sabato 26 febbraio 2011

BEADY EYE, la nuova creatura di Liam Gallagher : "Different Gear, Still Speeding" (Febr.28 2011, Big Brother/Beady Eye Rec.)

‘Altra storia, con la stessa velocità’, più o meno così recita (con chiaro riferimento agli Oasis) il titolo del primo album dei Beady Eye, la nuova band che Liam Gallagher ha messo su nel 2009 nel momento stesso in cui gli Oasis ufficialmente si scioglievano con l’allontanamento del perennemente amato/odiato ‘brother’ Noel.
In realtà i Beady Eye schierano a mò di new-Oasis tre ex di quella band, Gem Archer alla chitarra, Andy Bell al basso e Chris Sharrock alla batteria: con essi Liam ha pubblicato un primo singolo nel novembre 2010, Bring The Light ed un secondo, The Roller è uscito prima online e poi nei negozi tra gennaio e febbraio 2011.
L’album “Different Gear, Still Speeding” sta per uscire proprio mentre scrivo, ed il primo tour europeo (che dovrebbe toccare anche l’Italia) e giapponese della nuova band di Liam è previsto tra marzo e luglio 2011. Questi i fatti. Passando all’album la prima cosa che colpisce è il produttore: Steve Lillywhite, l’uomo che sta dietro a tanti capolavori della gloriosa e fondamentale new-wave anglosassone, “Drums and Wires” e Black Sea” degli XTC, il debutto e “Talk Talk Talk” degli Psychedelic Furs , “Ha!- Ha!- Ha!” degli Ultravox, U2, Pogues, Siouxsie & the Banshees, Eddie & the Hot Rods. Lillywhite anche questa volta non si smentisce conferendo ai brani di “Different Gear, Still Speeding” un suono denso, compatto, nitido (qualcuno si ricorda del primo Psychedelic Furs?), che si sprigiona prepotente dalle casse dell’impianto o del vostro p.c., a cominciare dall’iniziale potente Four Letter Word, che forte del massiccio apporto dei fiati fà da efficacissima apripista al lavoro. Lo stesso “wall of sound” d’ascendenza Spector-iana che si ritrova in Standing On The Edge Of The Noise e nei legni dell’epica cover degli World Of Twist Sons Of The Stage (b-side di Bring The Light su vinile).
Rispetto agli album degli Oasis qui troverete un sound notevolmente più fresco e una maggiore varietà di stili, come lo sfacciato look rock & roll del singolo Bring The Light, le sfumature blues della sintomatica Beatles And Stones ed il mood ‘jazzy’ della deliziosa World Outside My Room, che non compare nella tracklist ufficiale dell’album): a trionfare comunque in questi solchi è ancora una volta quel concetto di pop profondamente anglosassone , troppo ‘derivativo’ a detta dei detrattori, portato al successo planetario dagli Oasis. Radici ben piantate in un songwriting assolutamente John Lennon : ascoltate il singolo The Roller e Three Ring Circus, con Liam Gallagher in pieno Lennon-transfert vocale e ditemi se non vi sembra di essere al cospetto di due novelle Instant Karma. Il disco contiene più di un potenziale hit (a prescindere dai due singoli) come l’orecchiabilissima e leggiadra (troppo leggerina probabilmente per i detrattori) For Anyone, un gioiellino di artigianato pop, l’esotica Millionaire, la fascinosa ballata Kill For A Dream, sino a piccoli capolavori di scrittura, con un ispiratissimo Liam Gallagher sugli scudi a farci vibrare come non sospettavamo potesse ancora accaderci: la finale, lunga, evanescente The Morning Son, dalla coda dannatamente psyche (lo so, il paragone con A Day In The Life è irriverente!) sembra davvero voler perpetuare la stagione d’oro del pop anglosassone immortalata dai quattro di Liverpool in album come "Sgt.Pepper", "Revolver" e "Rubber Soul"; Wigwam e The Beat Goes On attingono alla lezione del pop-psyche inglese made in ‘60 più aristocratico. La vedo davvero dura per i detrattori più volte evocati in questa recensione gettare anche stavolta fango sullo sfrontato ed antipatico Liam e sui Beady Eye, la sua nuova splendida creatura.
Wally Boffoli

BeadyEye

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