sabato 13 ottobre 2007

Il meglio dei cinema in DVD by-Antonio -Peterucci n°11


Titolo: STILL LIFE Cina 2006 - Colore, 107 minut
Regia: Jia Zhang-KeGenere: Drammatico
DVD edizione: Lucky Red


Film del regista Jia Zhang-Ke, vincitore del leone d'oro a Venezia nel 2006.
Nel film due diverse storie si intrecciano, sullo sfondo della odierna Cina divisa tra regime comunista e l'avanzare della globalizzazione, e da questi contrasti si manifesta il doloroso smarrimento di un popolo alla ricerca delle proprie radici.
Soltanto alcune misteriose visioni come miraggi nel deserto presenti nella pellicola ci ricordano di una mai sopita speranza che ci sia l'avvento di una terza via, che porti finalmente pace e libertà.
Questo è un film non facile, ma forse anche per questo di struggente bellezza.

Trailer: http://it.youtube.com/watch?v=QYWKbxms1sc (A.P.)






Titolo: PAPRIKA Giappone 2006 - Colore, 87 minuti
Regia: Satoshi KonGenere: Animazione
DVD edizione: Sony Pictures


Ultimo film di animazione del regista giapponese Satoshi Kon autore di due altri famosi anime Perfect Blue e Tokyo Godfathers. La storia del film ruota attorno ad una invenzione che permette di entrare nei sogni delle persone ed anche di registrarli, quando viene rubato il prototipo.
Per i protagonisti, un detective ed una dottoressa scatta la caccia per il suo recupero; se da un lato la trama risulta abbastanza canonica, quello che rende straordinario il film è la grande libertà espressiva e originalità che in questo caso raggiunge livelli veramente notevoli
Inoltre un' ineccepibile realizzazione tecnica dei disegni, delle animazioni e della musica rafforzano il risultato finale; ma forse la cosa più importante vedendo questo film é la capacità di rassicurarci che la forza dei sogni e dell'immaginazione vince su tutto.

Trailer: http://it.youtube.com/watch?v=Wn_7oMh5jOw(AP)






Titolo: DIABOLIK Italia-Francia 1968 - Colore, 96 minuti
Regia: Mario Bava
Genere: Avventura --
DVD Edizione : Paramount


Famoso film del regista Mario Bava, maestro indiscusso del cinema Horror italiano, che in questo caso si cimenta con un adattamento cinematografico del famoso personaggio dei fumetti Diabolik.
Nel rivedere questa pellicola dopo più di 30 anni si prova un senso di euforia e meraviglia,:euforia perché il film è divertente ed ironico senza risultare banale, e meraviglia pensando alle suggestive scene piene di colori in cui con sapienza artigianale Mario Bava, riesce a trovare semplici soluzioni per scene che altrimenti sarebbero state per l'epoca dispendiose da realizzare.
Un sapiente uso della telecamera e delle luci rendono questo film una vera perla di un cinema che non a caso ancora oggi viene ricordato ed apprezzato in tutto il mondo.




Trailer: http://it.youtube.com/watch?v=lSmTcie3lg4ube.com/watch?v=lSmTcie3lg4 (AP)

