venerdì 17 giugno 2011

SWANS: "La Risalita dagli Inferi" 1983 - 2010

Ritmi macabri e ossessivi che intrecciano percussioni industriali, elettro noise, atmosfere oscure e rarefatte dal sapore dark, chitarrismi logoranti sospesi tra aggressività hardcore e voodoobilly, disparati ripescaggi sonori della tradizione americana. Possono essere questo gli Swans di Michael Gira? Certamente no, ogni definizione che si vuol tentare risulta miseramente riduttiva. Dalla loro prima formazione, nel 1982, ad oggi, la loro musica è stata una continua mutazione. La peculiarità e l’essenza, concretamente antitetica e alternativa, ne ha fatto una band seminale, dalla quale si è tentato invano di attingere con risultati anche solo vagamente credibili. La personalità estrema di Michael Gira si è fusa dentro ognuna delle sue creazioni plasmandole in modo inconfondibile con il marchio di fabbrica dell’artista maledetto. La sua musica è un manifesto di pensiero che rielabora l’esistenzialismo filosofico adattandolo alla desolazione post industriale e ad un malessere intimistico che nel prendere coscienza della propria fallibilità ritrova l’autenticità del proprio io sparuto. Non si tratta di dolore fine a se stesso, come alcuni critici hanno sostenuto, ma elevazione, esplorazione di sè attraverso sensi e psiche. Ed in questo senso la musica degli Swans ha seguito un perfetto percorso logico di progressione ed espansione.

1983 - 1988: La Caduta
Il primo album “Filth” (1983 Neutral) viene alla luce (ma sarebbe meglio dire viene all’oscurità - per creature delle tenebre) subito dopo il trasferimento di Michael a New York e risente in alcuni tratti delle sue passate militanze in gruppi meteore quali Bpeople e Circus Mort; lo affiancano nell’esordio Johnatan Kane, Roli Mosimann, Norman Westberg e Harry Crosby. Il suono è più opprimente di un’angusta tomba tra i cunicoli dell’abisso per un claustrofobico. Nauseabonde prove di esorcismo che tentano di scacciare il dolore con rumorismi stridenti e urticanti. Stay here si apre con un urlo rabbioso e delirante sommerso da sperimentazioni sonore profondamente heavy, librate violentemente come fendenti laceranti. Musica schiacciante che ipnotizza e ammutolisce nel suo fascino perverso. Big strong Boss ha una ritmica capace di incatenare il nostro lato nero sull’altare della fustigazione masochista. L’intero lavoro è una prova di resistenza che possono superare solo coloro che sono destinati a diventare i futuri adepti di questa setta votata alle tenebre perpetue. Power for power, Freak, Gang: nessun accenno alla tregua; ridondanza, deriva e tortura senza catarsi liberatoria.
In “Cop” (1984, K422) la scuola di pensiero del martirio sembra trovare ragione di esistere nella frase di Thung: «You degrade yourself when you hide your fear». Per chi vuol capire cosa si cela dietro al delirio la spiegazione è racchiusa in queste parole che riassemblano ontologicamente la fenomenologia dell’essere che sa guardarsi dentro e che pone in questo sguardo disperato tutta la forza dignitosa della propria integrità: Half Life ne è altro eloquente esempio. Le distorsioni catatoniche riflettono un impari duello tra uno spietato signore del male e le sue fragili creature che oppongono resistenza. Nell’EP “I Crawled” (1985) le ritmiche rallentate portano con sé il brivido gelido di un silenzio spettrale, raccontano le fasi di un'agonia: in Young God si avverte un tormento e una sofferenza quasi palpabile, forse si tratta della stesura in linguaggio cifrato di un’esperienza di premorte. Ed il risveglio si delinea con l’entrata in scena di Jane Jarboe (cantante e polistrumentista) che sicuramente rende meno granitico e asfissiante il sound del gruppo. Con la serie di lavori contraddistinti dalla simbologia del dollaro nelle copertine “Greed” (1986 PVC), “Holy money” (1987 PVC), l’uso di percussioni industriali è preponderante (Time is money, Heaven), le atmosfere vengono spezzate da cambi repentini (Nobody è quasi un rito tribale in cui echeggia il mugolio di Jarboe come tentativo reiterato, ma assai poco convinto, di rompere un malvagio vortice di assuefazione) e l’esasperazione dei crescendo impatta con vuoti assoluti - capaci di comunicare smarrimento e disadattamento; in Fool il pianoforte è letteralmente percosso e la voce di Gira è un incedere cadenzato, poi disperato, infine fievole - che richiama l'espressività di Nick Cave. Un’esigenza dovuta al tema trattato, ovvero la degenerazione del potere materiale, la dipendenza della nostra emozionalità e sensibilità dalla logica dell’interesse e del tornaconto. Entra in gioco una malinconia rarefatta che traduce molto bene la voglia di opporsi e il fatalismo incombente. La dissoluzione sembra essere la strada maestra per il divenire, per un'identificazione sofferta.
Un passaggio di inevitabile tormento che viene espresso magistralmente nel capolavoro "Children of God" (1987 Caroline). Si ritrovano accenni ad una melodia di sapore elegiaco, ad un folk e ad una psichedelia tra il mistico e l'esotico: In my garden, Blood and Honey, Real love. Ad effetto sono i fiati e i ritmi ammorbiditi, quasi orecchiabili che ci suggeriscono un mantra di espiazione e redenzione (Like a drug), l'avanguardia e i cori ieratici (Beautiful child). Una messa a punto definitiva dei discorsi precedentemente aperti sotto il nome di Skin da Gira e Jarboe, rispettivamente: "Blood, Women and Roses" e "Shame, Umility, Revenge" (1987), raccolti col nome di "World of Skin" nel 1988 per Product Inc. Nel testo di Blind Love può essere letta l’essenza della risalita travagliata: «I am a cold dead man/I am unborn/need my blind love…» dopo una crisi e un malessere individuale profondi, la solitudine diventa lo specchio in cui riflettere l’essenza del proprio io messo a nudo. In Child of God l’invocazione rivolta ad un creatore inteso in senso panteistico suona quasi come una rassicurazione per se stessi, creature indifese e fragili costrette ad una lotta impari, in cui emerge la purezza di esseri tornati bambini, costretti a morire e rinascere nell’ammissione della propria impotenza.

