venerdì 14 ottobre 2011

BAAP!: "Sweet Dreams, Baby!" (release date: 1 aprile 2011, Monk) + Intervista a Tony Cattano

Dopo una prima stesura di questo articolo mi é venuto qualche dubbio sulle influenze musicali che credevo di avere colto ascoltando quest'album. Avendo un rapporto di amicizia con Tony Cattano l'ho chiamato per esprimergli le mie impressioni. Mentre ne ha confermate alcune, di altre é rimasto incuriosito ma contento che possa averci trovato elementi ai quali lui proprio non pensava.
Ne é nata una piccola intervista informale che ho riportato in coda alla recensione (Aldo De Sanctis)

# Consigliato da DISTORSIONI

Un disco che non esito a definire cinematico questo "Sweet Dreams, Baby!", carico com'è di suggestioni provenienti da numerosi piani narrativi. Il quartetto capitanato dal trombonista Tony Cattano che si cela sotto l'onomatopeico BAAP!, propone infatti una sorta di concept-album poliedrico che trae spunto da sequenze cinematografiche, strisce fumettistiche e affabulazioni, oltreché da giganti come Mingus, Monk ed Ellington. Si potrebbe immaginare il disco come la colonna sonora della trasposizione cinematografica di un fumetto in bilico tra le avventure disegnate da Sergio Bonelli e quelle di Hugo Pratt. L'artwork suggerisce come protagonista il fantomatico Franco Ferguson, mentore di un intero collettivo di musicisti impro-jazz che porta il suo nome e padrino di numerosi incontri di boxe di improvvisazione (gli impro-ring che si tengono nella capitale). Questo chimerico personaggio è apparso anche al fianco di un pezzo di storia del jazz quale John Tchicai. Cominciamo l'esplorazione inoltrandoci nella trama di alcuni episodi. Dopo l'iniziale tema languido di Murnau's Love Chant che omaggia il regista di "Nosferatu" arriviamo al notevole Yeahlow che mette bene in luce la maturità dei quattro musicisti. Un bel groove portato dal contrabbasso di Roberto Raciti sul quale Maurizio Chiavaro disegna un drumming percussivo in continua evoluzione. Il tema è esposto all'unisono dal trombone di Cattano e dalla chitarra di Giacomo Ancillotto ed appare subito evidente la ricerca timbrica che i due musicisti hanno portato a frutto. A dare l'idea dell'affiatamento, lo svolgimento del solo di Cattano non è semplicemente contrappuntato dal resto della band, ma si sente forte l'intenzione che a dominare sia una sorta di forma libera ben calibrata, dalla quale emerge con forza il contributo delle invenzioni della batteria.

Passiamo ora attraverso la sognante Clouds Fill Up The Sky, attraversiamo New Orleans con il blues di Tricortine, incontriamo Monk, Mingus, il dixieland ed il free-jazz grazie a Outbound e, dopo aver nuovamente omaggiato Murnau, giungiamo a Sweet Dreams, Baby!. Altro momento davvero mirabile, la title-track possiede davvero una grande forza evocativa tanto che inizialmente si ha l'impressione di trovarsi immersi nella nebbia in una barca alla deriva, rapiti dalle campane che indicano una secca. Suggestioni a parte, il brano presenta nel suo svolgimento nuovamente quella forma libera Mingus-iana in cui trovano spazio grooves, temi e suggerimenti che sembra essere il punto di forza del quartetto. Altro salto in avanti: sfiorando le spigolature di Controluce, fermandoci per una breve sosta notturna a Poggio Romano per poi ripartire per il sud degli States ed incontrare l'Art Ensemble Of Chicago in Reggae Street Blues, giungiamo quindi alla fine del viaggio: Sand, sicuramente il più onirico tra i pezzi dell'album, se non addirittura quello più cinematografico. Astrattismi percussivi, bordone di contrabbasso, spleen chitarristico e il dramma narrato dal tema di trombone dispiegano lentamente i fotogrammi dell'ultimo atto, quello in cui il protagonista si risveglia sporco e bagnato con i vestiti laceri sulle sabbie della foce di un fiume che lo deve aver portato lì dopo una notte di orrori inenarrabili. Ancora vivo e quasi incredulo di esserlo, respira l'aria allargando le braccia come uscendo da una lunga e profonda apnea. "Sweet Dreams, Baby!" è buon cibo per l'immaginazione ed anche occasione per omaggiare molta tradizione jazz, mettendone a frutto gli insegnamenti senza spirito revival-istico ma anzi mantenendo sempre e comunque una solida spinta propulsiva verso una personalissima ricerca. Buon ascolto.

Aldo De Sanctis

Line-Up:
Tony Cattano: tombone
Giacomo Ancillotto: chitarra
Roberto Raciti: basso
Maurizio Chiavaro: batteria


... se telefonando ...


ALDO DE SANCTIS (DISTORSIONI): Levami qualche dubbio: Reggae Street Blues mi ha fatto venire in mente l' Art Ensemble Of Chicago
TONY CATTANO: Certo, come no. Tieni conto che come sigla finale degli incontri di impro-ring tutti i musicisti coinvolti suonano Strawberry Mango e sicuramente l'idea che l'Art Ensemble Of Chicago ha del reggae è presente in Reggae Street Blues. Nel brano ho voluto, però, anche una forte componente roots dato che mi piacciono molto bands come Skatalities e musicisti come Rico Rodriguez.

A: Yeahlow e Clouds Fill Up The sky sono brani contigui dove sembrano confluire sia Monk che Ellington
T: In verità c'è molto Mingus, che sai quanto stimasse Ellington. Ho provato a suonare alla "The Baron" che suona alla "Duke".

A: In Outbound ad un certo punto avviene una rottura che mi ha fatto tornare in mente Peter BrotzmannT: Brotzmann? Beh, non proprio, direi piuttosto che l'impennata, il furore che senti fa parte del nostro modo di suonare. E' un cambio di direzione, un modo che abbiamo per andare da un'altra parte senza sapere necessariamente dove arriveremo. Mi piace però che tu ci abbia sentito qualcos'altro.

A: Sand è forse il pezzo che preferisco. Onirico, evocativo e cinematico. E' azzardato accostare il modo che hai di suonare il trombone nel brano a trombettisti post-Davis come Erik Truffaz e Nils Petter Molvaer?
T: A dirti la verità non è che li segua molto, quindi non credo di esserne stato influenzato. Come dici tu il brano è cinematico ed intenzionalmente onirico e per creare questo tipo di atmosfera ho suonato note lunghe col trombone effettato.

A: Per finire, citi esplicitamente Friedrich Wilhelm Murnau, regista che oggi ricordiamo soprattutto per "Nosferatu" in un tema che ricorre spesso nell'album
T: Ho scritto Murnau's Love Chant come se fosse la colonna sonora di una scena di "Tabù", il film di Murnau girato alle isole Samoa. La scena mi ha ispirato molto: è quella in cui un uomo ed una donna amoreggiano in una barca. Canto d'amore per l'appunto. Per la melodia ho pensato molto anche alle arie di Puccini.

(intervista a cura di Aldo De Sanctis)


BAAP! @ Monk Records con preview dei brani



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