mercoledì 31 agosto 2011

GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO: “Rojo” (2011, La Tempesta Dischi)

Questa recensione é una piccola sfida verso me stessa e le mie opinioni, quasi sempre diffidenti verso questo progetto. Per cui, spogliata il più possibile dal pregiudizio, ho cercato di ascoltare le undici tracce di "Rojo" come i bambini imparano l’esperienza del mondo, attraverso l’istintività, per poi tradurla in pensiero più complesso una volta fatta propria. Si comincia con Regola #1, predica da megafono sulla strumentalizzazione operata dai media nel descrivere le realtà della piazza e della
strada che esprimono il loro dissenso anche violento, seguita da Ci sarà, in cui Giorgio pare interrogarsi sulla mancanza di senso alla maniera del Vasco nazionale (no, non il suo pupillo Brondi, ma proprio quello di “voglio trovare un senso a tante cose,
anche se tante cose un senso non ce l’ha”. Che dire, è pur sempre un riferimento popolare, no?). La solita tempesta è una ballata folkeggiante cantata dall’inedito duo Francesco Baccini e Fiorella Mannoia. Ah, no! E’ sempre Canali che si fa accompagnare da Angela Baraldi e parlano di quell’amore che “riduce a brandelli”. Ma subito dopo tornano i toni pasionari, l’invettiva verso chi non si decide ad andarsene e abbandonare il potere in Carmagnola #3, un indice di canti rivoluzionari utile ai liceali che la prossima stagione potranno gridare “viva il suono del cannone” riprendendosi con l’iPhone. Bello il viaggio sonoro di Controvento, decisamente meno il susseguirsi di luoghi comuni decadenti e anche abbastanza trash del testo che conducono, poi, a Morire di noja: quasi impossibile non pensare a Balliamo sul mondo e Libera nos a malo di Ligabue.
Nel costante alternare sentimento a temi socio-politici, arriva Treno di mezzanotte, un classico pezzo sulle relazioni di questi “cazzo di anni zero”, sul disorientamento nel quale pare così bello e impossibile non crogiolarsi e di cui non si sentiva affatto il bisogno. Sai dove, invece, avventa le sue parole sulle false libertà propagandate dalla Chiesa, e si finisce con Un crepuscolo qualunque, Risoluzione strategica # 6 (“tra un’ondata di barbari e l’altra il Medioevo è tornato, e tutto quello che c’eravamo presi lo rivogliono indietro”, canta De Gregori. Ah, no! È sempre Giorgio) e Orfani dei cieli, il pezzo migliore a mio parere, quello più diretto e onesto: “a strappare petali e fiori trattenendo il fiato, fingendo di non sapere che è già tutto finito” fa il verso a “curo le foglie, saranno forti se riesco ad ignorare che gli alberi son morti”, quando gli Afterhours di Quello che non c’è sfoderavano una potenza emotiva straordinaria. In linea generale non si può che constatare una buona varietà sonora, si passa dai classici ritmi cantautoriali al folk, ci si innalza verso atmosfere che ricalcano le ossessività new wave e schizzi elettronici per planare su di un rock robusto. Fin qui tutto bene, se fossero solo canzonette. Invece qui si vuol fare addirittura critica sociale.
Ma la rabbia e la schiettezza tanto ostentate sembrano, proprio per questo, togliere onestà alla bestemmia come atto liberatorio, l’immagine carnale diventa ridicola e così molte altre, veramente troppo trite per poterle chiamare desiderio di immediatezza e visceralità. E anche quando la scena si fa più intimista si avverte un’infinita stanchezza nel sentir parlare di una generazione attraverso la lente scura e sporca del “nichilismo, cinismo, sarcasmo e orgasmo”. Non perché non sia in parte vero, ma perché in questo ormai non c’è più nulla di ribelle o vitale e molto, troppo, è stato già detto. Come slogan non basterebbe nemmeno più per vincere le elezioni in Francia! Si tratta spesso di una gran paraculata, farsi interpreti di una realtà sbandata e disillusa prendendone pezzi casuali, mischiandoli col passato e aggiungendo due sputi sul futuro. I 'porcodio' di Canali sono innocui: visto il contesto storico attuale, non hanno nulla di sorprendente, sono gridolini che si mischiano e si perdono nel vociare generale e finiscono, magari anche loro malgrado, in quell’incazzatura desolata che non crea aspettativa e quindi nemmeno sovversione, "le bandiere restano stracci appesi" (Pasolini).
Al contrario dei vecchi “antenati” di Canali, a partire dai CCCP che esistevano veramente nella loro esagerazione esplosiva, passando dai CSI fino ai PGR come successive tappe di sviluppo. Parlando di "Rojo", il cantautore afferma di aver attraversato un momento di crisi creativa e forse questo è percepibile, a mio avviso, in una minor strutturazione dei testi rispetto ai lavori precedenti e a una mancanza d’ispirazione che va troppo spesso giustificata. E così alla fine mi vedo costretta a tornare sui miei passi e a pensare che, sebbene si trovi in giro di assai peggio, molti fenomeni “alternativi” spesso vengono sopravvalutati. Se davvero l’oscurità medievale ci aspetta, inizio a prepararmi per non aver paura del buio. Una vocina sibilante e urticante riassume tutto questo con una frase: “porco cristo offenditi … sei borghese arrenditi”. Dall’ 1.9.9.6. ad oggi poco sembra esser cambiato.
Valentina Loretelli

La Tempesta/Giorgio Canali & Rossofuoco

Giorgio Canali & Rossofuoco - Carmagnola #3
Orfani Dei Cieli

3 commenti:

alex ha detto...

alla faccia del citazionismo...quanta banalità e ascolto superficiale!

Pasquale ' wally ' Boffoli ha detto...

Ciao Alex, come nostra abitudine in caso di commenti, anche di quelli non proprio cordiali come il tuo, ti metto in contatto con l'autrice. Ti risponderà lei ...ciao, e grazie per averci letto

(wally boffoli)

Valentina ha detto...

Ciao Alex, sono Valentina l'autrice della recensione. Io per prima non amo la polemica sterile e il "citazionismo". Quindi se vi sono ricorsa e per senso critico (inteso come vedere - in questo caso ascoltare - le cose senza subirle passivamente, cercando di cogliere eventuali rimandi e collegamenti, tipici dell'esperienza, che non può essere a compartimenti stagni). No credo affatto di aver ascoltato il disco in maniera superficiale, anzi. E il fatto che la mia opinione in merito probabilmente sia diversa dalla tua, prima cosa lo dimostra, e poi non credo sia un motivo sufficiente per renderla banale, in quanto suffragata da argomentazioni e non da sentenze, sulle quali invece spesso si fonda il luogo comune. Grazie comunque per essere intervenuto, continua a leggere Distorsioni. Buona prosecuzione.

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