sabato 1 ottobre 2011

LIVE REPORT: Lords of Altamont (15 agosto 2011, Bruxelles, DNA)

Bruxelles il giorno di ferragosto è deserta. Ha un aspetto da quadro metafisico, se non fosse per i gruppi di turisti che ogni tanto compaiono provenienti dalla Grande Place o dal bambinello che piscia. Il clima minaccia tempesta, ma ci concede una giornata tutto sommato bella, lontana dalla canicola e allo stesso tempo libera dalle piogge estive dell’Europa del nord. Il DNA è un buco,
ma un buco che si porta dietro anni di storia del punk belga (fa specie nei negozi di dischi vedere esposto in vetrina ancora con orgoglio l’omonimo dei Kids, e fa un po’ sorridere vedergli di fianco i dischi dell’altra gloria “punk” belga, Plastic Bertrand).
Il DNA è un buco ma sembra volersi dilatare sempre più per contenere tutta la gente accorsa per assistere all’ultima data dei Lords of Altamont, reduci da un lungo tour che proprio prima del Belgio aveva toccato più di una città italiana. L’atmosfera nel club è rilassata, tutti conoscono tutti, tutti si salutano e bevono insieme (moltissima) birra. C’è anche qualche italiano tra il pubblico, forse rockers in vacanza. La cosa che mi colpisce è che tra il pubblico scarseggiano i giovani, e questa cosa un po’ mi fa stare bene – tanto da non sentirmi fuori luogo come spesso mi capita (testa bianca tra grumi di acne giovanile) – e allo stesso tempomi deprime un po’ perché i giovani avrebbero bisogno di conoscere e apprezzare cose come queste.

Il concerto inizia puntuale alle 20 e 30, nella migliore tradizione nordeuropea (vallo a dire a certi locali italiani dove se non è almeno mezzanotte un concerto non parte), e subito il livello di birra, sudore e rock’n’roll toccano livelli inaspettati per un posto così piccolo.
I Signori di Altamont sgranellano quasi tutto il loro ultimo album, l’ottimo "Midnight to 666", Jake Cavaliere e la band non sembrano avere alle spalle un’estate di concerti, e non li ferma neanche la temperatura asfissiante che in un attimo si raggiunge nel locale. Il Farfisa martorizzato, maltrattato e anche cavalcato dal frontman la fa da padrone, le chitarre stoogesiane a far da contorno, il tutto supportato da una sezione ritmica che ti prende il petto e ti porta via. Ai classici della band si accompagnano alcune cover un po’ da manuale ma eseguite in maniera brillante: Action Woman, classico dei classici del garage rock, presente anche sul loro ultimo disco, e Kick out the Jams degli MC5 che è sempre una goduria. Alle 10 e 30 è tutto finito, me ne torno a casa contento, dopo aver sorseggiato una Hoegarten ghiacciata per reintegrare un po’ del tanto sudore versato, tentando di farmi strada nel pavimento appiccicoso di birra e accompagnato da una selezione garage rock niente male.
Luca Verrelli

Foto di Luca Verrelli






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