martedì 9 ottobre 2007

R.I.P. : 9 / 09/ 1967 - THE DEATH OF CHE GUEVARA by ' Wally' Boffoli

Quella che segue é la biografia del CHE tratta dal sito http://biografie.leonardo.it/
e su gentile concessione del sito medesimo.
Forse leggerla nell' anniversario della sua morte, oggi, a quarant'anni esatti dalla sua uccisione (ASSASSINATO!) e al di là di tutte le mitizzazioni del personaggio stratificatesi in questo lungo lasso di tempo può servirci a continuare ad amarlo soprattutto e di più da un semplice punto di vista umano, dando per scontata la sua gigantesca statura di 'rivoluzionario' !
Ho deciso di pubblicarla anche perché questo per la politica, soprattutto quella italiana, mi sembra un momento molto delicato e di disaffezione soprattutto giovanile. Credo ci sia bisogno di rilanciare valori come il coraggio, la chiarezza, la non ambiguità etica e politica e soprattutto la fede nelle proprie idee!
Se i nostri politici (senza distinzione di colore!) per un attimo, o magari solo per oggi, riuscissero a mettere da parte le loro nauseabonde 'strategie oblique e trasversali' e guardassero all'esempio rigidamente etico rappresentato dalla vita e dalle azioni di Che Guevara sarebbe una cosa davvero utile : forse eviterebbero per il futuro chissà quante altre ipocrisie e soprattutto parole, tante intenzioni inutili e senza reali riscontri! ( by 'Wally' Boffoli)
" Vale la pena di lottare solo per le cose per le quali non vale la pena di vivere" (Che)
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Figlio della piccola borghesia agiata, Ernesto "Che" Guevara de la Serna, (il nomignolo "Che" gli venne affibbiato per la sua abitudine a pronunciare questa breve parola, una specie di "cioè", in mezzo ad ogni discorso), nasce il 14 giugno 1928 a Rosario de la Fe in Argentina. Il padre Ernesto è ingegnere civile, la madre Celia una donna colta, grande lettrice, appassionata soprattutto di autori francesi. Sofferente di asma fin da bambino, nel 1932 la famiglia Guevara si trasferisce vicino a Cordoba per consiglio del medico che prescrive per il piccolo Che un clima più secco (ma in seguito, fattosi più grandicello, la malattia non gli impedirà di praticare molto sport).
Studia con l'aiuto della madre, che avrà un ruolo determinante nella sua formazione umana e politica. Nel 1936-1939 segue con passione le vicende della guerra civile spagnola, per la quale i genitori si sono impegnati attivamente.
A partire dal 1944 le condizioni economiche della famiglia peggiorano, ed Ernesto comincia a lavorare più o meno saltuariamente. Legge moltissimo, senza impegnarsi troppo nello studio scolastico, che lo interessa solo in parte. Si iscrive alla facoltà di Medicina e approfondisce le sue conoscenze lavorando gratuitamente all'istituto di ricerche sulle allergie, a Buenos Aires (dove la famiglia si è trasferita nel 1945).
Con l'amico Alberto Granados, nel 1951, parte per il suo primo viaggio in America Latina. Visitano il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela. A questo punto i due si lasciano, ma Ernesto promette ad Alberto, che lavora in un lebbrosario, di rincontrarsi appena finiti gli studi. Ernesto Guevara nel 1953 si laurea, riparte per mantenere la promessa fatta a Granados. Come mezzo di trasporto usa il treno sul quale a La Paz incontra Ricardo Rojo, un esule argentino, insieme al quale comincia a studiare il processo rivoluzionario che è in corso nel paese.
A questo punto decide di rimandare la sua carriera medica. L'anno successivo il Che giunge a Città di Guatemala dopo un viaggio avventuroso, con tappe a Guajaquil (Ecuador), Panama e San Josè de Costa Rica. Frequenta l'ambiente dei rivoluzionari che sono affluiti in Guatemala da tutta l'America Latina. Conosce una giovane peruviana , Hilda Gadea, che diventerà sua moglie. Il 17 giugno, al momento dell'invasione del Guatemala da parte delle forze mercenarie pagate dall'United Fruit, Guevara tenta di organizzare una resistenza popolare, ma nessuno gli dà ascolto.
Il 9 luglio 1955, intorno alle ventidue, al numero 49 di via Emperàn a Città del Messico, nella casa della cubana Maria Antonia Sanchez, Ernesto Che Guevara incontra una figura decisiva per il suo futuro, Fidel Castro. Fra i due scatta subito una forte intesa politica e umana, tanto che si parla di un loro colloquio durato tutta la notte senza alcun dissenso.

