettrica Murietta's Dead, storia di una specie di Robin Hood messicano e la conclusiva Two Lucky Bums, episodio minore, ma caro all'autore perchè in duetto con l'amico scomparso Chris Gaffney, che recita così: "abbiamo inseguito gli stessi vecchi sogni/per una strada senza fine/e, se ne avessimo la possibilità, vecchio amico/so che lo faremmo ancora". Per me, un gran disco.


Luca Sanna


Dave Alvin, in una rara foto qui a destra, nel 1980, nel backstage di un concerto dei Blasters allo Starwood nightclub di Hollywood: insieme a Lux Interior e Poison Ivy dei Cramps, e il giornalista/singer/dj Phast Phreddie Paterson

Yep Roc Records/Dave Alvin

Dave Alvin





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