domenica 12 giugno 2011

ROYAL TRUX: "Drugstore Cowboys", 1988 - 2002

Mi piace pensare alla musica dei Royal Trux come ad un frullatore dentro al quale vengono prima triturati e poi amalgamati i più svariati nomi dal summit storico-enciclopedico del rock e non solo. Riesco anche a intravvederli nel bel mezzo del loro processo creativo: un enorme sacco contenente centinaia di foglietti di carta con su scritti altrettanti riferimenti musicali (nomi, quando non addirittura titoli di canzoni), e da lì vengono pescate a sorte le coordinate per l’ispirazione del prossimo pezzo. Certo, visto con questo criterio il gruppo sembrerebbe affidare tutto alla casualità, mentre ogni album della band possiede una peculiarità concettuale a sé.
Nel loro processo di decostruzione e ricostruzione i Royal Trux privano la musica del senso della profondità, un appiattimento della prospettiva in cui tutto, più o meno, appare in maniera lineare, mantenendo sì il suo aspetto sgargiante, ma senza lati nascosti, senza bisogno di ipocrisie o sotterfugi.
Uno specchio deformante che inverosimilmente trasforma le curve in linee rette e dove sta all’ ascoltatore immaginare e riarmonizzare la figura nella forma che reputa ideale. Il controverso doppio album del 1990 "Twin Infinitives", da molti reputato un capolavoro assoluto, è l’esempio più lampante della loro musica sfuggente che non si lascia focalizzare, cangiante di volta in volta viene affrontata. Una re-codificazione che è stata paragonata a "Metal Machine Music" di Lou Reed nelle intenzioni, e a "Trout Mask Replica" come rilevanza. Un album che non sai mai cosa ti riserva al prossimo tentativo di fissarlo in mente. Nel suo formato in triplice vinile, "Singles, Live and Unreleased", è come già il titolo annuncia una raccolta, che pescando tra i vari inediti, rarità o live di vari momenti della loro storia, rappresenta l’abbattimento definitivo delle barriere musicali. L’effetto globalizzato di quello che i Clash iniziarono con "Sandinista", i Primal Scream con "Screamadelica", o che i Rolling Stones fecero anni addietro rigurgitando la loro indigestione di tradizione afro americana e con i quali i Royal Trux condividono anche quell’immagine maledetta da simpatizzanti del diavolo oltre che dell’oppio. Quelle che in altro modo sarebbero delle canzoni convenzionalmente fruibili, rimangono impigliate in grovigli sonici come Let’s Get Lost, Teeth, I’m ready, diventano ballate indolenti e avulse come Air e Mercury o classici deturpati, capaci di rivelarsi come non ci saremmo mai aspettati nel caso di Money For Nothing (sì, quella dei Dire Straits che da originale non ho mai sopportato). Quando nel 1995 periodo del dopo "Nevermind" la Virgin stava ancora cercando la sua gallina dalle uova d’oro, inciampa nel loro quinto album "Thank you": come poter solo pensare a The Sewers of Mars o Morphic Resident come a delle nuove Come As You Are o Heart Shaped-Box? Per di più confezionate in un artwork raffigurante un cesso intasato di vomito alla volta del successivo "Sweet Sixteen". Ma è più ovvio pensare ad un eccesso di ottimismo dei discografici che ad un’occasione persa per dei corruttori incorruttibili. Con You’re Gonna Lose (e qualche anno più tardi con Liar) riescono persino a fare qualche comparsata su MTV. In quegli anni se ne vedono di video strani, di proposte coraggiose, anzi col senno di poi potremmo dire che fosse anche un momento qualitativamente felice per il rock indipendente a livello mediatico (proprio in quel contesto dall’urgenza di trovarne una definizione, verrà coniato il termine indie-rock). Anche se il brano proposto di per sè non è nemmeno troppo estremo, viaggiando sui binari di uno shuffle-blues alla Let it Bleed, nonostante gli stimoli promozionali della Virgin, i RT passano quasi inosservati così come altre interessanti realtà di quel periodo. Dopo questo la Virgin li congeda anticipatamente e loro se ne ritornano alla Drag City, che è ben felice di riprenderseli. Jennifer Herrema e Neil Hagerty, il nucleo di questo progetto, prima che da duo diventassero un gruppo. Sebbene la reputazione dei due protagonisti se li fosse presi in prestito disegnandoli come dei tossicomani cronici, perennemente on the road in un viaggio di sola andata, perdenti abituati a sopravvivere rovistando nella spazzatura, e non solo musicale, in altri momenti ha saputo restituirceli belli, freschi e ripuliti. Come se la loro apparenza avesse subito lo stesso trattamento che le loro mani con le dita ingiallite dalla nicotina riservano alla materia. Compagni anche nella vita, lei con il suo visino da mocciosa, racchiusa in un poncho da cui spuntano due gambette avviluppate in dei jeans sdruciti che si infilano in un paio di stivali logori, lui un John Cipollina asciutto e nervoso con lo sguardo assorto, distratto quando non menefreghista. Lei occasionalmente modella per Calvin Klein. Lui cresciuto in quel crogiuolo nefasto che son stati i Pussy Galore negli anni ’80, da cui ognuno prese la sua strada dando vita a nefandezze urbane come Boss Hog, Action Swingers, Blues Explosion, Honeymoon Killers, Chrome Cranks. Ricordo i Royal Trux nel 1999, all’uscita del loro "Veterans of Disorder", ad un loro concerto allo Scala di Londra; strutturato su più piani lo Scala permette di vedere la sala concerti da diverse elevazioni a mo’ di balconata, per cui nel loro caso, mentre di pezzo in pezzo la loro musica si proiettava in svariate direzioni, migrando di piano in piano il cambio di prospettiva si aveva addirittura l’illusione di assistere a diversi concerti nel contempo. Le due batterie posizionate sul palco una di fronte all’altra contribuivano a questo trompe d’oeil. Una percezione di suoni e situazioni capaci di riflettersi e confondersi l’una nell’altra. Inutile che vi commenti ogni singolo album o ve ne consigli un paio in particolare: la percezione è assolutamente soggettiva. Se non li conoscete o li conoscete poco, con loro potete solo affidarvi alla sorte scegliendo a caso, affidandovi alla sensazione del momento e vedere cosa il vostro sesto senso ha riservato per voi. Se un extraterrestre entrasse in un negozio di dischi, quasi sicuramente ne uscirebbe con un cd dei Royal Trux, e al suo ritorno a casa molto probabilmente proverebbe un po’ di nostalgia per il nostro mondo corrotto nel riascoltarlo.
Federico Porta

Royal Trux "Lightning Boxer" (live 1990)

Royal Trux

Discografia:
 Royal Trux (Royal, 1988)
Twin Infinitives (Drag City, 1990)
Self Titled (Drag City, 1992)
Cats and Dogs (Drag City, 1993)
Thank you (Drag City/Virgin, 1995)
Sweet Sixteen (Virgin, 1997)
Singles, live and unreleased (3LPs Box – Drag City, 1997)
3 Song Ep (Drag City,1998)
Accelerator (Drag City, 1998)
Veterans of Disorder (Drag City,1999)
Radio video (Drag City,2000)
Pound for Pound (Drag City,2000)
Hand of Glory (Drag City,2002)

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