martedì 24 maggio 2011

THE KILLS: “Blood Pressures” (2011, Domino Records)

Bluesy punk duo’, così sono stati tra l’altro etichettati The Kills negli ultimi nove anni – dal loro debutto del 2002, l’Ep “Black Rooster” - un pò dappertutto, anche da Heather Phares nel più che attendibile sito online AllMusic. VV aka Alison Mosshart (vocalist/guitarist) ed Hotel aka Jamie Hince (drummer/guitarist/vocalist), duo nato nel 2000 da un improbabile scambio postale di nastri tra la Florida – base operativa di Alison – e Londra – quella di Jamie - avevano comunque ampiamente giustificato quella definizione di comodo parecchio approssimativa con un debutto sulla lunga distanza tutto anglosassone, “Keep Your Mean Side” (2003, Rough Trade) denso di richiami sulfurei all’atavico blues del Mississippi e di vaneggianti corde ‘slide’. Già nel suddetto EP avevano omaggiato un maestro nello sconvolgere antiche radici come Captain Beefheart coverizzando la sua Dropout Boogie. Il loro merito maggiore comunque risultava aver esaltato subito – anche se preceduti dai due White Stripes che avevano iniziato a sperimentare in sottrazione già dal 1997 - degli efficaci moduli di minimalismo espressivo a due in bassa fedeltà: che negli anni successivi siano diventati una formula archetipa, sfruttatissima in ambito internazionale con risultati alterni non è un mistero per chi sta dietro alle cose del punk-blues. The Kills non hanno dormito invece sugli allori, approntando nei due lavori successivi, “No Wow” (2005, Domino) e “Midnight Boom” (2008, Domino) tutte le possibili variabili che quell’ottica minimalista offriva, come l’accentuazione seriale della componente percussiva, un uso trasversale delle voci di Alison e Jamie su scarne (a volte scarnissime) basi armoniche e melodiche, la visitazione inquietante di locations emotive brulle e desolate, con risultati a volte eclatanti.
Il nuovo lavoro “Blood Pressures” pare voler recuperare ed aggiungere ciò che VV e Hotel avevano sottratto in otto anni e non convince, rinnegando la vocazione minimalista che li aveva così bene caratterizzati: si cerca il riff elettrico ad effetto (e lo è solo per i primi due ascolti) che introduca con impatto le song, e poi le si costringe in formule e sviluppi melodici standard molto più accessibili dei passati lavori, probabilmente parecchio più atti ad una fruizione ‘pop’olare. E' questa, in “Blood Pressures” , la finalità ultima del duo, divenuto a quanto pare dalle cronache definitivamente 'hype'? Se Future Starts Slow e Satellite, l’EP e il singolo tratti da “Blood Pressures”  riescono ad affascinare e risultare freschi ed intriganti anche dopo ripetuti ascolti, il resto del nuovo disco fallisce più o meno clamorosamente nel tentativo reiterato di rimpolpare la materia musicale, cadendo prima di tutto nella trappola di stralci di liriche e linee melodiche ripetute ossessivamente con magri risultati. Ad addurre validi argomenti ispirativi alla fine resta Last Goodbye, l’unica song di “Blood Pressures”  a riproporre, complici questa volta pianoforte, archi sintetici e ‘tiro’ romantico, lo splendido isolazionismo dei migliori episodi dei precedenti album.
Wally Boffoli
Domino Records

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