martedì 22 febbraio 2011

Talking with DOM MARIANI (THE STEMS): Distorsioni interview

Dopo l'ottima monografia di Ricardo Martillos sugli Stems di Dom Mariani, il solerte Ricardo stesso a completamento del 'pacchetto' Stems ha realizzato per Distorsioni e il suo pubblico affezionato, con il prezioso aiuto di Myriam Bardino per l'English translation, una lunga e appassionante intervista con Mariani, il leader storico dei magnifici Stems, che si rivela in alcuni punti anche un intrigante spaccato della fertilissima scena rock Aussie negli anni '80. Poco dopo il 2010 Farewell Tour degli Stems di cui si parla nell'intervista, é uscito il secondo album solista di Dom Mariani, "Rewind and Play" (dopo "Homespun, Blues & Greens" del 2004) che fa supporre che per nostra fortuna l'artista sia intenzionato a continuare a produrre musica. Buona lettura e ... stay cool! (Wally)

Dom Mariani interview

Ricardo/Distorsioni: "Sul web non si trovano molte notizie su The Stems: quindi ne approfitto per farti conoscere meglio ai tanti appassionati italiani, in numero crescente anche dopo il vostro minitour del 2010. Questa storia delle lezioni di chitarra a Richard Lane nel 1983 è vera? Cioè in seguito a queste jam chitarristiche hai maturato l'idea di formare il gruppo?"
Dom Mariani:
"Si è vera, è piu’ o meno quando il gruppo iniziò. Conobbi Richard via Gary Constantine, un amico in comune. Vennero a vedermi suonare con un’altra band al Wizbah (una sala nel centro di Perth). La mia band gli piacque e mi chiese delle lezioni di chitarra. In quel periodo insegnavo un po’ ma non al punto di considerarmi come un proprio e vero insegnante di chitarra. Solo dopo poche lezioni mi accorsi che Richard sapeva suonare bene e scoprii che suonava anche le tastiere, l’armonica e si divertiva anche a cantare. Parlammo molto di musica, gli piacevano i Sunnyboys, The Saints e lo introdussi alla musica sixties con la quale non aveva familiarità. Di lì mi venne l’idea di chiedergli di far parte di una nuova band che avevo in progetto. Questa band divenne The Stems."

Quanto è stato importante per te l'ascolto ripetuto del garage-punk Usa dei 60', Electric Prunes, Standells, The Chocolate Watch Band oltre ai connazionali The Masters Apprentices e The Missing Links, in merito alla decisione di formare la band?
Gli Eletric Prunes sono stati una grande influenza. Li scoprii per la prima volta su Nuggets e subito dopo trovai una copia di “Underground” in un negozio di dischi in saldo. Fu come trovare l’oro. E’ ancora uno dei miei dischi preferiti in assoluto. The Standells, Chocolate Watch band, Music Machine, tutti ebbero la loro influenza sugli Stems come anche dei gruppi australiani: The Masters e The Easybeats. The Masters sono incredibili, ho scoperto i Missing Links un po’ piu’ tardi.


Dopo i primi due splendidi 7" degli Stems, tipicamente sixties, a cosa è dovuta la decisione di ammorbidire il vostro sound a favore di linee più melodiche, già chiaro nel vostro primo ep "Love will grow"? Fu un tentativo di allargare il vostro seguito o solo una naturale evoluzione sonora?
La composizione ebbe una progressione naturale ma anche il fatto di andare con Rob Younger in uno studio piu’ grosso e sofisticato (Trafalgar) e la produzione del team di Alan Thorne, hanno avuto la loro influenza sul suono del disco.


Come mai la grande Citadel Records di John Needahm si è fatta sfuggire la pubblicazione del vostro splendido primo album? Sinceramente pensi che con Rob Younger alla consolle sarebbe suonato differente, magari più grintoso? A proposito della Citadel è curioso il fatto che i vostri due album in studio non siano usciti per questa label, mentre la stessa ha pubblicato ben tre vostre antologie. Come si spiega?
Fu piuttosto un caso di opportunità. A quei tempi, John non poteva permettersi di pagare per la registrazione di quei dischi, cosi dovemmo andare con chi potevamo. John era anche manager dei Died Pretty, che in quegli anni, furono il suo focus principale. Ho sempre mantenuto delle buone relazioni con John e quando fu possibile gli detti la possibilita’ di pubblicare la nostra musica.

