venerdì 29 aprile 2011

FOO FIGHTERS, “Wasting light” (2011, RCA)

Rieccoli gli ultimi eroi senza macchia del rock’n’roll, puri e duri cavalieri analogici nell’era della digitalizzazione di massa. Asserragliati nel garage di Dave Grohl i cinque Foo Fighters (Pat Smear è nella formazione ufficiale) tornano a tre anni di distanza dal pluridecorato "Echoes, Silence, Patience & Grace" con undici nuove tracce registrate come rock comanda, su nastro analogico, da quel vecchio bucaniere di Butch Vig, già produttore del leggendario "Nevermind". Il video di White Limo vede la Foo Mobile guidata da Sua Maestà Lemmy  “Mr. Motörhead” in persona che, con Jack Daniel’s in una mano e volante nell’altra, conduce i nostri in una tellurica, anfetaminica eruzione sonora punk-metal. Il sipario si apre su Bridges Burning, adrenalinico up-tempo tra Beatles e Queens of The Stone Age fiondati in un refrain degno del Neil Young elettrico più ispirato. In Rope gli spettri di "Presence", antico capolavoro Zep, abbracciano le ombre pulsanti degli ultimi Nirvana. La prima grande e gradita sorpresa ci viene offerta in Dear Rosemary nella persona di Bob Mould, mente e corpo dei gloriosi Hüsker Du, che si unisce alla Grohl’s Band in un’acida ballata elettrica che richiama alla memoria i mitici Long Ryders. Arlandria è quasi Tom Petty nel ritornello, Back & Forth è quasi Cheap Trick, brividi di nostalgia e ritornello da pelle d’oca e lucciconi. La splendida These Days è travolgente mainstream rock F.F. style al 100%. Se A Matter Of Time riverbera echi di certi Soundgarden, Miss The Misery trasfigura Dave & Foo Fighters in Neil & Crazy Horse, i santi protettori del grunge in questo e altri mondi, in un devastante, orgasmico sabba sonoro. La seconda grande e graditissima sorpresa è Kris Novoselic in I Should Have Known, struggente omaggio alla memoria dell’amico d’infanzia e roadie Jimmy Swanson, morto per overdose nel 2008, che inevitabilmente diventa anche elegia per Kurt Cobain (“avrei dovuto sapere che sarebbe finita così, stringi le mie mani, ma non posso ancora perdonarti per aver lasciato il mio cuore in debito”). Walk, intro quasi U2, ci precipita in una valanga sonica fra i primi Radiohead e i Social Distortion con un inedito e improbabile passaporto melodico. Il bambino di Warren, Ohio, diventato ragazzo per le strade di Washington e ora rockstar planetaria, vuole restare ben ancorato alle sue radici più profonde. "Wasting Light" si aggrappa al passato pur offrendo basi per il futuro ed elementi armonici interessanti e di grande suggestione. Come sempre emozionanti e sinceri, i Foo Fighters ci accompagnano lungo la strada condividendo con noi le loro storie, come dei vecchi cari amici pronti ad accarezzarci l’anima e il cuore. E in tempi come questi non è poco.
Maurizio Galasso

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