lunedì 5 settembre 2011

LIVE REPORT: I WILL BE YOUR MIRROR - ATP Festival, 23 e 24 luglio 2011, Alexandra Palace, Londra

I Will Be Your Mirror, curato ogni volta da artisti diversi, e’ un festival itinerante e parallelo all'All Tomorrow’s parties. Dopo Tokyo è stata quindi la volta di Londra a fine luglio. Il festival questa volta e’ stato curato dai Portishead, uno dei gruppi faro del trip-hop inglese negli anni '90 e si è svolto nel palazzo ottocentesco di Alexandra Palace, un tempo luogo di svago degli abitanti del nord di questa metropoli. Due giorni con le migliori realtà della musica e una scelta cinematografica sorprendente, anche se purtroppo in contemporanea ai concerti.

Saltato il sabato, il mio festival inizia domenica 24 luglio, primo giorno di caldo estivo qua a Londra. Stringe quasi il cuore dover passare il pomeriggio al chiuso ma non c’è tempo per riflettere. Dal sole abbagliante di mezzogiorno 
ci ritroviamo catapultati in una sala buia (West Hall) dove salgono sul palco i Godspeed You!Black Emperor (GY!BE).
Il loro set e’ sempre intenso e suggestivo coadiuvato da filmati di pellicole in loop che sembrano intensificare ogni nota musicale. Si tocca un po’ tutta la discografia eccetto l’ultimo "Yanqui U.X.O" uscito nel 2002 e non possono mancare gli inediti oramai conosciuti da tutti i fans, “Hope Drone” che inizia il loro concerto e la frenetica “Albanian”. Molti dei presenti si chiedono se saranno inclusi nel nuovo disco in cantiere per i GY!BE. Dopo il concerto curiosiamo al banchetto del merchandising e compriamo la prima maglietta ufficiale nella storia del gruppo: i tempi cambiano anche per i GY!BE. Andiamo fuori a prendere un po’ d’aria ma dobbiamo prima percorrere dedali di corridoi per trovare un’uscita e un’entrata che non corrispondono e che sono sorvegliate zelantemente da una security alquanto scontrosa.
Negli spazi esterni i pochi punti di ristoro sono presi d’assalto e le code sono interminabili: non osiamo pensare cosa sarebbe stato se la giornata fosse stata sold out. Persi tra i vari corridoi, perdiamo gli S.C.U.M prima di entrare nella seconda sala (Great Hall), illuminata dalla luce diurna, molto più accogliente. La pessima acustica fa sì che non prestiamo molto attenzione ai Liars ed ai Beach House che si avvicendano sul palco: continuiamo a parlare di varie amenità seduti per terra in un angolo mentre davanti a noi sfilano vari musicisti che si fermano a guardare i gruppi sul palco e con i quali puoi scambiare qualche chiacchiera. Continuerà cosi per tutta la serata. Da questo punto di vista, un festival confidenziale con un’atmosfera molto rilassata.

Nel frattempo, facciamo un saltino nella West Hall per vedere il progetto orchestra di Adrian Utley (Portishead) e Will Gregory (musicista che ha collaborato con Goldfrapp, Spiritualized, Micheal Nyman e Portishead): la colonna sonora del film "Passion of Joan Arc" di Theodor Dreyer del 1924. Rimaniamo solo cinque minuti, a causa di un caldo opprimente e l’assenza totale di posti a sedere, fondamentali per questo genere di spettacolo.
A questo punto prendiamo posizione sotto il palco della Great Hall, per gli Swans, gruppo seminale del post punk americano degli anni '80 e '90, che hanno pubblicato "My Father Will Guide Me Up a Robe to the Sky", dopo tredici anni di assenza dalle scene. Grazie al lungo soundcheck ad opera degli stessi musicisti, il suono per questa esibizione e’ impeccabile. Un set grintoso e pieno d’energia che ha ripercorso gli ultimi dischi degli Swans con assaggi anche di nuovi brani come The Apostate, presumibilmente presente sul prossimo disco previsto per il primo semestre del 2012. Mentre lo sciamano Michael Gira ipnotizza il pubblico, il suono greve e fragoroso delle chitarre e’ sostenuto da un ritmo dirompente: sebbene sia la terza volta che assisto a un concerto degli Swans negli ultimi nove mesi, mi lascio sempre trasportare da loro nei meandri sconosciuti dell’inconscio. Un gruppo e un suono che lascia il segno. Alle sette di sera, a fine concerto, usciamo da Alexandra Palace per stenderci sull’erba per godere degli ultimi raggi di sole mentre ammiriamo la vista su Londra. Ritorniamo in tempo nella West Hall per vedere un paio di minuti del progetto dello scrittore Alan Moore (V Vendetta, Watchmen, From the Hell) con uno dei maestri del drone doom Stephen O’Malley. Progetto sicuramente interessante, anche se la cattiva acustica rende un po’ difficile la comprensione dei testi e ci rechiamo nella Great Hall che data l’ora e’ ormai buia e dove hanno già iniziato i Grinderman.
Rock al fulmicotone. Nick Cave sembra aver ritrovato una forma smagliante e il suo nuovo combo composto da qualche Bad Seeds (Warren Ellis, Martin P.Casey, Jim Sclavunos) lo asseconda a meraviglia. Il set e le canzoni sembrano però quasi un tantino troppo laccate e perfette: pare mancare quella dose di originalità e realismo che serve per convincere fino in fondo. Lascio Nick Cave e i suoi amici ancora sul palco perché e’ ora nella West Hall, dei Telescopes, uno dei gruppi icona del movimento shoegaze degli anni 90. Una luce rossa e fioca sul palco a stento illumina gli otto musicisti e la voce di Stephen Lawrie, appena udibile, si fonde come una dolce nenia con questi paesaggi lunari musicali. Si e’ avvolti in vortici psichedelici e si perde cognizione dello spazio e del tempo.Un’esibizione calma e soavemente piacevole. Senza accorgersi ci ritroviamo catapultati un’ora dopo nella Great Hall, sul palco ci sono ora i curatori del festival “I’ll be your mirror”: i Portishead. Devo ammettere che ero un po’ prevenuta sui Portishead memore di una performance alquanto blanda al City Square a Milano sedici anni prima. Con gioia mi sono ravveduta. La loro esibizione e’ stata una piacevole sorpresa. Musicisti completi a 360 gradi che hanno lavorato molto sulla parte live e che sanno oggi calcare la scena con un’eleganza e professionalità come pochi altri al giorno d’oggi. Sembrerebbe che anche la voce contralto di Beth Gibbson abbia acquistato più profondità e maturità. Uno spettacolo inoppugnabile anche da parte dei più critici, corroborato da visuals accurate che rendono l’atmosfera ancor più poetica e dolce. La Great Hall si chiude con un concerto memorabile: ci spostiamo nella West Hall dove inganniamo il tempo giocando con il pubblico con degli enormi palloncini che uno dopo l’altro esplodono generando delle forti risate.
I Caribou iniziano a suonare ma dopo qualche pezzo le nostre gambe non reggono più i ritmi ballerini del gruppo di Daniel Victor Snaith e i suoi amici: lasciamo alle nostre spalle l’Alexandra Palace che presto ritornerà a dominare Londra nella quiete. Scendiamo a valle in mezzo ai viali alberati di Alexandra Park, accompagnati dal rumore dei nostri passi e delle nostre parole, in una qualunque notte estiva londinese.
Myriam Bardino

Foto di Myriam Bardino, meno la n. 5 dall'alto in basso,The Liars, di JOERI-C

Portishead - Roads
Swans – The Apostate

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