lunedì 31 gennaio 2011

BRITISH SEA POWER, "Valhalla Dancehall" (2011, Rough Trade)

Nel marasma di gruppi che cercano di accaparrarsi il titolo di Next big thing dalle blasonate riviste di settore i British Sea Power attivi ormai da un decennio escono con un nuovo disco che sembra dire “E chi se ne frega!”. Hanno costruito una carriera alla continua strenua ricerca di sano indie-rock e come tale, questo nuovo lavoro sembra suonare un pò come un "Best of" fatto però di inediti passando per un certo numero di stili tutti organizzati con attenzione e legati insieme da lunghi e nebbiosi intermezzi.
“Valhalla Dancehall”, registrato in una fattoria del Sussex con la collaborazione del produttore Graham Sutton (These New Puritans, Jarvis Cocker) si distacca così totalmente da quel “Man of Aran” del 2009, colonna sonora dell’omonimo documentario del 1934 di Robert J. Flaherty, che li aveva fatti accostare a band quali Sigur Ros e Mogwai e ci ripropone le sonorità che li accumunano più ad Arcade Fire e Manic Street Preachers.
I primi tre brani, Who’s in control?, We are Sound e Georgia Ray (ispirata ad un artico di Playboy degli anni ’60 in cui un gruppo di scrittori venne interpellato a proposito della loro visione del futuro e dai pesanti echi Bowieani) sono sintesi perfetta di ciò che la band ha costruito fino ad oggi con linee armoniose e ad alto potenziale da concerto tanto che, in alcuni momenti, sembra che Yan Scott Wilkinson scandisca le parole lasciando ad un pubblico immaginario, il tempo sufficiente a tenere il passo.
Ma persistendo nell’ascolto arrivano le prime vera sorprese: al quinto brano con Mongk II seguito di Mongk presente nell’EP "Duets", una raffica di tech-rock con la voce di Yan spremuta attraverso l’uso del vocoder mentre Baby suona come una overdose di dream-pop sparata in vena a sangue freddo e Living is so easy si presenta come una spirale di synth impazzito che agisce su un moderno tappeto dance-rock.
Più il disco va avanti più gli strati musicali si fanno numerosi dando l’idea di un lavoro molto curato: Thin Black Sail suona come un salto nel post-punk ed è posizionata tra due lunghi strumentali tra cui la One more now di ben 11 minuti che avrebbero potuto fungere da perfetta chiusura al disco ma che qui, risultano un po troppo ridondanti e noiosetti,
Il disco si chiude con un altro salto nel post-rock di Heavy Water e alla fine, ci troviamo di fronte a un album ampiamente sopra la sufficienza. "Valhalla Dancehall" non è il capolavoro che i British Sea Power ad ogni uscita danno la sensazione di poter tranquillamente realizzare, ma è comunque un ottimo disco, con il suo principale punto di forza nell'equilibrio tra solidità, energia e fantasia, tanto nelle liriche quanto negli arrangiamenti a comporre un indie-rock appassionato e globale.
Ubaldo Tarantino
Cleaning Out The Rooms
Luna

Streaming dell’intero disco

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