giovedì 24 febbraio 2011

LIVE REPORT: Wire - Roma, 21 febbraio, Circolo degli Artisti, 2

Degli Wire si è detto molto, a volte male. La verità è che la triade sfornata a raffica nel triennio ‘77-’79 (“Pink Flag”, “Chairs Missing” e “154”) ha spiazzato tutti. Ha rappresentato il monolite di provenienza aliena al quale per anni si è girato intorno per tentare un’identificazione, una classificazione, una definizione appropriata. La verità è che il gruppo di Colin Newman è talmente etereo e mutevole che sfugge ad ogni banale tentativo di catalogazione. Ristretto andare a cercare le solite trite definizioni di band post-punk o new wave caratterizzata da un approccio intellettuale e sperimentale, stiamo parlando di artisti dada, di fenomeni mutanti. Del resto l’arte è una libera espressione di creatività e talento e certamente Newman, così come Bruce Gilbert e Robert Gotobed, erano tre studenti di belle arti i cui intenti primari erano quelli di trovare linee comunicative alternative. Ne sentirono l’urgenza sul finire degli anni ’70, quando tutto veniva buttato nel calderone della protesta, dei fervori punk di giovani alienati e frustrati, di rumorismo fine a se stesso; ne sentono l’esigenza ora, dopo che tanta acqua è passata sotto i ponti e c’è da supporre che faranno lo stesso per gli anni a venire, anzi c’è da scommetterci.
Con "Send", nel 2003 hanno imposto la loro totale autorità di veterani capaci ancora una volta di precorrere i tempi, di delineare suoni minimali e corposi all’insegna di un cyber punk marziale e introspettivo, frenetico ma d’atmosfera, a riassumere anni di sperimentazione libera e sfrenata, progetti paralleli ed EP all’insegna di una agognata autoproduzione. Con l’ultimo lavoro "Red Barked Tree" (2011) il quartetto ormai privo di Gilbert, non si concede nessuno sconto e con un piglio coraggioso e coerente si rimette in gioco con la stessa enfasi di una band ai suoi esordi, ricercando, sperimentando, solcando ancora una volta traiettorie estremamente eterogenee, frutto di una curiosità e di una freschezza senza fine, di una qualità estetica, di una rabbia raffinata che non ha eguali. Incontrare questa storica band dal vivo è stata un’emozione che ancora una volta si caratterizza per essere semplicemente sorprendente. Sorprendente il loro modo di presentarsi sul palco, sorprendente il repertorio eseguito, sorprendente la loro calma apparente di signori ingrigiti e dall’aspetto pacato e la forza devastante, il muro sonoro incontenibile, capace di fuoriuscire dai loro strumenti. Energia fluttuante allo stato puro.
Diciotto i brani presentati e due ore di concerto nella loro seconda tappa del tour italiano, Roma, 21 febbraio 2011, Circolo degli Artisti.
Esordiscono con Smash uno dei brani di maggior tensione strumentale dell’ultimo lavoro, Newman fa un cenno rapido di saluto al pubblico e dedica il pezzo al cavaliere Berlusconi e al colonnello Gheddafi. Comet e Spent sono un effetto sberla che culmina in riff di chitarre quasi incontenibili per poi finire con uno stacco secco assolutamente imprevedibile. Two people in a room e 106 beats that ci riportano alla rabbia primordiale di "Pink Flag" e "154", lame taglienti difficili da schivare; vengono però mitigate dai tocchi più melodici di Kidney bingos, Boiling Boy, e la bellissima quanto inaspettata Underwater experiences completamente stravolta rispetto alla versione originale, arricchita da un suono martellante e ossessivo di base e velocizzata nei passaggi di basso di Graham Lewis. Quest’ultimo col suo impeccabile glamour tenuto alto dalla sua espressione severa e quasi un po’ arcigna è l’unico che si è concesso la stravaganza di un cravattino nero a pois, da esperto stilista quale è, e di un cappellino dal sapore scozzese con l’immancabile pon pon rosso, peccato solo che durante le sue sferzate di basso lo abbia ripetutamente perso finendo inevitabilmente per accantonarlo.
Please Take e Red barked tree sono piacevoli e coinvolgenti e danno modo di sfoderare virtuosismi stilistici, giuste dosi di elettronica e loop digitali. E mentre non si può fare a meno di domandarsi se a prevalere sia la loro parte easy listening o quella più arrembante e ossessiva, dopo l’ascolto spiazzante di Adapt chiude il concerto una versione di Pink Flag che lascia letteralmente atterriti, la prima parte ancor più feroce e velocizzata rispetto alla versione dell’album, la seconda enfatizzata da un groviglio di distorsioni che suggeriscono un suono quasi spaziale, che giunge da distanze siderali per poi andare ad attutirsi lentamente: la batteria tace, le luci quasi spente e tutti i musicisti sono piegati a terra sulle ginocchia puntando direttamente sulle corde questi AMPLIFICATORI DIGITALI PORTATILI (Sustainer) che fanno arrivare il suono della vibrazione per un tempo quasi senza fine. Non posso fare a meno di figurarmi quella bandiera rosa sventolante da 34 anni su quella landa desolata e indefinita, penso ad un passaggio, a delle conquiste e ad un posto che rimane vuoto, poiché loro sono già avanti anni luce, proiettati nell’irraggiungibile.
See you next time” ci dice Colin Newman, prende la sua chitarra, il suo enorme asciugamano bianco e si ritira velocemente. Precisione tutta inglese sono le 0:00 esatte!
Romina Baldoni
(fotografie di Romina Baldoni)

scaletta:
1. Smash (Red Barked Tree, 2011)
2. Advantage in height (The Ideal Copy, 1987)
3. Comet (Send, 2003 e Red & Burn 1 EP, 2002)
4. Please Take (Red Barked Tree)
5. Red barked tree (Red Barked Tree)
6- Kidney bingos (A bell is a cup … until it is struck, 1988)
7. Clay (Red Barked Tree)
8. Bad worn Thing (Red Barked Tree)
9. Moreover (Red Barked Tree)
10. Two people in a room (154, 1979)
11. 106 beats that (Pink Flag, 1976)
12. Boiling boy (A bell is a cup … until it is struck)
13. Spent (Send  e Red & Burn 2 EP)
14. Down to this (Red Barked Tree)
15. Drill (The Ideal Copy, 1987)
16. Underwater experiences (Behind the Curtain,1995: '77, '78 Unreleased Songs)
17. Adapt (Red Barked Tree)
18. Pink Flag (Pink Flag)

formazione:
Colin Newman, Wire's front-man, rhythm guitarist
Edvard Graham Lewis, bassist
Robert Grey (Gotobed), drummer
Matt Simms, guitarist

1 commento:

Egidio ha detto...

Ottimo articolo completo e dettagliato.

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