Oggetto della discussione sarebbe stata l'analisi del continente sudamericano sfruttato dal nemico yankee. All'alba, Fidel propone ad Ernesto di prendere parte alla spedizione per liberare Cuba dal "tiranno" Fulgencio Batista. Ormai esuli politici, parteciparono entrambi allo sbarco a Cuba nel novembre 1956. Fiero guerriero dall'animo indomito, il Che si rivela abile stratega e combattente impeccabile. A fianco di una personalità forte come quella di Castro ne assume le direttive teoriche più importanti, assumendo l'incarico della ricostruzione economica di Cuba in qualità di direttore del Banco Nacional e di ministro dell'Industria (1959).
Non completamente soddisfatto dei risultati della rivoluzione cubana, però, avverso ad una burocrazia che si andava sclerotizzando malgrado le riforme rivoluzionarie, irrequieto per natura, abbandona Cuba e si avvicina al mondo afro-asiatico, recandosi nel 1964 ad Algeri, in altri paesi africani, in Asia e a Pechino.
Nel 1967, coerente con i suoi ideali, riparte per un'altra rivoluzione, quella boliviana, dove, in quell'impossibile terreno, viene tratto in agguato e ucciso dalle forze governative. Non si conosce la data esatta della sua morte, ma sembra ormai accertato con buona approssimazione che il Che sia stato assassinato il 9 ottobre di quell'anno.
Diventato in seguito un vero e proprio mito laico, un martire dei "giusti ideali", Guevara ha indubbiamente rappresentato per i giovani della sinistra europea (e non solo) un simbolo dell'impegno politico rivoluzionario, talvolta svilito a semplice gadget o icona da stampare sulle magliette.

http://biografie.leonardo.it/biografia.htm?BioID=552&biografia=Ernesto+Che+Guevara
Una poesia di CHE GUEVARA : Autoritratto oscuro

Da una giovane nazione con radici d'erba / (radici che negano la rabbia d'America) / io vengo
a voi, fratelli del nord.

Gravato di grida di scoramento e fede, / io vengo a voi, fratelli del nord, / vengo donde vennero
gli "homo sapiens", / divorando chilometri in riti transumanti; / con la mia materia asmatica che
porto come una croce / e nelle viscere aliene da metafore sconnesse./

La strada fu lunga ed assai grave il peso,/ persiste in me l'aroma di passi vagabondi / e persino
nel naufragio del mio essere sotterraneo / - benché si annuncino rive di salvezza - / nuoto svogliato
contro la risacca, / serbando intatta la condizione di naufrago.

Sono solo davanti alla notte inesorabile / e ad un ricordo dolciastro di biglietti./ L'Europa mi chiama
con voce di vino vecchio, alito di carne bionda, oggetti da museo./

E nell'allegro irrompere di paesi nuovi / ricevo in fronte l'impatto diffuso / della canzone, di Marx ed
Engels, / che Lenin esegue ed i popoli intonano.

lunedì 8 ottobre 2007

LIVE / Esteri / THE MISFITS , 8 / 09 / 07, Rassegna L'Aqua in testa / Eastpak Music Festival, Porto di Bari -Terminal Crociere by Pasquale Boffoli

