sabato 15 ottobre 2011

FUNGI GIRLS: “Some easy magic” (Release Date: 22 Agosto 2011, Hozac)

# Consigliato da DISTORSIONI

Il sound dei Fungi Girls spicca per due componenti primarie: la psichedelia di sapore shoegaze ed il surf rock degli anni ’60, due ingredienti che non è facile reperire nella stessa ricetta e che loro sono abili a bilanciare in parti uguali. Chitarre ora limpide e cristalline, effettate da quei riverberoni a molla che le famose Unit Fender valvolari dell’epoca hanno reso memorabili,
ma che sanno anche farsi più grosse e disturbate, confuse in clangori lo-fi, mentre con la sezione ritmica si rincorrono nell’inesauribile formula dei tre accordi. Melodie dolci-amare, malinconiche, cantate in maniera suadente ma allo stesso tempo distanti, ripetitive, ipnotiche. Contrariamente al nome, le “girls”sono tre maschietti provenienti da Cleburne paesino di periferia del Texas, tutti di età compresa tra i 16 e i 18 anni, tanto che è stato persino problematico per loro spostarsi per concerti fintanto che non hanno raggiunto l’età per guidare. Tutt’altro che solari, questi tre pallidi ragazzotti, fanno un uso della tavola da surf niente affatto convenzionale. Anziché solcare le pipeline del pacifico, si lasciano scivolare attraverso le pieghe del grigio velluto urbano e le paranoie adolescenziali che non risparmiano nessuna generazione. Dunque il Texas, lo stato che di questi tempi pare stia riscoprendo una seconda giovinezza psichedelica, con l’immancabile tappa fissa dell’annuale Austin Psych Fest in cui vecchie e nuove glorie aprono le porte della percezione per dare il benvenuto a quei suoni che fanno ormai parte di una tradizione. Quello che stupisce dei Fungi Girls, è che nonostante la giovanissima età e l’esposizione diretta a tutto il rigoglio musicale che li circonda, sono capaci di proporsi con un loro stile molto personale e ben distinto da tutto quello che finora ci è giunto da lì. Molto più pop ma per niente ruffiani, immediati e meno dilatati, assenti ma con i piedi per terra. La breve introduzione strumentale di Sabana breeze, tributo all’omonima misconosciuta sixties-psych leggenda locale, lascia subito spazio a Honey face dove una progressione di tre accordi piuttosto essenziale suggerisce una versione più timida dei fratelli Reid. Altrettanto essenziale la title track che surfeggia su stroboscopici flash in rapida sequenza trainspotting. Davvero degne di nota Lucie con la sua dolcissima linea vocale e Velvet Days il brano di punta che ha annunciato l’album, che si regge interamente su di unico riff, variandolo solo d’intensità. Le undici canzoni di “Some Easy Magic” che non superano i tre minuti, sfruttando pochi requisiti minimali si rivelano sorprendenti ognuna a modo proprio e fanno scorrere quest’album in una mezz’ora scarsa che lascia l’immediata voglia di riascoltarlo. Davvero un bell’esordio.
Federico Porta

Fungi Girls



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