giovedì 5 maggio 2011

THE LINK QUARTET: "4" (2011, Hammondbeat Records)

Mamma mamma, vieni a vedere! E' tornato il Link Quartet! Dovremmo aspettarlo come il Carosello da pischelli, ogni disco del gruppo piacentino. E io così lo aspetto. Perchè non puoi metterti a letto senza averlo prima ascoltato. Stavolta ho dovuto aspettare di più: sette anni durante i quali la casa mi si è riempita di bimbe da mettere a letto assieme a me, dopo il Carosello. E che ora possono goderne con me. Archiviata la prima parte di carriera con la pubblicazione di "Evolution", "4" inaugura la nuova fase del Link Quartet. La formazione di Paolo Negri e Renzo Bassi si è spaccata in due e riattaccata con l' ingresso in squadra di Marco Murtas e Alberto Maffi ai quali si aggiungono, su questo disco, le voci di Arnaldo Dodici (già su "Italian Playboys" e "Decade") e Tameca Jones, il sitar di Simon Rigot e i fiati degli Hellfire Horns. Il quartetto insomma non è più un quartetto e neanche il signor Link (alias Giulio Cardini) è più lo stesso, così come non è più della partita Tony Face. La classe però, rimane. Anzi, si affina.
4 mostra un gruppo sciolto come non mai nell' armeggiare con i vecchi suoni del funk e del jazz elettrico ma capace pure di aprirsi a curiosi esperimenti banghra come nella lunga intro della conclusiva Big Peach e nel suo intermezzo da foresta amazzonica o a raffinate e acide arie retro-futuristiche come quelle sfoggiate su Moonlight Serenade. Groove e stile sono le parole d' ordinanza e il Link Quartet non manca un bersaglio. Dodici tiri, dodici centri, sti figli di puttana. Paolo Negri è il Re Mida che trasforma in oro l' avorio, il suo quartetto la più potente banda di trafficanti di zanne d' elefante.
Franco "Lys" Dimauro
HammondbeatRecords

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