martedì 26 luglio 2011

BOOKS REVIEWS: “Morte apparente” di THOMAS ENGER (Iperborea 2011, €. 17,00)

Quando ho letto le considerazioni critiche sulla società norvegese contemporanea con le quali Ignazio Gulotta conclude questa recensione di un recente noir di uno scrittore norvegese, ho pensato subito alla straordinaria coincidenza con i fatti gravissimi successi qualche giorno fa in Norvegia. Questa recensione é stata scritta non molto tempo prima, le parole con cui Ignazio la sigilla suonano oggi come un sinistro presagio (wally boffoli)

Agghiaccianti sorprese attendono i mattinieri uomini scandinavi che portano a passeggio il loro amato cane, come sanno bene i lettori dei noir nordici, e così quando Thorbjørn Skagestad avrà l’infelice idea di ficcare il naso in una tenda abbandonata nella collina di Ekeberg a Oslo i suoi occhi si troveranno davanti lo sconvolgente spettacolo del cadavere orrendamente sfigurato di una giovane donna semisepolta nel terreno.
Morte per lapidazione, è stata questa la tragica fine della bella e affascinante studentessa di cinema Henriette Hagerup, e i sospetti cadono subito sul fidanzato pachistano, del resto le modalità del delitto sembrano richiamare le leggi della Shari’a, ed il comportamento reticente di Mahmoud induce la polizia a nutrire ben pochi dubbi sulla sua colpevolezza.
Ma il giorno in cui viene scoperto il crimine è anche il giorno in cui Henning Juul riprende dopo due anni il suo lavoro di giornalista presso una testata on line, il suo viso è segnato da cicatrici, il suo corpo è dolorante e la sua andatura zoppicante, ma è la sua anima che porta con sé i segni di una grande sofferenza e di un implacabile senso di colpa: lui è sopravvissuto, ma non è riuscito a salvare la vita del suo adorato figlio Jonas nell’incendio che ha colpito la sua casa. Henning Juul è un personaggio per molti versi misterioso che al lettore si svelerà poco per volta, scontroso, ribelle alle regole e alle convenzioni, sembra sempre sul punto di lasciarsi andare in preda alla rabbia, alla gelosia, all’insofferenza. Come passatempo ama guardare le partite di calcio dei bambini, convive con l’ossessione del fumo e del fuoco e per quello a cui non pensa, cioè il figlio morto, che gli impedisce di avere sonni tranquilli e ristoratori, è un non riconciliato con la vita e, a rendergli più complicata l’esistenza, ora i suoi capi sono l’attuale compagno della sua ex moglie e una giornalista in carriera a cui lui stesso aveva insegnato i primi rudimenti del mestiere.

(La collina di Ekeberg a Oslo)

Non rimane che buttarsi a capo fitto nell’indagine, benefico anestetico contro il male di vivere, rovistando nella vita della giovane Henriette, fra le sue amicizie e nell’ambiente della scuola di cinema che frequentava e in quella del suo fidanzato pachistano, fra fondamentalisti islamici, gang di quartiere, organizzazioni dedite allo spaccio di droga.

Se è vero quello che dici, dobbiamo stringere il cerchio intorno ai BBB. Ma significa anche un’altra cosa, Henning” dice fissandolo negli occhi.
“Che cosa vuoi dire?”
“Se questi ragazzi sono come altre gang che operano a Oslo, parliamo di veri e propri bastardi. Senza scrupoli. Se tu sei l’unico che può inchiodare Yasser, ai loro occhi sei un uomo morto. Come ho detto si guardano le spalle a vicenda. Per di più hai contribuito a puntare i riflettori su di loro e sulle loro attività, cosa che può distruggergli gli affari. O comunque ridurli decisamente. Questi ragazzi sono accecati di soldi. Metti insieme tutti gli ingredienti e ottieni un cocktail letale.”


E Juul scoprirà che il male, pur in una società ricca e benestante come quella norvegese, può annidarsi negli ambienti più insospettabili, non soltanto fra gli immigrati che mal si adattano ai valori e al modello di vita scandinavo, ma nel cuore stesso della società del benessere diffuso, perché sentimenti come l’odio, la gelosia, la vendetta, l’invidia, l’ambizione fanno parte dell’essere umano e sono pronti a guidare le nostre azioni fino alle estreme conseguenze.

“Che ne pensi di tutto questo?” chiede il poliziotto.
“Che vuoi dire?”
“È la fine del mondo o è solo la civiltà come la conosciamo che sta rompendo gli ormeggi?”
“Non lo so”, dice Henning.
“Nemmeno io. Dannazione”, dice Brogeland scuotendo la testa. “Torneranno un giorno a essere delle persone?”
“No”.
“Neanche per me”.


“Morte apparente”, sotto le strutture di un noir avvincente e intricato, ci parla del dolore e delle angosce dell’uomo, la morte, la perdita degli affetti, la solitudine, la difficoltà dei rapporti umani, ma anche delle paure di una società che teme di perdere se stessa e le proprie sicurezze nel confronto con gli altri. I lettori di noir scandinavi non si sono certo stupiti dei recenti successi elettorali di formazioni xenofobe in quei Paesi, i loro autori preferiti avevano già annusato l’aria, fra questi ora c’è anche Thomas Enger.

Cosa si fa quando il futuro appare vuoto? Henning si è posto la domanda molte volte negli ultimi mesi, avvolto in un’ombra che lo stava divorando. Non esistono parole rassicuranti, come quando era piccolo e un respiro di sua madre o di suo padre bastavano per sapere che sarebbe andato tutto bene, non è niente, stai tranquillo, passerà. Tutto il mare del mondo, tutte le creste schiumose delle onde non ti aiuteranno adesso, Henning. L’unico che può aiutarti sei tu.

Ignazio Gulotta

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