giovedì 7 ottobre 2010

THIRD EAR BAND (Harvest, 1970 - Gottdiscs, 2005)

Third Ear Band é un golem d'incontaminata sacralità uditiva che riemerge da un passato profondissimo, senza alcun aggancio all'attualità, per il semplice fatto che qualcuno nella massa senza volto sente di aver bisogno di nutrire la sua anima con qualcosa di assolutamente 'alieno' ed 'altro': che sia Walter, un 'giovane' di ventisette anni mi riempie di attonito stupore; quasi mi pento del veleno vomitato in questi anni sulle 'empty new generations'.
Quello che segue é un esperimento, una non 'recensione', un bollettino emozionale stilato in dangerous equilibrio tra stati d'animo indefiniti, confusi, ma straordinariamente concreti, ectoplasmizzati da un retaggio sensoriale ancestrale piantato in fondo all'inconscio.
Se l'esperimento sia riuscito e degno di un seguito tocca solo a voi dirlo: in caso contrario perdonateci, abbiamo solo ceduto ad un irragionevole richiamo dell'anima (Wally Boff)


THIRD EAR BAND: § Glen Sweeney:tablas § Paul Minns:oboe § Richard Coff:viola § Mel Davis:violoncello

Impossibile definire questi mostri sacri, imprigionarli in una categoria, atipici, unici, innovatori.
Nella loro musica tutto respira: world music, free folk, psichedelia, acid rock, progressive, space rock. La loro musica è letteralmente un ''laboratorio” di idee e proposte: free folk d'avanguardia, privo di schemi.
Non vi resta che accomodarvi ed addentrarvi nell'ascolto (meglio se leggendone i commenti) di quella che possiamo chiamare davvero un'esperienza dei sensi e della mente. Un inno ai quattro elementi.

Air (10:29)
Air si tocca, un soffio d'aria, di vento ci sfiora i sensi attraverso la musica ed un'eco lontano si dilata: ritmi tribali, esoterici. Sono da solo al centro di una terra senza nome: questa musica, quei passi li sento io, solo io, insistono. Un misto di inquieto sentire e ricerca interiore? Forse. E’ musica per lo spirito? Sì, forse. Ma lo è soprattutto per i sensi, per dire ci sono, sono qui; l'aria mi circonda, un tutto con gli elementi che vengono in successione come una cascata.

Earth (9:52
)

Tocchiamo il suolo con la seconda suite Earth. Sulla terra si danza, si ama, si fanno follie: ecco cosa trasmette questa atmosfera dal mood medioevale. Il ritmo si fa incalzante, le donne invitano gli uomini a danzare, ad amare, a vivere; la terra è carne, vita, sentire e amare! Il ritmo e l'incidere della suite, non invita a meditare: invita ancor di più a sentire il godimento degli elementi attorno, a farsene irradiare. Una terra senza nome, ma che può diventare la mia terra, la tua e di chiunque ascolti questa suite evocativa.

Fire (9:19)
Chi sente la vita manifestarsi, qui e ora, sulla terra, sin dall'inizio della terza suite Fire si sentirà fremere dentro, perchè l'incedere iniziale è davvero un grido della foresta, l'urlo che sembra rimanere strozzato in gola a chi vuol cantare ed urlare al mondo la sua presenza; echi lontani e sussurrati da strane creature (uomini o donne?) si sentono venire da un dove indefinito, inquietudine e lato oscuro della natura, un fuoco che scalda solo chi sa vivere prima sulla terra. L’incedere è sinistramente monotono e cavernoso, si levano poi lontane voci, richiami che destano, che disorientano. La terza suite è davvero una chiave di volta, così tanto misteriosa, impenetrabile, ossessiva, ma allo stesso tempo ipnotica: di chi sono quelle voci? questo fuoco? è una minaccia? la terra in pericolo?

Water (7:04)
Si ascolti e si attenda in silenzio l'ultima suite Water in cui la voglia di sperimentare il free folk si sposa ancora misteriosamente con spunti acidi! Il rumore della cascata, i suoni sinistri, il senso di smarrimento, ingredienti essenziali, da brivido!
Assolutamente la suite migliore dell'album che chiude un autentico capolavoro!
Essenziale, da avere ed ascoltare.
Walter Pasero

ProgArchives
Psychedelicfolk
Thehistoryofrockmusic

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