sabato 25 dicembre 2010

CELLETTI - ROEDELIUS: “Sustanza di Cose Sperata” (Transparency, 2009)

Difficile di fronte ad opere come questa per il recensore (o scrittore) rimanere freddo ed imporsi un coté prettamente critico-informativo : basterebbe scrivere che un talento pianistico-classico tutto italiano, ormai acquisito, come Alessandra Celletti (anche compositrice, incide dal 1994) conosce online (attraverso un social network) Hans-Joachim Roedelius, 75enne musicista tedesco oggi tra i maggiori esponenti della musica elettronica-sperimentale, nonché pioniere della stessa scena sin dall’ormai lontanissimo 1970 (“Klopfzeichen” con Dieter Moebius e Conrad Shnitzler per la Schwann Records).
La loro amicizia e frequentazione, maturata anche attraverso la partecipazione della Celletti (su invito di Roedelius) nel 2007 al ‘More Ohr Less’ festival da lui organizzato, partorisce “Sustanza di Cose Sperata” o se preferite “The Essence Of Desired Things” o “Von Der Stofflichkeit Erhoffter Dinge”, opera incisa nel 2009 per l’etichetta nord-americana Transparency, messa a punto tra Roma e Baden in Austria: 15 brani, un’ora d’ineffabile musica trasversale in bilico tra splendidi picchi di pianismo classicheggiante ed evanescenti lunghi episodi di minimalismo ambient.
Ecco, basterebbero queste 1.031 battute (spazi compresi) a recensore e lettore frettolosi per liquidare Sustanza Di Cose Sperata, un disco come un altro: ed invece no, non si renderebbe assolutamente giustizia a questi brani che, superato lo scoglio/incognita del primo ascolto, si rivelano a successivi rendez-vous quasi una benefica malattia, una sorta di filosofia estetico-esistenziale; quella di rinunciare al martellante spossante dominio delle parole, per esprimere la levità ed al contempo profondità delle proprie emozioni attraverso l’universalità cromatica di un pianoforte e dei keyboards.
Sono questi gli strumenti cui si avvicendano Celletti e Roedelius, scambiandosi con assoluta democraticità di volta in volta il ruolo di voce conduttrice (il pianoforte) e quello di partner/rifinitore atmosferico tramite synths, keyboards e sounds ricondotti sempre a splendida levità minimalistica: funzione quest’ultima assolta principalmente da Roedelius, soprattutto nei quasi dieci minuti di Black & White, incantevole ineffabile dialogo tra i due musicisti ove trionfa la suddetta filosofia, veicolata dal preciso emozionante puntillismo pianistico della Celletti e mutuata dalla decennale sapienza ‘elettronico-ambient’ di Roedelius, artista prolificissimo che dopo aver marchiato con Cluster (con Moebius) ed Harmonia il periodo aureo della ‘musica cosmica’ tedesca nei ’70 ed ’80, ha continuato sino ad oggi una sua personalissima ricerca.
Il suo percorso artistico incrociò nei ’70 quello del grande stregone Brian Eno: con lui i Cluster incisero due albums importanti: "Cluster & Eno (1977)" e "After The Heat (1978)"; bastarono per imprimere nel dna e nelle acquisizioni stilistiche di Roedelius le intuizioni ambient dell’ex Roxy Music allora ancor embrionali.
In brani di Sustanza come Lilac ed Emerald invece l’estetica minimal-ambient trionfa; l’ombra di Eno si allunga avvolgendoli impalpabilmente (più timida nel resto dell’album), a tenergli compagnia solo vaghe rimembranze Satie: creazioni sonore impagabili che inducono (come Black & White) una trance magica della mente e dello spirito; ad occhi chiusi: ecco la maniera ideale per ‘attraversarli’ ottenendone il massimo beneficio. Forse solo nello stesso stato di trance la scrittura (io in tal caso) potrebbe assolvere degnamente il compito di descriverli.
Sustanza presenta comunque altri piani di lettura: quella classicheggiante, impressa eccelsamente in episodi come Purple, Orange, Rose dove è Roedelius a condurre le danze con pianismo sobrio ma ‘partecipato’; Rose, composizione dalla vena ‘patetica’ commuove nell’intimo.
Alessandra Celletti afferma il suo pianismo più ‘romanticamente’ incisivo ed ondivago in Green, Azure, Magenta: l’acme espressivo Alessandra lo raggiunge (a mio parere) in Turquoise, due minuti scarsi in cui l’anima si smarrisce davanti ad una dolcezza tanto ‘violenta’, ne rimane stuprata con grazia inusitata. Una meravigliosa ‘neo-classica’ del secondo millennio quella della Celletti, artista che nel corso della sua sfaccettata quindicinale carriera ha interpretato Satie, Philip Glass, Scott Joplin, Debussy, Ravel, Baldassarre Galuppi, affiancando, forse superandoli per intensità, analoghi collaudati registri espressivi quali quelli di Ludovico Einaudi e Giovanni Allevi.
Una ‘neo-classica’ che nel caso di Sustanza non esita a fondersi col linguaggio ambient-avantgarde di Roedelius, sortendo un lavoro di grande ‘visione’ ed afflato artistico; sperimentale: non credo sia un aggettivo fuori luogo.
Altre sorprese: la Celletti canta in Our North e Strecciatu I con assoluta essenzialità; Roedelius canta in tedesco Rilke, un testo dell’omonimo poeta Rainer Maria Rilke riuscendo miracolosamente ad ammorbidirne con la sua sapida interpretazione i toni gutturali; l’avvolgente sound-collage in Rilke è assicurato dai coniugi-artisti giapponesi Nagashima che suonano il Shakuhatschi (sorta di flauto orientale) e dal musicista italiano Fabio Capanni alla chitarra.
Asciutta e ricca di suggestioni nostalgiche (ectoplasmi di cabaret tedesco) la performance vocale di Roedelius in Strecciatu II, un suo poema su musica del compositore austriaco Michael Hutterstrasser.
“Sustanza di cose sperata” si congeda con una stupenda versione del brano di Brian Eno By This River: co-composto da Roedelius stesso e Moebius, inciso nel 1977 su "Before And After The Science". La quadratura del cerchio è compiuta: a cantarlo è Christine, moglie di Roedelius.
Fate vostra quest’opera: sarà per voi un antidoto perfetto ed infallibile alla paccottiglia sonora propinatavi dai media; ed avrete un fondamentale, commovente documento sonoro della 'musica contemporanea' di questo inizio terzo millennio.

Wally Boffoli

Celletti Roedelius Live

Celletti-Roedelius (TGR)

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