mercoledì 8 dicembre 2010

SHORT REVIEWS - GIUSEPPE CUCE’, "La mela e il serpente" (TRP Music, 2010)

Sguardo e cuore rivolti al Sud America quelli di Giuseppe Cucé alla sua prima prova su album. Ritmi soprattutto (quando si parla di quel continente non può che essere così) dal fascino intramontabile per noi europei. Ma anche colori, atmosfere, sensazioni. Un immaginario tradotto in note che sanno di sole e profumi lontani.
La prima cosa che colpisce di Giuseppe è la bella voce, garbata nell’enunciazione, un timbro trasparente che si fa apprezzare sul tappeto musicale fornitogli dai numerosi e impeccabili strumentisti (fra cui Gabriella Grasso alla chitarra classica, coautrice di numerose canzoni) che lo accompagnano nelle nove tracce del cd. Arrangiamenti calibratissimi e ricercati, niente fuori posto. Anzi, se un consiglio vogliamo dare a Giuseppe è quello di osare in futuro di più: inventare, pur rimanendo nello stesso alveo, anche soluzioni strumentali diverse da quelle presenti nel disco; perfette certo, tuttavia codificate da una tradizione rispettabilissima finché si vuole, ma che può - e deve - essere aggiornata (la musica è anche sfida alle convenzioni, perfino a quelle musicali).
Testi dalla poetica delicata, in sintonia con le musiche, fra cui spicca quello di La ballata di un fiore, originale e ben valorizzato da una bella melodia che si apre sul refrain, tant’è che al secondo ascolto ci accorgiamo di averlo già memorizzato. Indicata in chiusura del disco Ghiaccio sul fuoco. Avremmo preferito suggellasse il lavoro al posto della ripresa di Vedrai vedrai, canzone per certi versi “intoccabile” (per esemplificare, sta alla canzone d’autore come Smoke On The Water sta all’hard-rock o Crossroads al blues). Forse poteva essere scelto un brano di Luigi Tenco meno battuto (di belli non ne mancano certo), ma bisogna dire che l’approccio originale non manca, vedi l’uso della chitarra elettrica incorniciata dagli archi e le interessanti armonizzazioni.
Solare la copertina del disco, ma un po’ enfatica rispetto alla poetica delle canzoni, che proprio nel ricercato raccoglimento di liriche e sonorità trovano il loro valore.
In ultima analisi progetto indiscutibilmente ben realizzato, con margini di miglioramento sul piano artistico osando qualcosa di più. La voglia , certo, non può mancare al suo autore.
Ruben

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