Ti pesa il fatto che The Stems viene sempre considerata "la band di Dom Mariani"? Osservavo che nei vostri dischi Richard Lane firma spesso anche brani suoi, Tears Me In Two, Under Your Mushroom, Rosebud , e molti altri; qual'è in realtà il suo contributo in termine compositivo?
Dipende da come vedi la band. Anche se sono considerato il principale compositore negli Stems, Richard contribuì con delle canzoni nei primi anni, ma le canzoni cantate da Richard sono per lo più  scritte da Julian Matthews (basso) che solitamente non ha nessun credito.

Cosa significa per un musicista ‘aussie’ il nome Radio Birdman che insieme a The Saints sono stati i due gruppi dei '70 più influenti di sempre? Com'è il vostro rapporto con le altre grandi band di Perth, The Triffids e The Scientists?
Non c’è dubbio che i Radio Birdman e i Saints sono stati fondamentali nella costruzione della scena degli anni '80. Per quel che mi riguarda, i Saints mi hanno maggiormente influenzato rispetto ai Radio Birdman. Soltanto nel 1985, quando ci trasferimmo a Sidney iniziai ad apprezzare un po’ di piu’ i Birdman e  anche ad accorgermi dell’importanza che avevano avuto sulla scena di quella città. Non sono mai stato un fan dei Triffids, ma gli Scientists erano un grande gruppo. Li vidi più volte in concerto e penso che siano il gruppo piu’ importante originario di Perth. Alcuni di questi concerti agli inizi degli anni '80 sono stati fantastici e mi spinsero a varare la storia degli Stems.


La tua decisione di sciogliere The Stems nell'ottobre del 1987 in realtà a cosa è dovuta? Ci ha trovato tutti un po' spiazzati visto che il gruppo era all'apice artistico e di popolarità: i vostri dischi erano sempre in vetta alle ‘Australian alternative charts’.
Successe proprio in quel modo. Hanno giocato il loro ruolo i tour incessanti, un cattivo management e delle tensioni all’interno del gruppo. Registrare l’album “At First Sight, Violets Are Blue” non fu un processo liscio e le cose iniziarono a deteriorarsi. Il gruppo era diventato alquanto famoso e l’impegno con una major significò molti più tour e anche il dover essere disponibile per tutte quelle cose che vanno di pari passo con la promozione di un gruppo in ascesa. Il gruppo scelse un management professionale che alla fine non aveva a cuore gli interessi del gruppo. Inizai a dubitare di tutto questo e alla fine decisi di andare via.

La reunion del 2003 con conseguente tour europeo era un’idea che avevi in mente da tempo o è conseguente alle pressioni dei fan, soddisfatti immagino di The Someloves e DM3 ma evidentemente nostalgici delle canzoni di The Stems? E in Europa come è stata l'accoglienza del pubblico?
La nostra prima reunion fu nel 1997 (10 anni  dopo il nostro scioglimento) e un anno più tardi (’98) suonammo al Mudslinger festival, ma quei concerti erano soltanto a Perth. Non fu prima del 2003 che l’idea di una reunion fu una seria proposta. L’idea venne da un promoter che ci suggerì un tour dell’Australia e le cose si susseguirono. Questo ci portò a stare insieme per altri sette anni: in questo lasso di tempo ci fu anche la registrazione di un altro album e un tour in Europa, Giappone e America e fu un periodo molto divertente.

Che mi dici del tour 2007 con Hoodoo Gurus and Radio Birdman? In particolare puoi raccontarci qualche aneddoto su Rob Younger e Deniz Tek, due  personaggi fondamentali della scena rock Aussie, suoneresti mai in una band con loro o sono troppo egocentrici?
E’ stato un tour molto cool, al momento giusto per noi. “Heads Up” era uscito soltanto da un paio di settimane. Avevamo qualcosa da promuovere, il nostro primo album in vent’anni. Sia Rob che Deniz sono veramente delle persone in gamba. Conosco Rob un po’ meglio avendo lavorato con lui sulle prime registrazioni degli Stems e recentemente sul mini album “The DomNicks” (Dom Mariani e Nick Sheppard dei Cortinas, Off The Hip Rec., 2010). Lavorerei con entrambi senza problemi. Sono delle persone appassionate della propria arte, la musica.

