venerdì 25 febbraio 2011

MUSICAL BOOK REVIEWS - "La grande rapina ai Led Zeppelin" di Jason Buhrmester (2010, Fanucci)

«Gli album scorrevano sotto le mie dita. Paranoid, Volume 4, Master of Reality e naturalmente Black Sabbath, l'album che rappresentò l'inizio di tutto per la più grande band del mondo: i Black Sabbath. Ne presi una copia di ognuno, me li ficcai sotto il braccio e mi guardai attorno. Il negozio si chiamava Record Barn e ci venivo da quando ero ragazzino. Al liceo ero solito sgattaiolare in cucina nel bel mezzo della notte per prepararmi uno spuntino così da tenermi i soldi del pranzo del giorno dopo. Alla fine della settimana avevo risparmiato abbastanza per un paio di 45 giri».

Si presenta così nelle prime righe del libro, Patrick Sullivan, il protagonista del romanzo "La grande rapina ai Led Zeppelin" di Jason Buhrmester, giornalista e collaboratore di Rolling Stone Italia. E' appena tornato a Baltimora da New York dove ha vissuto per alcuni mesi dopo aver partecipato a una rapina finita male che è costata invece otto mesi di prigione per violazione di domicilio al suo amico Alex. Patrick gira con un gruppetto di amici, ventenni come lui, che sopravvive di espedienti più o meno leciti e vive di musica, di musica rock, ciascuno seguendo le sue passioni. Per Patrick i Black Sabbath e poco altro.

«Si udiva una musica di sottofondo. Qualcosa di tosto e rumoroso. Roba che mi piaceva. Chi sono?” domandai.
“Gli Stooges. Sono di Detroit.”
“Niente male.”
“Scherzi? Ti piace sul serio qualcos'altro a parte i Black Sabbath?”
“Giusto per ammazzare il tempo fino al loro prossimo album.”

Il romanzo è ambientato negli anni '70 e i ragazzi distribuiscono le loro passioni musicali tra Black Sabbath, Rolling Stones, Stooges, Doors, Who, Animals e naturalmente Led Zeppelin. A Patrick i Led Zeppelin non piacciono, li odia ancora di più quando viene a sapere da Frenchy dei vari “furti” di brani: You Need Loving degli Small Faces che è diventata Whole Lotta Love , Dazed and Confused ripresa dagli Yardbirds, primo gruppo di Jimmy Page, l'attacco di Stairway to Heaven copiato dagli Spirit. E proprio a lui viene l'idea di rapinare la band inglese mentre è in tour a Baltimora.

«E quale sarebbe l'idea di cui parlavi?” chiese Frenchy.
“Derubare i Led Zeppelin.”

Nessuno disse niente. Alla fine, Keith si mise a ridere.

“Figli di puttana. Prima mi fate credere che Jim Morrison è andato a Soul Train e adesso ve ne uscite con questa stronzata. Bel tentativo, ragazzi.”
“Sto dicendo sul serio”»

Lavorando per il catering dei Led Zeppelin, Patrick ha scoperto che il manager si fa pagare sempre in contanti, la sera stessa, dopo il concerto. Il problema è come riuscire ad avvicinare i Led Zeppelin nell'albergo in cui stanno e per scoprirlo Patrick riaggancia la sua ex fidanzata la cui sorella fa parte dei Misty Mountain Hoppers, un fan club degli Zeppelin. Scopre quindi che Jimmy Page durante i tour compra chitarre e i ragazzi decidono di andare a proporgli una Fender Telecaster del 1960.

«Le persone presenti nel backstage si erano già ammassate al lato del palco per guardare gli Zeppelin, e io e Frenchy procedevamo a grandi passi lungo l'ampio corridoio. Gli Zeppelin avevano attaccato con Rock and Roll per poi passare a Celebration Day. La batteria rimbombò contro le pareti di cemento del corridoio deserto mentre noi avanzavamo verso il palco (…)

Jimmy Page si ergeva al cospetto delle casse, le spalle alla folla. Il suo viso era incorniciato da una corona di boccoli sudaticci e scuri. Indossava pantaloni a zampa d'elefante ricoperti di ricami e un piccolo giubbotto in tono senza camicia sotto. Simboli bianchi erano allineati sulla gamba dei pantaloni e sui polsini del giubbotto. La chitarra gli pendeva bassa, all'altezza delle ginocchia, lui era incurvato con la testa in avanti, intento a estrarre dallo strumento gli accordi di Celebration Day. (…)

Gli Zeppelin ci diedero sotto con Black Dog e Over the Hills and Far Away, dopodiché si lanciarono in Misty Mountain Hop. Robert Plant danzava sul bordo del palco, portava jeans attillati e un minuscolo gilè. Fece roteare il microfono con la corda e pompò con i fianchi in direzione della folla. La gente andò in delirio. Le luci sul pubblico si abbassarono e gli Zeppelin rallentarono al ritmo di Since I've Been Loving You.
Il pigro giro di basso di John Paul Jones rombava sul palco. Battei il tempo col piede e diedi una controllata all'orologio. Per quanto avrebbero suonato?»
.

Alla fine del concerto Patrick e Frenchy avvicinano il gruppo e Richard Cole, il tour manager della band, e Frenchy, più esperto di chitarre, gli propone la Fender. Ma Jimmy Page non è interessato così Frenchy, preso dal panico per il gancio che stava per perdere, dice al manager che ha anche una Les Paul del '58, una delle chitarre più rare al mondo. Questa volta Page è ovviamente interessato e il manager lo invita a portargliela in albergo a New York. Il piano può dunque partire ma c'è un piccolo problema: Frenchy non ha una Les Paul del '58! L'unica chitarra del genere in zona è al banco dei pegni. I ragazzi devono quindi prima di tutto rapinare il banco dei pegni per impossessarsi della chitarra e quando lo fanno vanno inconsapevolmente a pestare i piedi ai Blackwoods, una banda di motociclisti, e al loro leader Billy, e da quel momento cominciano una serie di avventure che proseguono per il resto del romanzo - e che ovviamente lasciamo scoprire al lettore - nello scorrere dei capitoli che, per inciso, hanno spesso il titolo di brani noti, come Let's Spend the Night Together, No Fun, Electric Funeral, Nobody's Fault but Mine e così via. "La grande rapina ai Led Zeppelin" è un romanzo leggero e scorrevole che, come ben dice una frase sulla copertina del libro, piacerà ai fanatici del rock.

Rossana Morriello


Led Zeppelin vs Black Sabbath
Whole Lotta Sabbath (mashup)

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