giovedì 13 ottobre 2011

LIVE EVENTS: "SUPERSONIC FESTIVAL" (21-22-23 Ottobre, Birmingham, U.K.) + INTERVISTA a JOHN RICHARDS (DIRTY ELECTRONICS)

Il Supersonic Festival che si terrà a Birmingham dal 21 al 23 Ottobre è da molte parti considerato uno dei migliori festival di musica indipendente al mondo. La particolarità del Supersonic a mio avviso è il
target: molti altri festival blasonati, come per esempio il Primavera Sound di Barcellona, spaziano tra mille generi tutti differenti e spesso antitetici tra loro, si ha l’impressione che siano 3 o 4 rassegne diverse mescolate per non deludere nessuno; il Supersonic è diverso, anche se si va dal kraut rock al free jazz, dal noise al folk, dal prog al doom metal, il Supersonic conserva una sorta di integrità attitudinale unica, un solo spirito in una moltitudine di corpi. Leggendo il programma di quest’anno sono rimasto colpito dalla line up (Alva Noto, Electric Wizard, Skull Defekts, Astro...) ma mi ha particolarmente sorpreso ciò che di collaterale ha il festival, per esempio la presentazione del documentario sui Karp (Kick All Redneck Pricks), band seminale del noise rock, meteora nella hall of fame del rumore a causa della scomparsa prematura del batterista della band. I documenti sui Karp si riducono ad un paio di riprese live amatoriali su Youtube, quindi come fan sono assolutamente di curioso di assistere a questa anteprima europea, se poi è all’interno di un festival musicale non potevo chiedere di meglio!
Un’altra iniziativa interessante è “Imperfect Cinema”, un workshop sulla registrazione e ripresa low-fi con camere super-8: verrà chiesto ai partecipanti di raccontare tramite il mezzo cinematografico la loro esperienza del festival, e per una volta non si tratta di applicazioni Iphone o videocamere di cellulari, si parla di tecnologia vintage, di pellicola, di obiettivi. Scopo è il creare un pubblico che non sia un passivo distributore di denaro ai chioschi della birra e che serva esclusivamente a far arricchire i pusher locali, il partecipante viene calato in un mood da happening, iniziato quasi sciamanicamente alla pratica dell’ascolto collettivo; fondamentale sotto questo aspetto è parlare di un workshop assolutamente interessante che è quello del collettivo Dirty Electronics: “Mute Synth”.
“Mute Synth” è una collaborazione tra il designer e musicista John Richards (Dirty Electronics) e la Mute Records: si tratta di un generatore di rumore/sequencer/pulser analogico che verrà realmente assemblato e suonato dai partecipanti al workshop, ancora una volta l’interattività la fa da padrona. Il circuit bending ovvero la pratica di modificare/assemblare circuiti elettronici in modo da far scaturire un suono distorto e sporco è una pratica che da qualche anno ha invaso la scena di noisers (e smanettoni) internazionale, ciò che è veramente interessante è come una label come la Mute abbia deciso di aprirsi a questo mondo e creare un suo strumento lo-fi/low-budget. Se il Monotron della Korg ci è sembrato un grosso passo avanti verso il “piccolo, economico e per tutti” il Mute Synth ci impressionerà sia per il suo design estremamente essenziale ed artistico che per il suo potenziale sonoro. Quella che segue é una mia intervista a John Richards, il genio che si nasconde dietro la Dirty Electronics e quindi dietro il “Mute Synth”.


Intervista a John Richards (Dirty Electronics)
NICK ZURLO (Distorsioni): Come è iniziato il progetto Mute Synth?
JOHN RICHARDS: Suonavo in un gruppo post-punk chiamato Sand e con Nic Bullen (ex Napalm Death e Scorn), contemporaneamente esploravo intensamente l’elettronica e creavo i miei primi dispositivi sonori. Ho iniziato a condividere questi progetti con un gruppo di persone in quelli che chiamerai “workshop”, questo ha creato un ambiente, un forum, per costruire e sviluppare Dirty Electronics. L’idea dei circuiti, stampati come opere d’arte, derivava dal tentativo di accelerare il processo di costruzione nei workshop in modo da lasciare più tempo alla concezione dell’oggetto ed all’esecuzione musicale. Ho dato un occhiata al “Cracklebox”, uno strumento “touch” sviluppato ad Amsterdam dall’azienda STEIM, ma c’era molto da fare per l’interfaccia grafica. La manifattura dei circuiti stampati mi ha impegnato per circa un anno, a volte non riuscivo a capire in che direzione andare. Le superfici dove viene sviluppato il circuito sono costruite a Leicester (Uk) e le ho progettate in stretto contatto con il gruppo di lavoro locale. E’ molto importante per me creare un oggetto che rimane essenzialmente artigianale, sebbene una parte del prodotto sia costruita in maniera industriale, gran parte viene assemblata a mano. Ho incontrato Daniel Miller della Mute Records nel 1997, quando venne ad uno dei primi concerti dei Sand, i Sand erano stati di recente pubblicati dalla Mute. Alla fine degli anni novanta persi i contatti con la Mute, potrei dire che abbiamo preso direzioni diverse, la Mute fu acquisita dalla Emi ed io ero totalmente impegnato nella scena musicale sperimentale. Quando la Mute di recente ha riguadagnato una sua indipendenza ho ricominciato a collaborare con loro. In un primo momento quest’anno sono stato contattato da loro per essere coinvolto nel “Weekender Mute” come parte dello “Short Circuit” alla Roundhouse di Londra.
Ci sono voluti circa otto mesi per pianificare l’evento e progettare il Mute Synth, ho fatto una serie di circuiti stampati/opere d’arte fra cui lo “Skull Etching” e il “Dirty Carter” (con Chris Carter dei Throbbing Gristle) da cui deriva il Mute Synth.

N.Z. (D.): “Controllo” e “casualità”, quanto questi termini hanno influito sul tuo lavoro e la tua vita?
J.R.: Si, controllo e non-controllo, indeterminazione, libertà, organizzazione e disorganizzazione, tutti questi termini sono al centro del mio lavoro. Questo non riguarda me e chiunque altro suona gli strumenti Dirty Electronics, ma come lo strumento suona te. Molta gente non capirebbe il perché costruire uno strumento musicale che non può essere completamente controllato, Ma trovo questo approccio di indeterminazione molto più interessante della musica, dell’arte e della vita in generale.

N.Z. (D.): Con le nuove tecnologie siamo di fronte ad un fenomeno di democratizzazione del medium: internet, i social network, ed ora anche gli strumenti musicali. Questo nuovo approccio basato sull’interattività ed sul “Do It Yourself” ci porterà verso una maggiore umanizzazione dello strumento musicale elettronico o viceversa?
J.R.: Si, io mi nutro di interazione creativa, ho davvero poco interesse nel creare un album tradizionale, ciò che m’interessa è qualcosa che può essere utilizzata ed esplorata da altre persone. Questo include oggetti, strumenti musicali ed estetica. Io progetto strumenti che saranno poi utilizzati da qualcun altro per fare musica, questa è una forma di democratizzazione.

N.Z. (D.): Quando vedremo Dirty Electronics in Italia?
J.R.: Mi piacerebbe molto portare Dirty Electronics per la prima volta in Italia, una volta feci un concerto al Cox 18 a Milano, fu uno show fantastico, mi piacerebbe molto tornare.
Nicola Zurlo

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