domenica 17 aprile 2011

THE SONICS: "8" (2011, Sonics Record Co.)

Fino a un paio di anni fa, se avessi ricevuto una busta proveniente da Tacoma con la scritta The Sonics come mittente e il mio nome come destinatario, avrei pensato ad uno scherzo di cattivo gusto. Poi la reunion “temporanea” dei Sonics è diventata faccenda più o meno seria, il loro nome è tornato a campeggiare in cima alle manifestazioni straniere prima (SXSW, NXNE) ed italiane dopo (Festival Beat).
Quindi io che credo nei miracoli ma non nelle reunion, ho cominciato a sospettare che potesse accadere. E infatti è successo: i Sonics entrano in studio e registrano un nuovo disco. Ora, a credere che i Sonics possano ancora suonare come i Sonics sono rimasti giusto qualche giornalista che scrive da anni la stessa recensione limitandosi ad aggiornare solo i nomi e i titoli e qualche nostalgico sprovveduto, come quelli che qui da noi hanno continuato per millenni ad andare ai concerti dei Ribelli credendo che da un momento all’ altro potesse saltare fuori lo spiritello di Demetrio Stratos e palpeggiando di tanto in tanto
l’ accendino in tasca in modo da poterlo tirare fuori al turno di Pugni Chiusi, non certo io. Ed infatti "8", prodotto da Jack Endino (anche lui colto di sorpresa quanto me, immagino, NdLYS) suona di un tamarro che a confronto il Maniglia che esegue il riff di Apache sembra Cheetah Chrome quando sparava il giro di Sonic Reducer. I brani nuovi sono quattro, con Gerry Roslie e Freddie Dennis (il bassista che ha sostituito Andy Parypa) ad alternarsi alla voce e un suono che pare quello di una cover band degli AC/DC messa su dentro le mura di una casa di riposo, con effetto lassativo quando Fred pare voler attaccare il refrain di Whole Lotta Rosie tra una strofa e
l’ altra di Bad Attitude. Il resto del disco è costituito da sei brani dal vivo, ma prossimi alla morte. Cinderella, Strychnine,
Don ‘t be afraid of the dark, Psycho, Boss Hoss, The hustler
erano finite per diventare il nostro tormento quando venticinque anni fa ogni merdosa garage band ce ne proponeva la sua versione, ritenendo fosse divertente farci sapere che stavano imparando a suonare sui pezzi giusti piuttosto che sul riff di Smoke on the water. E io lo sapevo già allora che sarebbe arrivato il momento che avremmo rimpianto quei giorni. Ecco, quel momento è ORA.
Franco Lys Dimauro
Cheap Shades
The Witch

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