mercoledì 6 aprile 2011

LEONARD COHEN - "Songs FromThe Road" (2010, Sony Music)

Ci sono dischi che nascono con un intento più schiettamente commerciale che artistico. Potrebbe essere il caso anche di questo album dal vivo, con gli opportuni distinguo.
Nel 2009 la Sony Music ha dato alle stampe “Live In London”, doppio cd che documentava l’inatteso e fortunatissimo ritorno sulle scene di Leonard Cohen dopo anni passati a condurre vita pressoché monastica, un lungo tour che ha incantato le platee di mezzo mondo. Dei vari concerti è stato immortalato su cd quello tenuto alla 02 Arena il 17 luglio dell’anno precedente.
Un disco magnifico: esecuzioni sopraffine, classe da vendere e l’impagabile ironia del Maestro a serpeggiare fra brani immortali. Il nuovo album in studio del Nostro, annunciato sottovoce da tempo, si fa attendere (Cohen è uno che non ha mai avuto particolare fretta) ed allora la casa discografica confeziona quest’altro cd dal vivo. La domanda sorge subito spontanea: vale l’acquisto? La risposta è affermativa e se ne illustrano le ragioni. Poniamo caso che siate un neofita in materia coheniana. Il disco funziona da splendido greatest hits. Ci sono i classici di Cohen, col valore aggiunto che queste esecuzioni e questi arrangiamenti non fanno rimpiangere certo gli originali di studio; anzi, sono anche superiori, e questo è il motivo per cui anche se avete tutto di Cohen non potete perdervi questo cd. Poi, è chiaro, il fascino accumulatosi con l’ascolto di anni è irrinunciabile, però sentire suonare la band che accompagna il cantautore in questo tour è una delizia. Per certi versi questi musicisti sono perfino troppo perfetti, chi scrive nei live apprezza anche quelle piccole irregolarità che fanno, per l’appunto, molto live!
L’apertura del disco è affidata a Lover Lover Lover, diciamo uno dei pochi pezzi di Cohen dove la “gioia di vivere” sprizza da tutti i pori. L’atmosfera è poi surriscaldata dal pubblico di Tel Aviv, che accompagna il ritmo del brano col battito delle mani. E’ “una sorta di ritorno a casa”, per citare un brano degli U2. Seguono due superclassici come Bird On The Wire e Chelsea Hotel, due composizioni che da sole farebbero più che ricco il canzoniere di ogni aspirante cantautore. C’è il tempo per le meno note Heart With No Companion e That Don’t Make It Junk, brano sornione tratto da quel “Ten New Songs” che parecchi adepti ha acquistato alla causa coheniana. Da qui in poi è un tripudio con le stra-classiche Waiting For the Miracle, Avalanche, Suzanne, il brano a cui Cohen deve una carriera, The Partisan, Famous Blue Raincoat (la sua canzone più bella?), Hallelujah, e qui l’emozione aumenta ad ogni strofa, un brano che si è impresso nell’anima di almeno un paio di generazioni, grazie soprattutto alla rilettura datane da Jeff Buckley. La chiusura è appropriatamente affidata alla sempre pimpante Closing Time. C’è anche un bonus DVD con il backstage filmato da Lorca Cohen, figlia del cantautore. Il nome dato alla ragazza non è certo causale: in Cohen poesia e vita coincidono ai massimi livelli. E la musica, quando il poeta è disposto a donarcela, non è da meno.

Ruben

Sisters Of Mercy

Leonard Cohen

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