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Domenica 10 Aprile sera al teatro Loanese di Loano (SV) ho assistito ad un concerto davvero indimenticabile. Il duo composto dal trombettista Paolo Fresu e dal polistrumentista Ralph Towner (ieri sera solo alla chitarra acustica, ma suona anche piano, tastiere, percussioni e tromba) ha chiuso a Loano una tournèe internazionale che li ha portati in molte città inglesi, tedesche, sino ad Istanbul oltre che in tutta Italia. Il repertorio del duo è tratto dal Cd
“Chiaroscuro” ed è composto in gran parte da composizioni di Towner oltre a qualche standard. Inevitabile l'omaggio a Miles Davis con
Blue in green e quello a Chet Baker con
I fall in love too
easily. Lo stile di Fresu, che alterna tromba e flicorno e ha usato la sordina in un solo brano, è certamente influenzato da quello di Davis, ma nei fraseggi più sospesi, dove ricerca note più alte, mi ha ricordato anche Ian Carr, trombettista leader dei Nucleus. A parte qualche raro eco in questa serata Fresu non ha mai usato effetti elettronici, di cui altre volte fa grande uso. Towner alterna la classica 6 corde con la chitarra baritono, ha uno stile fatto di suoni secchi, percussivi, molto staccati. Non ricorre mai a virtuosismi, tipo il tapping o le scale iperveloci, come fanno i suoi molti allievi: Towner con gli Oregon, il gruppo da lui fondato nel 1970 con Paul Mc Candless, Glenn Moore e Colin Walcott ha inventato
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praticamente un nuovo genere di musica, quel mix di folk, jazz e classico che è facile sentire da molti appannati imitatori.
Suonando senza sezione ritmica la musica è molto d'atmosfera, i due prediligono tempi lenti. Ma non sono mai cerebrali o inutilmente virtuosistici e anche molti non appassionati di jazz che ho visto tra il pubblico sono conquistati. La gran parte dei brani, vedi la splendida
Sacred place , segue una stessa costruzione: introduzione di Towner, tema e assolo di Fresu, assolo del chitarrista, finale, tranne lo standard
Beautiful Love che inizia col solo di Fresu al flicorno. Tra le composizioni di Ralph spiccano
Summer ends, una bossa, e
Chiaroscuro, spagnoleggiante. Nel brano conclusivo, basato su un ostinato di chitarra, Fresu ricorre nel finale alla respirazione circolare, tecnica che consente di continuare a suonare senza interruzioni, oggi molto usata dai jazzisti ma scoperta dai suonatori sardi di “Launeddas” (cornamusa locale) secoli fa. Entrambi suonano seduti, Towner immobile, a parte qualche strana gag, Fresu si contorce sulla sedia. Parlano poco, ma non pensate siano poco comunicativi: suonando a questo livello le parole non servono. Grandi applausi prima del bis e standing ovation finale per due musicisti tra i più importanti in circolazione. Uscendo dalla sala mi rendo conto che hanno suonato quasi due ore, e mi era sembrato un concerto breve. La rassegna aperta da questo magnifico duo si chiama
Note in Libertà, è ideata da La Compagnia dei Curiosi e si conclude sabato 30 Aprile con la leva cantautorale degli anni zero (Simona Gretchen, Giua, Maler e Giuseppe Righini), un progetto ideato da Enrico de Regibus in collaborazione col MEI.
Alfredo Sgarlato
Paolo Fresu e Ralph Towner Teatro Donizetti
Ralph Towner & Paolo Fresu Seattle 2010
Doubled Up
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