domenica 21 novembre 2010

NASHVILLE PUSSY: Say Something Nasty (Axe Killer/Audioglobe, 2003) Version Collector

Da quanto tempo Blaine Cartwright era sulla strada all’epoca di questo ‘dì qualcosa di sudicio'? Difficile dirlo, di certo dai tempi dei terribili costipati Nine Pound Hammer (cercate il "Live At The Vera" del 1998) che violentavano Train’ Kept a Rollin’ e Keep A Knockin’ già incarnava il prototipo di rocker senza compromessi per cui non esiste frattura tra rock&roll e la sua stessa esistenza: personaggio schietto, senza fronzoli né peli sulla lingua appartiene a quella scuola americana di 'kerouac'iana memoria secondo la quale le uniche certezze vengono solo dalla strada e dalla sua implacabile realtà.
Possono sembrare dei luoghi comuni, per esempio agli asettici seguaci dell’indie-rock ma esistono ancora bands come i Nashville Pussy che continuano indefessi ed arroganti una tradizione maledetta che viene da molto, molto lontano, che ha infiammato i ’60 ed i ’70 e che ha sopravvissuto nelle decadi successive a fasi alterne.
Nulla a che vedere con lo stoner, con l’heavy o la psichedelia tout-court quanto una miscela esplosiva la loro di hard-heavy a muso duro, blues in minime dosi ed approccio punk caratterizzata dalla voce–cartavetro cattivissima di Blaine Cartwright e dalle chitarre incendiarie di Blaine e della sua provocante sensuale compagna Ruyter Suys, una che non lesina nel mostrare i suoi notevoli attributi fisici.
Le assi dei palchi ed i clubs sono per i Nashville Pussy il luogo ideale per dare in pasto la loro esplosiva energia, i loro concerti sono quanto di più coinvolgente possa esserci grazie anche alla carica erotica on stage di ben due donzelle, Ruyter Suys e la bassista Katielynn Campbell ma anche in studio i quattro si rivelano dei veri serial-killers: "Say Something Nasty" ne è cartina al tornasole, più del precedente pur ottimo "High As Hell" e di certo allo stesso livello dell’eccelso "Let Them Eat Pussy".
Prendete gli AC/DC più sanguigni e nevrotici, i Motorhead più speed e brutali, un certo tocco southern –rock e avrete solo una pallida idea della forza penetrativa dei Nashville Pussy e di brani come Say Something Nasty, You Give Drugs A Bad Name, I’m going to hitch hike down to Cincinnati and kick the shit out of your drunk daddy (slang praticamente intraducibile), Beat Me Senseless (cover dei Circe Jerks), Slow Moving Train, nei quali si avverte chiaramente un avvicinamento sempre maggiore alle radici di cui sopra, al southern-rock, all’hard dei seventies, al blues-rock dei maestri: non a caso eseguono ed incattiviscono nel disco anche una famosa cover di Rick Derringer, Rock&Roll Hoochie Koo, cavallo di battaglia tanto tempo fa di un certo Johnny Winter...do you know?
C’è bisogno che vi dica di cosa parlano i loro testi? Le fisse di sempre: storie on the road, alcool, droghe, soprattutto sesso e tanta … 'pussy', con numerosi espliciti riferimenti a quanto di più attraente c’è per noi maschietti in mezzo a due cosce del gentil sesso!
Poi, quasi a tracciare un fil-rouge tra certo suono duro di decadi e scene diverse, nella Version Collector del disco tre covers (bonus-tracks) entusiasmanti e come al solito incattivite, sono sempre stati generosi con le covers i Nashville Pussy: The Kids Are Back di Twisted Sisters (1983), Flirtin’ With Disaster(1979) dei southern-rockers Molly Hatchet ed Age Of Pamparius degli scandinavi Turbonegro (1998).

Wally Boffoli

Say Something Nasty
Age Of Pamparius
Nashville Pussy (Im Gonna Hitchhike)12/05/08
The Kids Are Back
You Give Drugs A Bad Name


Nashville Pussy

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