lunedì 18 luglio 2011

LIVE REPORT: Arcade Fire, Arena Civica, Milano, 5 Luglio 2011

E’ arrivato, un po come nella saga di Terminator: il giorno del giudizio è arrivato, sotto un sole cocente eccomi giunto al giorno “del concerto”. Lo aspetto ormai da mesi questo evento ed eccomi dentro l’Arena di Milano che quest’anno ha in palinsesto all’interno del Milano Jazzin Festival, diverse cose molto interessanti. E allora si inizia intorno alle 19.40 con i primi supporter, gli emergenti australiani Cloud Control che per una mezz’ora circa intrattengono piacevolmente un pubblico ancora in afflusso e un po’ distratto.
Alle 20.30 circa è il turno dei White Lies: la band inglese di recente passata da noi per alcune date ritorna come spalla e devo dire che mi conferma l’impressione che ho avuto sul disco, non male ma non convincono e, soprattutto, forse la serata non era esattamente “in tema” con il loro genere.
Nel frattempo passano le volontarie di “Partners In Health” la causa sostenuta dagli Arcade Fire per la ricostruzione del paese devastato e per i quali i nostri donano ad ogni concerto un Euro a spettatore e non possiamo certo non sottoscrivere. Ma eccoci arrivati alle prime luci della sera come direbbe Nick Carter, siamo alle 21.45 e il numero di zanzare è impressionante quanto il numero di spettatori che gremiscono l’arena, quando il palco inizia a proiettare un film con immagini tratte dal video di The Suburbs, ed è già entusiamo generale. Poco dopo arrivano i nostri e l’attacco di Ready to start ti fa già capire che stai per assistere a qualcosa di unico. L’acustica è ottima anche se il volume generale è più basso di quello che questo concerto probabilmente richiederebbe ma siamo pur sempre in centro a Milano e bisogna far riposare chi lavora. Si prosegue senza sosta, Keep the car running, No cars go e Haiti si susseguono in maniera decisa per arrivare ad una inaspettata My body is a cage con Win al piano in una versione oscura e a dir poco straziante. Ma non c’è tempo per godere del momento che l’estasi ti riassale con il doppio passo di The Suburbs e Month of May. Tralasciando di citare tutti i pezzi eseguiti in rigoroso ordine, arriviamo alla ultima doppietta Power Out e Rebellion dove il suono si fa trascinante e coinvolgente, per un pubblico già molto partecipe grazie anche ad un Win Butler che non risparmia saluti e ringraziamenti anche in uno stentato italiano (ma almeno lui ci prova al contrario di altri artisti passati da noi e che neppure si sono degnati di un “Good Evening”). Finito il set attendiamo gli encore e siamo subito accontentati con Wake up e qui mi tocca aprire una parentesi perché all’attacco degli “Oooo ooo uooo ooo ooo” il pubblico compie la sua catarsi dell’anima e si lascia andare come liberato in un canto unico insieme ai membri del gruppo, il tutto proiettato sul grande megaschermo alle spalle dei nostri e il tutto mentre un colossale groppo alla gola mi assale. Si conclude, e questa è forse l’unica nota un po’ stonata della serata (ma stiamo proprio cercando il classico pelo nell’uovo) con una troppo leggera Sprawl II cantata dalla straluccicante moglie di Win, Régine Chassagne che non credo meriti il posto di closing song, specialmente dopo la devastazione del brano precedente e con Win che mentre ci saluta ci ricorda che il cibo italiano è il migliore dell’universo (ok, è banale ma, d’altronde è anche vero). Che dire? Questa, signori è una band che se su disco può, a volte, risultare magari monotona, dal vivo porta in giro il miglior show che possiate vedere!
Sarà per la presenza scenica di un po’ tutti i membri della band, sarà per il continuo scambiarsi gli strumenti tra di loro, oppure perché l’intensità di un concerto di un’ora e mezza è sempre altissima e porta ad una risposta del pubblico di pari passo, ma questa è una considerazione definitiva. Certo, il set è un po’ corto visto il repertorio del gruppo e visto che ora l’asticella li ha portati a giocarsela con i nomi di maggior spicco del panorama rock mondiale, e al di sopra di parecchi centimetri a molte bands attualmente in circolazione osannate dalla critica, ma sono sicuro che risolveranno anche questo. Sono le 23.15, sto uscendo dall’Arena e mentre discuto con alcuni amici sulle impressioni generali mi rendo conto che un pensiero mi passa per la mente in continuazione e cioè il poter dire un domani “Io c’ero” , perché è questo che tutti i presenti potranno ricordare, una serata dove la felicità e l’emozione hanno toccato punte altissime e dove finalmente ci siamo sentiti liberi da tutto. Questo sono oggi gli Arcade Fire, musica per l’anima e per il corpo, ricordatevelo e andateveli a vedere alla prima occasione perché un domani ai vostri nipoti potreste voler raccontare di quella sera in cui, ad un concerto, vi siete sentiti come mai prima di allora.
Ubaldo Tarantino

Foto e Video ipertestuali di Ubaldo Tarantino

Arcade Fire - Live @ Milano 5/7/2011:
Neighborhood #1 (Tunnels)
My Body is a Cage

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