domenica 13 febbraio 2011

MARIANNE FAITHFULL: “Horses and High Heels” (2011, Naive)

Marianne Faithfull splendida artista inglese di 64 anni da poco compiuti, nata il 29 Dicembre 1946, non finisce di stupirci. Dopo aver passato la sua vita tra relazioni più o meno tormentate con rockstar cone Mick Jagger, aver inciso vari albums a suo nome nell'epoca della Swinging London, quella per intenderci magicamente fotografata dall'Antonioni di "Blow Up", sparì misteriosamente per problemi di droga, cosa quasi normale in quei favolosi anni sessanta, per poi riapparire 10 anni dopo e resuscitare artisticamente con lo splendido "Broken English" (1979) inciso in epoca punk - new wave e osannato da pubblico e critica. Dopo altri validi lavori in studio alternati alla nascente carriera cinematografica (uno su tutti l'ottimo recente film "Irina Palm" che la vede protagonista assoluta), adesso ci riprova con quest' ultimo “Horses and high heels” disco prodotto dal grande Hal Willner, che si preoccupò (tra l'altro) a suo tempo di lanciare il figlio di Tim Buckley, Jeff, nel firmamento rock. L'album si compone di 13 tracce, 9 originali e 4 covers, mentre il precedente stupendo "Easy Come Easy Go" era un disco solo di pezzi altrui, e si presenta con un bellissimo disegno in copertina oltre che la gradita collaborazione di alcuni grandissimi della scena rock americana, Lou Reed, Dr. John ed addirittura Wayne Kramer leggendario leader degli MC5.
In alcune recenti interviste Marianne ha dichiarato di sentirsi felice: forse la recente separazione con François Ravard, compagno nella vita oltre che manager e produttore le ha fatto bene dopo 15 anni passati insieme; tutto questo si riflette nelle sonorità di questo suo ultimo lavoro, non esattamente un disco solare ma in linea di massima ottimista. L'album, registrato in quel di New Orleans si apre con The Stations cover di un brano del grande Mark Lanegan e di Greg Dulli (Gutter Twins), perfetta per la tonalità vocale della Faithfull, qui perfettamente a suo agio.
La seguente Why Did We Have To Part è forse il pezzo più orecchiabile del disco con un refrain che entra in testa facilmente, poi That's how every empire falls che scorre via senza lasciare il segno, seguita da No reason scritta da Jackie Lomax (George Harrison e Eric Clapton tra gli ospiti ) che vede la presenza alla chitarra dell'ex-MC5 Wayne Kramer in un brano molto rock con un sapore di honky tonk blues.
La quinta traccia Prussian Blues è una classica Faithfull-song ben evidenziata dal suono dell'organo hammond; poi arriva Love Song malinconica cover del pezzo della misconosciuta Lesley Duncan, mentre Gee Baby sembra uscita da un album di Carole King, che firma invece la seguente stupenda Goin' Back resa celebre da Dusty Springfield ma soprattutto dai Byrds di “Notorius Byrd Brothers” nel 1968.
La versione di Marianne è molto bella, canto e pianoforte: la voce della nostra eroina è sempre lì, magica e suadente, nonostante le 64 turbolenti primavere che si è lasciata alle spalle.
Il nono pezzo Past Present And Future ricorda molto le song 'cabarettistiche' contenute nel tributo a Kurt Weill (prodotto a suo tempo da Hal Wilner), ancora una volta la Faithfull gioca in casa. Anche la title track Horses And High Heels composta da Marianne è una song molto intensa oltre che autobiografica.
Si tratterà di una personale interpretazione, ma il titolo del disco sembra far riferimento al lungo periodo di dipendenza dalle droghe della Faithfull, Horses come il titolo del classico rollingstoniano ed High Heels (tacchi alti), per la lunga permanenza negli ambienti altolocati del rock. Back In Baby's Arms di Allen Toussaint rende omaggio a New Orleans dove è stato registrato l'album, seguito dalle conclusive Eternity e The Old House, la prima con un breve ripescaggio del famoso disco marocchino di Brian Jones del 1968 “Pipes of Pan at Jajouka” mentre l'altra è una triste song nella vena classica di Marianne, con un bel solo finale di Lou Reed. Un disco tutto sommato soddisfacente anche se non da annoverare tra i suoi migliori, di certo lontano dai vertici post-punk dell'ormai lontano "Broken English".
Ricardo Martillos

MarianneFaithfullOfficialWebsite

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