1989-1996: La Risalita
Con "Burning World" (1989 MCA) la strumentazione si amplia notevolmente, si ritrova il sapore di una costruzione armonica ed equilibrata, la stessa voce di Gira si ammorbidisce, supporta e si lega con la voce musicale di Jarboe in ballate leggere e folkeggianti, The River that runs with love e la struggente
I remember who you are con il sitar di Ravi Shankar e l'arpeggiare ritmato delle chitarre ad evocare atmosfere orientaleggianti fatte successivamente proprie dai Dead can Dance. Un album assolutamente amabile e insolitamente piacevole all'ascolto, che spazza via gli schemi monolitici e schiaccianti del passato per catapultarci in un rilassante e surreale clima introspettivo, dove la mente umana crea variopinti e caleidoscopici rifugi di beatitudine e riconciliazione. Nel 1990 Michael Gira fonda una propria etichetta discografica, la Young God, che darà maggiore libertà di movimento al suo gruppo e si rivelerà illuminata rampa di lancio per talenti quali: Akron Family, Devendra Banhart, Lisa Germano, Calla, Windsor for the Derby e Larsen. Con il doppio album “White light from the mouth of Infinity” (1991) e con “Love of life” (1992 Young God) prosegue il dolente percorso di autocoscienza, ma l’atmosfera è distesa e pacificata, i toni sono ovattati, gli strumenti ben armonizzati ci riportano ad un clima bucolico a tratti ambient, a sentori di folk pastorale. Power and Sacrifice, Song for the Sun, The sound of freedom, esibiscono una magniloquenza da musica orchestrale, il pathos dei cori imbastisce allegorie di misticismo e rituali arcani sospesi tra inquietudine ed esaltazione. Raggi di luce liberatori che alleggeriscono la devastante esperienza fisica della ricerca, della perdizione e del dolore per approdare ad una intensa dimensione spirituale che è apertura, speranza, riflessione. Con "Soundracks for the blind" (1996 Young God) Michael Gira curerà integralmente arrangiamenti e testi. Il lavoro nella sua frammentarietà trasmette una profonda ansia di comunicazione, il suono scollegato dal proprio contesto è frenesia di recupero di un filo conduttore, tentativo spasmodico di dare un volto e un senso al turbinio di pensieri che scuotono l'emotività. Torna a prevalere l’elettronica d’avanguardia (I was a prisoner In your Skull e il magistrale Helpless Child), l’uso del crescendo e l’introduzione delle voci narranti come scenografia ad effetto, per usare il suono con intenti ben precisi di progressione emotiva, flusso di coscienza. Pezzi memorabili e indelebili come marchi di fuoco sono The Sound e I love you This Much.

