martedì 26 aprile 2011

LIVE REPORT – "Dum Dum Girls", Milano, Salumeria, 20 aprile 2011

Pensando a come intitolare questo live report mi è venuto in mente “Distratte e Distaccate Girls, sottotitolo: Quando la support band eguaglia gli headliner!”, sì perché, in effetti, un po’ di questo si è trattato. Arriviamo alla Salumeria intorno alle nove e mezza, serata tranquilla, non tanta gente quando, intorno alle dieci, attaccano i Vermillion Sands, band italica in tour a supporto delle Dum Dum Girls per le date di Zurigo, Lubiana, Milano, Roma e Bologna. Una buona vetrina per i giovani Trevisani guidati da Anna Barattin, una quarantina di minuti di buon garage folk con note di merito in particolare per la voce di Anna a metà tra l’aggressività rocker e il sound swinger anni ’60 e per il chitarrista Kano (a cui mi meraviglio come non abbia fatto a volare via la chitarra in un paio di momenti). Un classico esempio di come, da noi, certe realtà a dir poco interessanti, finiscano per non trovare riscontro mentre all’estero riescono ad ottenere contratti e un discreto seguito (vedasi la seguitissima college radio Americana WMFU che nel 2008 li ha inseriti in pianta stabile nelle loro playlist).
Sono quasi le undici ed in rigorosi completi e reggicalze neri super sensuali salgono sul palco le Dum Dum Girls. Il quartetto di Los Angeles con alla testa la chitarrista Dee Dee Penny, seguita da Bambi, Sandy e Jules attacca senza troppi preamboli per un set di quarantacinque minuti in cui scorrono tredici pezzi selezionati dal disco d’esordio sotto egida Sub Pop “I will be” e dai due EP pubblicati ad oggi, “Yours alone” del 2008 e “He get me high” uscito quest’anno. Un set così, carino ma, sinceramente, senza infamia e senza lode. Le Dum Dum Girls sono salite sul palco della Salumeria, hanno suonato i loro pezzi in scioltezza e con un buon entusiasmo per poi andarsene con qualche “grazie” all’attivo e alcuni momenti di buon livello come Catholicked, Bhang Bhang, I'm A Burnout, It only takes one night nonché la conosciuta Jail La La ma, anche i due inediti che stanno suonando in giro Teardrop on my pillow e Lavender haze, e la finale Rest of our lives. Niente encore per chi, come me, sperava di sentire la cover degli Smiths There is a light that never goes out, è rimasto deluso e con le luci che si sono così accese intorno alla mezzanotte. La band mi pare, potenzialmente davvero di buon livello, sia per la presenza fisica e il portamento delle quattro ragazze sul palco, dark ladies con tutte le caratteristiche necessarie ad imporsi, che per la qualità del materiale in repertorio. Rimane il dubbio sull’approccio live un po’ troppo freddo e distaccato (da qui la mia considerazione iniziale) quasi come se per le nostre non facesse differenza essere davanti ad un pubblico da impressionare o nel garage di casa a provare i loro pezzi. Per carità, le ragazze si impegnano ed il sound è a tratti coinvolgente con una batteria che pesta duro e chitarre affilate al punto giusto ma, un po’ più di partecipazione da parte loro avrebbe sicuramente impreziosito lo show, sia per instaurare un maggior contatto con il pubblico che per lasciare almeno al sottoscritto, la sensazione di una performance più sentita. Potremmo dire così: Le Dum Dum Girls hanno in mano un gran bel revolver ma l’altra sera ha sparato a salve, vediamo se la prossima volta ci colpirà al cuore.
testo, foto e video di Ubaldo Tarantino

1 commento:

marco jeannin ha detto...

Mah, a quanto pare la pensiamo proprio uguale...

http://musicreporters.rockol.it/dalvivo/blog/2011/04/21/live-report-dum-dum-girls-salumeria-della-musica-milano-200411/


la tua:
Le Dum Dum Girls sono salite sul palco della Salumeria, hanno suonato i loro pezzi in scioltezza e con un buon entusiasmo per poi andarsene con qualche “grazie” all’attivo...

La mia:
Le Dum Dum Girls sono salite sul palco della Salumeria, hanno suonato i loro pezzi in scioltezza per poi andarsene con un solo “grazie” all’attivo.

La tua:
Niente encore per chi, come me, sperava di sentire la cover degli Smiths There is a light that never goes out, è rimasto deluso e con le luci che si sono così accese intorno alla mezzanotte.

La mia:
Niente encore – chi sperava di sentire la cover degli Smiths “There is a light that never goes out”, vedi il sottoscritto, è rimasto sostanzialmente deluso – e tutti a casa intorno alla mezzanotte.

La tua:
un po’ più di partecipazione da parte loro avrebbe sicuramente impreziosito lo show, sia per instaurare un maggior contatto con il pubblico che per lasciare almeno al sottoscritto, la sensazione di una performance più sentita.

La mia:
un filo in più di partecipazione avrebbe senza dubbio giovato, vuoi per stabilire un contatto più diretto e “accendere” il pubblico a dovere, vuoi per ottenere una performance se non memorabile, quantomeno sentita.

E queste per dirne 3...
Marco Jeannin

Si è verificato un errore nel gadget