mercoledì 20 aprile 2011

LIVE REPORT - "Soft Machine Legacy + Il Tempio delle Clessidre" live at GE-Prog Festival, Sala Maestrale Auditorium Porto Antico,Genova, 30 Marzo 2011

Mercoledì 30 marzo ha visto Genova ospitare il primo di tre appuntamenti, nonché il più atteso, nell’ambito della 1^ Edizione del GE-Prog Festival, rassegna musicale dedicata al rock progressivo che, nelle intenzioni dell’Associazione Culturale MusicNoLimit, ideatrice dell’evento, e nelle speranze degli ancora molti appassionati del genere, non dovrebbe restare “figlia unica” ma affermarsi come primo passo di un appuntamento fisso annuale. L’appuntamento più atteso della rassegna, dicevamo, in quanto vedeva come protagonisti della serata i Soft Machine Legacy, un ensemble che, come dice il nome, raccoglie l’eredità degli storici Soft Machine, una delle band-simbolo di quel filone inglese degli anni ’70 che coniugava progressive rock e jazz, melodia e avanguardia, noto come Scuola di Canterbury, o Canterbury-Sound.

Il Tempio delle Clessidre
L'enorme responsabilità di aprire non soltanto il concerto dei Soft Machine Legacy, ma la prima delle tre serate che costituiranno il festival, quindi l’intero evento, va ai musicisti del Tempio delle Clessidre, una band di Genova che ha saputo, con il suo recente primo album, costruire un ottimo ponte tra il rock sinfonico italiano “d’annata”, grazie alle sonorità vintage della tastierista Elisa Montaldo e alla voce di Stefano Lupo Galifi (ex-Museo Rosenbach) e l’approccio più metal-prog del bassista Fabio Gremo, del chitarrista Giulio Canepa e del drummer Paolo Tixi. La moderna Sala Maestrale dell’auditorium del Porto Antico di Genova offre ottime doti sia acustiche, sia di visibilità, e gli ancora numerosi appassionati di cui parlavamo all’inizio hanno saputo garantire una risposta, in termini di presenze, forse anche superiore alle aspettative. Tutto questo di certo scalda il cuore al Tempio delle Clessidre, che ripaga con una performance davvero flamboyante. Il loro show si apre in rapida sequenza con i due brani che aprono anche il loro primo album. Se la sicurezza dei 5 musicisti nell’eseguire le rispettive parti non è certo mai stata messa in dubbio, qui troviamo anche un’accresciuta sicurezza nel tenere il palco, con Lupo ottimo “personaggio” oltre che cantante dalla voce limpida come ai tempi del Museo Rosenbach, ben supportato dalla fisicità sugli strumenti di Gremo e Canepa, e con trovate altamente scenografiche, come nello strumentale Danza esoterica di Datura, in cui Lupo lascia la frontline a Elisa Montaldo che tra maschere, polveri, incensi, corni d’animale e antichi rituali, si svela eccellente maestra di cerimonie. Il poco tempo a disposizione sul palco impone ai musicisti del Tempio di presentare una versione compattata della suite Zarathustra (dal Museo Rosenbach), anziché eseguirla integralmente.

Soft Machine Legacy
Ma è la volta dei Soft Machine Legacy, presentati, nel loro arrivo sul palco, da Athos Enrile, conosciuto e apprezzato critico musicale savonese. I membri di più lunga militanza nella vecchia formazione dei Soft Machine ora presenti sul palco sono il bassista Roy Babbington (che aveva sostituito Hugh Hopper a partire dall’album “Seven”, pur con una collaborazione già in “Fifth”) e il batterista John Marshall, che prese il posto di Robert Wyatt dietro i tamburi a partire(anche lui) dal quinto album, poco prima che quest’ultimo rimanesse paralizzato su una sedia a rotelle a seguito di un grave incidente. Accanto a loro troviamo alla chitarra John Etheridge, che alla fine degli anni ’70 aveva sostituito nei Soft Machine il virtuoso Allan Holdsworth, a sua volta già subentrato in una formazione tarda, mentre l’unico vero nuovo acquisto sta nel fiatista Theo Travis al flauto e sax, un turnista che recentemente ha già suonato con gli svedesi Tangent (subentrando all’ex-VDGG David Jackson), con i riformati Gong di Daevid Allen e in duo con Robert Fripp. In questa Legacy l’unico vero ponte con il passato è costituito dal potentissimo groove della sezione ritmica Babbington/Marshall, ancora fortemente evocativo di quello che fu il sound della band (nonostante i due strumentisti appaiano oggi decisamente stanchi e provati nel fisico); su di essi Etheridge, dotato di un considerevole spiegamento di attrezzature tecnologiche, inanella virtuosismi dalle sonorità molto ricercate e un po’ asettiche. Travis ha la perfezione esecutiva del turnista, più che il carisma dei “Grandi” dello strumento. Il materiale eseguito è in gran parte di nuova composizione, e le poche incursioni nel passato avvengono con brani scelti (ovviamente, vista la line-up) dall’album “Six” in poi (tra cui Chloe and the Pirates). Ciò che si sente offre però all’ascoltatore una piacevole sensazione di “che cosa sarebbe successo se”, proponendo un sound più rock, più simile a certa fusion degli anni ’80 e, a tratti, nel groove, persino più funkeggiante, rispetto alle ardue sperimentazioni che i fans della band degli anni ’70 ricordavano. Insomma, viene facile immaginare, se non ci fosse stato uno stop di trent’anni, in che direzione la band si sarebbe evoluta se avesse proseguito a fare dischi con continuità. Questo show permette proprio di sentire quel tassello che fino a quel momento non c’era. In conclusione, un bellissimo live act, quello dei Soft Machine Legacy, anche se decisamente non lungo (poco più di un’ora), che ha visto come unico bis e al tempo stesso come omaggio al compianto bassista-fondatore Hugh Hopper, l’esecuzione risalente a più antica data di tutta la loro performance: da “Third”, infatti, la band ha eseguito Facelift, seppure in una versione di durata quasi dimezzata rispetto ai 18 minuti dell’originale. Il GE-Prog Festival è proseguito sabato 9 aprile con un concerto di Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca e Tolo Marton, tre componenti storici de Le Orme coadiuvati dal nuovo batterista Manuel Smaniotto. La formazione non può sfruttare il nome Orme, in quanto i diritti sono ancora di proprietà del batterista Michi Dei Rossi, che ha già strutturato un’altra line-up con questo nome. Infine, domenica 10 aprile, la serata conclusiva ha visto sul palco due formazioni: il Tony Levin Stickman Trio, band guidata dal turnista che vanta collaborazioni con King Crimson, Peter Gabriel, Spin One Two, Liquid Tension Experiment, Ivano Fossati e numerosi altri, qui nell’inedita veste anche di cantante, e il David Rhodes Trio, nuovo progetto di questo chitarrista famoso soprattutto per la sua collaborazione di lunga data con Peter Gabriel.
Alberto Sgarlato
MoonJuneRecords

SOFT MACHINE LEGACY Facelift London 2007
SOFT MACHINE (Legacy) - Chloe & The Pirates
Soft Machine Legacy - Seven for Lee
Soft Machine Legacy.(John Etheridge SOLO)-Two Down.~Kite Runner
Footlose

filmato realizzato da Athon Enrile

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