martedì 26 aprile 2011

LILIES ON MARS: "Wish you were a pony" (2011, Elsewhere Factory Records)


Hanno collaborato con Franco Battiato in tre pezzi contenuti nell’album “Il Vuoto”, n’è seguito il relativo tour più la partecipazione nel film – sempre di Battiato – “Niente è come sembra”. Le Lilies On Mars, trio formato da Lisa Masia, Marina Cristofalo entrambe sarde, ed il canadese Matthew Parker, si presentano blasonate d’ottime referenze, e da Londra – loro sede fisica – ci tramandano i nuovi suoni del loro nuovo lavoro discografico “Wish you were a pony”, un tenue dream-pop che attinge ciprie shoegazer e ombretti goth senza però dare, offrire quella gran gamma di soluzioni musicali in plus valore che possono rendere un disco - rispettabilissimo nella sua caratteristica – piacevolmente vario e dinamico.

Undici tracce che si muovono tra catalessi nebbiosa e coalizioni nobili, un repertorio decifrabile e sinceramente scontato che fa parte di quella scena sonica underground tweepop che già a dato molto alla storia sottoforma d’icone quali Shop Assistans, Sad Lovers & Giants, Wedding Present o Wolfhound; un genere questo delle LOM per eterne adolescenti, con quelle vocine talmente eteree che rasentano l’incubo bianco, un liricalismo rigidamente chiuso nei suoi confini, che ha un passato ben definito ma che non aspira a nessun futuro, che mantiene intatta quella DIY e i vicinali anni '80 dove l’unico fremente subbuglio è dato da chitarre elettriche dopate che fanno fuzz ogni tanto per poi restare sepolte tra le nebulose – anche inquietanti – portanti della struttura totale.
Il rock può anche spostare il mondo – se solo volesse – ma se si dovesse farlo attraverso il tweepop povero il mondo, tanto vale lasciare tutto com’è, proprio come le mire di questo disco che da Retrò ad Angry lullaby monotonizza con tutta l’onestà possibile ogni giudizio; sarà forse l’ondata di revival, lo stile English dark o il gioco forza di una clownerie triste, ma l’espressione di questa band “aliena” non è nelle corde che appaiono fragili e forzate, troppo uguali a tanti “uguali”, e quel fascino iniziale che si poteva affiggere nel complesso, cade clamorosamente in un passaggio stereo destinato all’indifferenza totale.
Fausto Rossi citava… “…Tutto è lento e i giorni non passano mai, quanta gente si sente sola quando viene sera, girano per strada e non dormono mai e cadono le foglie, cadono…”, forse l’errore principale di questi “Gigli su Marte” è quello di voler fiorire e mettere su foglie a tutti i costi sulla Terra o meglio su quella parte della Terra amorfa ammorbata dall’alienazione degli anni 80. Gli riuscirà?
Max Sannella
Lilies on Mars: Aquarium's Key

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