domenica 9 ottobre 2011

JOHNNY WINTER: “Roots” (Release Date: 27 Settembre 2011, Megaforce)

# Consigliato da DISTORSIONI

Le ultime notizie, amici ed appassionati che lo hanno visto in giro in concerto, lo danno ridotto male, al punto di dover essere accompagnato sul palco e ripreso alla fine dello show. Stiamo parlando di un maledetto chitarrista-cantante texano albino di 67 anni che ha inciso un numero imprecisato di albums dall’anno di grazia 1969, sempre all’insegna di un amore fiero ed indefesso per il blues più grintoso che si possa immaginare.
Anche Johnny mancava da uno studio di registrazione da parecchio, da quel 2004 che già lo vedeva incidere “I’m A Bluesman” (Virgin) dopo un altro lungo lasso di tempo. Già dall’emblematico titolo “Roots”, questo suo nuovo lavoro appare – quale effettivamente è a tutti gli effetti - come un tributo a Robert Johnson, Muddy Waters, Elmore James, Jimmy Reed, grandi maestri del blues del delta ed urbani cui il maestro texano deve praticamente tutto, come tantissimi altri chitarristi ancora in attività della sua e delle seguenti generazioni. “Roots” inaugura anche il suo contratto con la Megaforce, e per l’occasione Winter fa le cose in grande attorniandosi e facendosi coadiuvare negli 11 brani della raccolta da nomi illustri della scena blues e rock americana: Sonny Landreth, Jimmy Vivino, Warren Haynes,Frank Latorre, John Popper, Vince Gill, Susan Tedeschi, Derek Trucks, Paul Nelson, John Medeski. La tracklist è ultraclassica, da Got My Mojo Workin’ a Dust My Broom (con la slide di Derek Trucks in gran spolvero), da Maybellene a Done Somebody Wrong (Warren Haynes alla slide, la ricordate interpretata dall’Allman Brothers Band?). In primo piano una lenta Last Night da brividi, che lo vede tirar di fioretto, sempre ispiratissimo alla solista, con John Popper, funambolico (forse anche troppo) armonicista dei Blues Traveler; Bright Light Big City, dove il nostro duetta alla voce efficacemente con Susan Tedeschi; la strumentale Honky Tonk di (Clarence "Gatemouth" Brown) con un pimpantissimo solo di sax dell’altro inossidabile Winter, brother Edgar.
E così, a dispetto delle suddette notizie sparse giunteci all’orecchio, ci troviamo di fronte ad un anziano artista che non demorde, confezionando un maturo e godibilissimo album di texas blues, con qualche immancabile, splendida variante rhythm and blues (Short Fat Fannie, la migliore performance solista di Johnny in Roots), ma che certamente non slitta di un millimetro dai canoni ultra-acquisiti del genere: se riuscirà a piacere sarà proprio per questa sua ortodossia. Johnny si congeda con una sentitissima e grintosa interpretazione della lenta gospel-song Come Back Baby, quasi a rievocare l’indimenticato Ray Charles che la rese celebre; ciliegina sulla torta una vibrante performance organistica di John Medesky.
Wally Boffoli

Megaforce/Johnny Winter








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