sabato 28 maggio 2011

PHANTOM BUFFALO CEMENT: "Cement postcard with owl colours" (2011, Microcoltures\Socadisc records)

Quando la migliore anima indie incontra l'atmosfera giusta può anche succedere che ci sia un piccolo capolavoro pieno di magia e talento dietro l'angolo. I Phantom Buffalo Cement ne sono l'esempio, c'è un po' di tutto dentro questo magnifico calderone di maestosa psichedelia indie rock; ci sono umori, sapori e cantilene tipicamente Beatlesiane, c'è la dolce malinconia che sale piano piano fino a decollare, come in Bad Disease, dove la voce che si nasconde dietro ad un sipario di pennate piene di echos, si presenta al pubblico con un vestito elegante e delicato, quasi a sussurrare melodie che diventano foglie trasportate via dal vento in un luogo lontano.
Con Frogman ci si tuffa in una rilassante sinfonia pseudo-pop dove la voce in falsetto regna sovrana a rincorrere tele di arpeggi che invadono l’anima. Una bella lezione di indie-style tutto da scoprire, un’ancora di salvezza musicale per cuori solitari e girovaghi notturni, 12 terapeutiche tracce che disintossicano da tutto il resto che ci circonda passando direttamente dal cuore. I bring the sunshine and nightmares lascia una piacevole ventata di dolci rullate condite da una chitarra limpida e delicatamente sfiorata da un tremolo che crea l’atmosfera giusta al momento giusto. Sul finire la mastodontica Goliath tales dà la buonanotte al circo colorato che ripiega lentamente i suoi tendoni per rimettersi in cammino verso strade sconosciute a noi comuni mortali, una litania spettrale, un sogno ad occhi aperti da cui è impossibile staccarsi; i Phantom Buffalo Cement rielaborano un certo tipo di tradizione pop con una precisa e puntuale dinamica indie che rende questo disco un piccolo gioiello di estrema ed indecifrabile semplicità strumentale, nonchalance e raffinatezza, armi che si usano spesso in questo viaggio sonoro, l’arte di fare una cosa strana come se fosse normalissima e niente di più. Tutto fila liscio in questi interminabili minuti di pura ecstasy sonora, dove i vari strumenti si amalgamano alla perfezione sincronizzandosi con una puntualità quasi maniacale, una giusta lezione di come usare nel modo corretto il concetto di indie-rock. Un bel disco, una bella spremuta musicale di psichedelica e saggia poetica pop, un falsetto che rievoca un tramonto farcito di trame chitarristiche ben curate e ben suonate, affascinante come una bella cartolina da ammirare, magistrale.
Luca Fiorucci
Greenstar Botanical Airway
Microcultures

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