mercoledì 6 ottobre 2010

FILIPPO ANDREANI: "La storia sbagliata" (2010, Autoproduzione/Venus/Lunatik), by Ruben

“Muore giovane chi è caro agli dei”.
Le parole del poeta greco Menandro si addicono certo al Neri e alla Gianna,
due giovani partigiani comunisti innamoratisi e morti sullo sfondo della Resistenza. Ma chi erano costoro?
Il comasco Filippo Andreani ha avuto l’idea – bella – di esordire con un concept basato sulla storia – vera – di Luigi Canali, nome di battaglia “Capitano Neri” e di Giuseppina Tuissi, nome di battaglia “Gianna”.
La vicenda dei due è nota. Gianna e il Neri si conoscono durante la lotta partigiana e s’innamorano. Catturati dai fascisti e torturati, si rifiutano di collaborare. Riescono a fuggire. Vengono però processati per tradimento (sulla base di semplici sospetti, ma le testimonianze dei repubblichini presenti agli "interrogatori" concordano che non parlarono).
Nessuno dei partigiani crede al tradimento dei due, Neri riprende il suo ruolo di comandante. Il suo nome lo ritroviamo poi nelle oscure vicende legate alla fine di Mussolini e al cosiddetto "mistero del tesoro di Dongo", oro di Stato che, secondo una non provata supposizione, il segretario della Federazione comunista di Como, Dante Gorreri, contro il parere di Neri, voleva fosse incamerato dal PCI.
Neri viene ucciso da ignoti. Gianna cerca la verità sulla fine del suo amato, ma viene uccisa anche lei. I loro corpi non furono mai trovati.
Vennero poi assassinati il padre di Gianna, tre sue amiche e due amici, nonché un giornalista. Nessuna luce è mai stata fatta su queste morti.
Detto in sintesi della cupa storia, possiamo ora affermare che il concept è costruito veramente bene. I testi si fanno apprezzare sia sul piano dei contenuti, per come Filippo ripercorre la storia dei giovani amanti guerrieri trascendendo con la forza della poesia la durezza della realtà della guerra, sia sul piano formale, per il lirismo del linguaggio e l’uso della rima baciata (scrivere testi in rima è più difficile che farlo in versi liberi …).
Gli arrangiamenti convincono, e soprattutto in A te che dormi, forse il
miglior brano della raccolta, e in Mi chiamo nessuno, resoconto dell’esperienza carceraria di Neri, sono particolarmente efficaci rispetto alla narrazione.
Semmai in tutti i brani non avrebbe guastato un minor numero di strumenti impiegati, che avrebbe fornito anche più incisività al racconto. Ma, si sa, nelle opere prime si tende ad aggiungere più che a togliere, e quindi il peccato è veniale.
Al di là dei dati “tecnici”, il disco è emozionante. Credo - mi auguro per l’autore - che susciterà ovunque grandi consensi. Soprattutto per l’originalità del tema trattato, fra storia, memoria civile e mito.

Ruben

FILIPPO ANDREANI LIVE IN COMO, 26 MARZO 2010
FILIPPO ANDREANI IN CONCERTO, COMO 2 MARZO 2010
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