1997: La Morte, Angels of Light
Certamente questo album, riletto alla luce degli avvenimenti accaduti, si presenta all’ascolto come un contenitore troppo stretto. Un tentativo di concettualizzare qualcosa che di fatto non era concluso, nè in ambito Swans, né nella persona di Gira. Un album che, al di là dello stuolo di collaborazioni di cui si avvale, suona come un tentativo intimistico di ultima confessione. Confessione di chi ha già detto tutto, si vuol far credere, in realtà da questo momento, con la morte annunciata degli Swans, (nel doppio CD del 1998, uscito come raccolta dell’ultimo tour mondiale del 1997 per Young God la proclamazione ufficiale è quasi un necrologio “Swans are dead”) inizia a prender vita la rinascita di un uomo pieno di risorse che dimostra largamente di sapersi reinventare attraverso la musica. Un percorso artistico senza compromessi e di autenticità palpabile che, nello stesso modo naturale in cui si è snodato, con altrettanta naturalezza e sotto l’egida della musica, toccherà le tappe degli Angels of Light, delle collaborazioni più disparate e autorevoli, per poi riapprodare nuovamente negli Swans. E non si può certamente prescindere dai lavori realizzati con gli Angels of light per interpretare nel giusto modo la morte e la resurrezione degli Swans.
In questo progetto e nei suoi cinque meravigliosi album si racconta, a tinte rarefatte e d'intensa delicatezza, l'approdo agognato in un porto di ritrovata serenità e stabilità per questo personaggio sfaccettato e controverso che attraverso la musica ritrova l'appiglio estremo cui aggrapparsi per mettere fine alla sua fluttuazione. Ogni inquietudine si carica di fascino e intensità, gli Angels of Light sono acquerelli che traducono atmosfere eteree in perfetto equilibrio tra decadenza, poesia, fatalismo e disincanto.
Ci sono sofferenze esistenziali che ci appartengono, che portiamo dentro come macigni, come incubi ricorrenti di cui è impossibile liberarsi. A prescindere dal voler capire cosa abbia segnato tanto profondamente Michael Gira e quali traumi si sia portato dentro, possiamo senz'altro dire che nel suo percorso di grande coerenza è riuscito nell'intento di guardare nel profondo della sua realtà e trovare un modo equilibrato di conviverci, con la sua arte ha tradotto in suono il suo malessere e negli anni è riuscito ad addomesticare questo suono di disperazione, a placarlo, a dargli un nuovo volto. E' questa la grandezza della sua musica: tradurre questo vortice emozionale in modo sincero e sentito senza mai cadere in autoreferenzialità o forzature di sorta.

Angels of Light: Praise Your Name
Two Women
Star Chaser
Palisades
Rose of Los Angeles



2010, My Father Will Guide me up a rope to the Sky: La Resurrezione
Quando ha presentato il suo ultimo lavoro "My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky" (2010 Young God), lo stesso Gira, con naturalezza, ha voluto precisare che tutto questo non rappresentava un ritorno in vita dal sapore nostalgico di quegli Swans morti nel 1998, ma bensì una logica confluenza del suo percorso artistico. Nessuna resurrezione quindi, ma una rinascita consapevole, in cui si attinge dal passato per guardare oltre, dove Swans e Angel of Light si servono delle rispettive lezioni imparate per dipanare un work in progress in cui confluiscono cerebralità e spontaneità. Una ripartenza sotto nuovi auspici, libera da ogni presunzione, che nell'essenziale e nella spoliazione del proprio ego, svela il lato più nobile di ogni umanità. Un tornare a nuova vita nel senso di ascesi spirituale, consapevolezza interiore che consente la chiusura di un cerchio.
Ad affiancare Gira e Westberg entrano in formazione Christoph Hahn e Phil Puleo (già negli Angels), Bill Rieflin alla batteria ed ospiti illustri come Grasshopper dei Mercury Rev e Devendra Banhart. Proprio con la voce di quest'ultimo You fucking People Make me Sic, dall'atmosfera crepuscolare; Jim che riesce a dosare magnificamente gli equilibri tra magia bucolica e presagi oscuri. Tocchi di folk scanditi da sprazzi di elettronica in Eden Prison ed ancora una volta il sapiente e originale dosaggio tra gospel e ballata cosmica in Little Mouth. Un album della consapevolezza che si nutre di esperienza tangibile e riesce benissimo a fare i conti con i suoi limiti - così come a trarne punti di forza dallo spessore e dalle potenzialità inimmaginabili. A parlare è solo la musica, dentro di essa è scritto tutto ciò che si vuole leggere, basta solo saperla ascoltare. Con questa premessa inizierà la nuova parabola degli Swans e naturalmente questo è solo l'inizio.
Romina Baldoni

SwansaredeadMySpace

Swans

Discografia

* Filth (Young God, 1983)
* Cop (K 422, 1984)
* Greed (PVC, 1986)
* Holy Money (PVC, 1986)
* Children of god (Caroline, 1987)
* Feel Good Now (Product Inc, 1988)
* The Burning World (UNI, 1989)
* White Light From The Mouth Of Infinity (Young God, 1991)
* Love Of Life (Young God, 1992)
* The Great Annihilator (Young God, 1994)
* Kill The Child (live, Atavistic, 1996)
* Die Tur Ist Zu (Rough Trade, 1996)
* Soundtracks For The Blind (Atavistic, 1997)
* Swans Are Dead (Atavistic, 1998)
* Various Failures (anthology, Young God, 1999)
* My father will Guide me up a Rope To The Sky (Young God, 2010)


Discografia Angels of Light:

* New Mother (Young God 1999)
* How I Loved You (Young God 2001)
* Everything Is Good Here/Please Come Home(Young God 2003)
* Sing Other People (Young God 2005)
* We Are Him (Young God 2007)

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