venerdì 16 settembre 2011

PRIMUS: "Green Naugahyde" (Release Date: 12 Settembre 2011, Prawn Song)

Dopo una mezza dozzina di ottimi dischi avevamo lasciato i Primus oltre dieci anni fa con due album non certo esaltanti come il "Brown Album" e "Antipop". Ecco che ora, dopo diatribe tipo: scioglimento sì scioglimento no, li ritroviamo con un nuovo album e un nuovo batterista (o vecchio, visto che Jay Lane suonò coi Primus prima del loro esordio discografico) ma con la stessa musica.
Musica difficilmente definibile e descrivibile a chiunque non li abbia mai ascoltati. Il primo brano Hennepin crawler dopo un intro trascurabile di pochi secondi dà già la misura dell’album con il basso scoppiettante di Claypool che la fà da padrone ritagliandosi una ritmica ossessiva ma non dispiacevole che sfocia in frasi soliste mettendo persino in secondo piano la chitarra solista di Larry Lalonde.
Di quest’ultimo avevo sempre apprezzato i solismi frippiani geometrici, spigolosi e un po’ fuori di testa che in questa nuova opera sono ridimensionati al punto che il riferimento maggiore anziché Robert Fripp diventa Andy Summer dei Police, visti i ritmi saltellanti e reggaeggianti di brani come Moron tv e The last salmon man che comunque, almeno quest’ultimo, vede un bell’assolo dall’inizio hendrixiano e dall’andamento schizzato e irregolare. Tra i brani migliori mi sento di inserire anche Tragedy’ a’ comin pezzo funkeggiante dal basso schiaffeggiato impunemente e Green ranger , unica vera “canzone” dell’album, lenta, melodica e col contrabbasso suonato con l’archetto, dopo i mille effetti sonori che stravolgono il suono dello strumento di Les Claypool in modo inimmaginabile (Eyes of the squirrel), dove effettacci sonori fine a sè stessi rovinano un brano cominciato discretamente.
Anche il brano Hoinfondamam è ottimo, con, ancora una volta, un bassismo pirotecnico e la chitarra distorta che propone un riffone quasi hard che nei metodi, ma non nella struttura, ricorda la Wonderful wino dell’album "Zoot Allures" di Frank Zappa, che non cito a caso, poiché anche in Estinction burst il fantasma del genio di Cucamonga aleggia tra le note e gli accordi del brano. Per tutto l’album poi, la voce nasale di Claypool parla, recita, sospira, rappeggia, cantilena, ma senza mai veramente cantare. Nell’esecuzione strumentale, tra tracce di psichedelia avantgard e di simpatie per Prince o per Sly Stone, c’è sempre il rischio di un virtuosismo fine a se stesso e alcune superfluità (vedi l’inutile versione “alternativa” di The last salmon man di una manciata di secondi che conclude l’album) che appesantiscono un disco che non è un capolavoro e non consiglierei a chi volesse accostarsi per la prima volta a questo importante gruppo, ma che non è nemmeno da buttare via nel suo iperbolismo funambolico. Un disco di transizione, si potrebbe dire, se non ché la transizione arriva dopo molti anni e le molte esperienze collaborative e solistiche di Les Claypool. E per concludere con una nota di merito, è sempre apprezzabile il sense of humor di questo trio: in un mondo rock dove la seriosità domina quasi incontrastata, è piacevole trovare ancora chi, come il citato Zappa o come i fantastici e umoristici Gong di alcuni decenni fa, ama giocare e divertirsi con la musica, con l’ironia e con le parole al punto che un brano come Eternal consumption engine, uno dei migliori, sembra uscito dalla teiera volante di Daevid Allen e soci.
Maurizio Pupi Bracali

Prawn Song




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