domenica 9 ottobre 2011

dEUS: “Keep you Close” (release fate: 19 settembre 2011, PIAS)

La prima sensazione che si prova ad ascoltare questo album è un sentimento misto a frustrazione e rabbia. Rabbia che un gruppo così talentuoso abbia continuato a incidere nonostante l’inaridimento di idee musicali e abbia disonorato una carriera fino a qui brillante. Ho cercato di dare un senso a questo album, l'ho ascoltato e riascoltato, perché non pensavo che un gruppo che avevo tanto amato nel passato potesse produrre un disco cosi piatto e monotono.
Leggere canzoni pop senza mordente come Final Blast, Dark Sets in e ballate soporifere come Easy, Twice (we survive) rendono questo disco molto stucchevole. E nemmeno una produzione ineccepibile e la collaborazione con Greg Dulli (ex Afghan Whigs) aiuta. Un esercizio fine a sè stesso, un riempitivo per un contratto con la casa discografica. Due canzoni di questo album possono riassumere il sentimento che prevale all’ascolto di questo disco. The end of Romance (La fine dell’idillio) e Easy Second Nature (Compiacente seconda natura). Sembrerebbe quasi di ascoltare un altro gruppo se non fosse per la voce di Barman. Se non vi siete mai avvicinati al genio creativo dei dEUS dovreste provare a scavare nella loro prima discografia e ascoltare dischi come “Worst Case Scenario” (1993) e “In a Bar Under Sea”(1996) su etichetta Bang!Records. Sentire i primi dEUS era un fare un percorso pop tra folk, punk, jazz e prog rock. Non c’era un altro gruppo al quale si potevano associare. I dEUS agli inizi degli anni novanta avevano una propria identità e avevano portato una vena d’aria fresca e progressiva nel pop rock cosiddetto alternativo, con ritmi nervosi e incalzanti.
Le voci vibranti di Barman e Carlens che duettavano su quel ritmo impazzito e imprevedibile di chitarre, violino, basso e batteria rimarrà per sempre inciso nella nostra memoria. La dipartita di Carlens aveva lasciato dell’amaro in bocca ma “The Ideal Crash” (1999) il primo album sulla major Island, aveva riconfermato il genio dei dEUS anche se in una vena un po’ più elettronica. E poi vi fu la lunga pausa, durante la quale tutti i membri seguirono progetti diversi. Durante quegli anni Tom Barman portò le cover del suo connazionale belga Jacques Brel al Jazz Cafe a Londra e per l’occasione Stef Kamil Carlens salì di nuovo su scena con lui: per un momento si accesero i volti e si sperò in un futuro brillante per i dEUS. Dopo sei anni d’attesa ci fu l’annuncio di “Pocket Revolution” (2005) ma della line up originale era rimasto solo Tom Barman e il violinista Klas Janzoons. Una svolta pop per i dEUS, senza il loro mordente originale ma musicalmente un gruppo ancora di classe ed elegante, come sarà il caso anche per il loro disco successivo “Vintage Point” (2008). E poi? “Keep you close” (2011) (Tenervi vicino). Non vogliatene male ai dEUS, senza ombra di dubbio uno dei gruppi più importanti degli anni 90 ma se volete glorificarli andate a fare un salto nella loro vecchia discografia e stay away from “Keep you close” (State lontani da “Tenervi vicino”) per il bene della vostra lucidità musicale.
Myriam Bardino

Deus


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