Quale dei due album che avete inciso identifica meglio The Stems sound? Io sono molto affezionato alle sonorità sixties dei primi 2 singoli, ma mi colpisce molto nei seguenti lavori la vostra facilità di abbinare belle melodie a testi incentrati sull'amore come Love Will Grow e At First Sight, due dei vostri brani più noti.
Penso che l’ultimo album “Heads Up” sia più vicino al suono della band in quel periodo. La parte piu’ caratteristica del suono degli Stems è soprattutto la melodia,  senza per altro che questo intacchi il lato rock del suono. Preferisco il suono di “Love Will Grow” a quello dell’album “At Fist Sight”. Ci sono delle buone canzoni in “At First Sight”, ma non penso granchè della produzione.


Nel 2010 l'etichetta italiana Misty Lane ha dato alle stampe un altra ottima antologia "From The Vault", che mi dici del pubblico italiano ed europeo in generale rispetto a quello australiano?

Non ne sono molto sicuro ma penso che i fan siano un pò più appassionati.

Da collezionista di vinile notavo con piacere che i vostri dischi sono sempre usciti su vinile, una precisa scelta tua o solo una casualità?
Casualmente la Misty Lane ci avvicinò per farlo. E’ davvero grandioso averlo realizzato di nuovo su vinile. Mi piacerebbe avere anche “Heads Up” disponibile su vinile.

Questo Farewell Tour del 2010 va inteso come scelta e decisione definitiva di chiudere l'avventura The Stems o sei pronto un’altra volta a stupirci e ripensarci nuovamente? Leggevo in una tua intervista del 2009 queste righe: "This is our first farewell. We did break up once but we weren't in good enough shape to say goodbye. This time we'll end it off on a good note. The band's going really well but you just know when it's time to go" Puoi spiegarci come dobbiamo intendere questo commento?
Sono stati gli ultimi concerti. Spesso prendiamo in giro gli addii e le reunion perchè l’abbiamo fatto due volte e la seconda volta fu piu’ lunga della prima. A questo punto dubito che lo faremo di nuovo con la formazione originale. La porta non è chiusa, ma se gli Stems dovessero suonare di nuovo sarebbe con una formazione diversa.

Per concludere una domanda che ho in testa da tanto tempo, il tuo cognome Mariani suona molto latino: per caso nel tuo albero genealogico ci sono antenati o parenti Italiani?
Le mie origini sono italiane. I miei parenti vengono dall’Abruzzo. Immigrarono in Australia negli anni ’50. Ho ancora degli zii, zie e cugini a Vasto. Li ho visitati piu’ volte e una volta ci suonai con i DM3 nel 2001 dietro invito di Gene Gnocchi, quando conduceva lo show televisivo “Perepepe’”.

Grazie Dom per il tempo che hai dedicato a noi di DISTORSIONI: ti faccio gli auguri miei e di tutti i fans italiani per un felice proseguimento della tua splendida carriera, sperando vivamente di rivederti on stage da queste parti e con The Stems.
Grazie Ricardo

ciao, Dom

intervista a cura di Ricardo Martillos 
grazie a Myriam Bardino per le traduzioni

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1 commento:

aldo ha detto...

Grazie Ricardo per l'articolo e intervista (che avevo letto in inglese su Garagepunk hideout). Io mi ricordo dei primissimi Stems poi li ho lasciati un pó perdere dato che a parte i gruppi a cui si ispiravano, Electric Prunes etc mi interessavano solo alcuni dei loro contemporanei, quelli piú "sixties" tipo Tell Tale Hearts, Thanes...anche perché uno non poteva comprar tutti i dischi che voleva! In ogni caso vedo che anche Dom non é cosí contento con il suono del loro 1° album...

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