venerdì 13 maggio 2011

THOSE DANCING DAYS: "Daydreams and Nightmares" (2011, Wichita)

Dopo il primo album “In our space hero suits”, che mi aveva molto colpito nel panorama davvero prolifico dell’indie pop scandinavo, mi aspettavo parecchio dal secondo lavoro delle Those Dancing Days e devo dire che le ragazze di Nacka non hanno deluso le mie aspettative, facendo sì che il loro approccio da scolarette di liceo del primo disco si sia trasformato  in un suono davvero ben strutturato, deciso a solcare una strada più definita rispetto al lavoro precedente. “Daydreams and Nightmares” sotto l'egida Whichita / Cooperative vede la produzione di Patrick Berger, già responsabile del recente lavoro di Robyn e la sua influenza si manifesta parecchio in un disco che, ancor più del suo predecessore, si tinge di venature pop. Mancano forse i singoli da “colpo sicuro” come Hitten e Run Run, che avevano contraddistinto "In our space hero" ma I’ll be yours dalla potente coralità (e che sarebbe sicuramente stata una hit estiva del compianto John Peel) è perfetto per descrivere il nuovo sound della band, così come anche Can't Find Entrance e Keep me in your pocket, di stampo pop alla Cure. L’inizio carico di Reaching forward, con la perfetta base ritmica dell’inventiva batterista Cissi Efraimsson (vero elemento al centro del disco), l’approccio più rock che ora si nota anche dal vivo, in particolare nelle armonie chitarristiche affilate di Rebecka Rolfart come in I Know Where You Live pt. 2 e Fuckarias (primo singolo tratto da questo lavoro, dal titolo che in slang svedese indica i ragazzotti noiosi da cui scappare a gambe levate) e nella voce di Linnea Jonsson che ora si è fatta più incandescente, sono tutti segnali di un lento ma visibile cambiamento rispetto alle originali ritmiche più scanzonate dai ritornelli letali e gioia di vivere in formato canzone. Help me close my eyes fa intravvedere un background new wave di chitarra e synth che risulta in fondo un piacere inatteso. Fa capolino anche una spruzzata di post-punk, tanto in voga in questo periodo, come in brani quali Dream about me e When we fade away,  sintomo che le nostre sono state con le orecchie tese in questo periodo e capaci poi di fare loro i suoni che sentitio in giro. Il disco si conclude con una particolare One day forever (in duetto con Orlando Weeks dei Maccabees), bell’esempio di contrasti tra la vacuità della strofa sostenuta dalle voci e il deciso riff di chitarra saturata dai cori, sospeso tra una introspezione e introversione quasi in stile Sigur Ros. Un episodio, questo “Daydreams & Nightmares” del quintetto scandinavo che, seppur contenente ancora più sogni che incubi, sancisce la acquisita maturità, a conferma di una delle band più interessanti del panorama indie-pop scandinavo e non solo.
Ubaldo Tarantino
Wichita Recordings

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