L’8 settembre 2007 si è conclusa presso il terminal crociere del Porto di Bari la terza edizione della rassegna L’acqua in testa / Eastpak Music Festival che si è sempre distinta per l’ ecletticità programmatica dei generi proposti ed il sapiente equilibrio tra proposte nazionali ed internazionali.
La grande aspettativa quest’anno era per il live-concert dell’ultima serata (6-7-8) dei mitici e, volendo , seminali punk/trashers americani THE MISFITS.
Serata ventosissima, quasi solidale con il tempestoso sound dei veterani americani di Lodi (New Jersey), trio ri-formato da Jerry Only (bass/guitar), Dez Cadena (guitar/vocals) e Robo (drums, membro originale con Jerry della band), detentori sin dal 1977 di un horror-appeal (nei testi come nel look) mixato con macabre ascendenze fantascientifiche, connotati che rendevano il loro trash-punk primigenio abbastanza anomala dai coevi gruppi punk californiani e non (Black Flag. Alleycats, Circe Jerks, X, Minutemen, Descendents etc…).
Ciò non ha impedito che nel corso dei decenni successivi il devastante chitarrista originario dei Black Flag, Dez Cadena entrasse nella loro line-up (cosa successa anche per un periodo a Marky Ramone) : Dez era presente anche a Bari, lunghi capelli torturati dal vento (che tutti ci ha tormentato sino a notte inoltrata) e make-up sepolcrale !
Il leader dei Misfits ‘77 era Glenn Danzig, cantante da toni morbosi molto vicini a Dave Vanian degli inglesi Damned, con il cui sound gli originari Misfits avevano qualcosa in comune.
Glenn Danzig era dotato di un carisma notevole che estrinsecherà compiutamente più tardi nei Danzig, autori negli anni '80 di alcuni album notevoli, avvicinandosi non poco ad un mood interpretativo Morrison-iano ma dopo Walk Among Us (1982/ Ruby) ed i numerosi 45 fine anni ’70 della Plan 9 che forgiarono il loro tipico sound punk-horror verso la metà degli ‘80 lascerà i Misfits.
Storia tormentata quella dei Misfits, a base di lotte legali, scioglimenti e reunions ma anche di dischi importanti come Legacy of Brutality (1985 -Plan 9/Caroline ) ed American Psycho (1997/Geffen) ed il merito maggiore di avere saputo tenerli in vita durante questi decenni è senza dubbio di Jerry Only.
Quest’anno ricorreva il loro 30° anniversario ed hanno intrapreso un lunghissimo tour mondiale che dopo l’Europa in Ottobre li vedrà in scena negli U.S.A.
Abbiamo davvero dovuto penare per assistere alla loro esibizione perché sono apparsi minacciosi in scena solo verso l’una inoltrata, dopo le performances di tre gruppi-spalla come da programma ai quali all’ultimo momento se ne è unito un quarto.

Qualche parola per loro : i baresi PLASTIC CASTERS sono una scheggia hard-metal mozzafiato (ne abbiamo parlato in questo magazine) ma purtroppo devo ripetere che il loro magniloquente cantante (una sorta di Claudio Villa metal, nel senso di inutile sfoggio di toni altissimi e di virtuosismo fine a se stesso!) li danneggia non poco!
Molto originali i nostrani JOLAURLO con il loro mix palpitante ‘pulp’ di punk, ragamuffin, pop ed una lead-singer aggressiva; noiosi i CHERRY STONE, di stanza a Milano con il loro hip-hop-metal- hardcore sparato a mille pretenzioso e brutale: un monumento alla noia !
Rivelazione invece assoluta i martellanti e percussivi torinesi DISCO DRIVE che riescono a trasmettere dal vivo autentiche inquietanti vibrazioni moderniste, inchiodandoti con il loro sound minimale ed ossessivo.

Ed i MISFITS ? Un concerto a tavoletta controverso secondo la maggior parte dei pareri, anche di quelli che hanno assistito ai loro shows seguenti italiani (questo mi é giunto alle orecchie!).
Ramones-chi seriali per l’intero show ma al contempo enfatici e magniloquenti nello stile vocale di Jerry, penalizzati dal vento che ‘disturbava’ notevolmente il suono della chitarra di Dez Cadena, truce ed anfetaminica nel macinare riffs maniaci e minimal-punk.
I classici sono sfilati tutti: American Psycho, Skulls, Halloween, American Nightmare, Horror Hotel, Die-die my darling, We are 138, Horror Business etc….ma… ma… mancava il carisma di un Glenn Danzig : anche se ad onor del vero Jerry Only, mascarato agli eccessi, circondato, scosso da ossa e scheletri di ogni tipo, ed ingessato nella sempiterna divisa Misfits che guarda un po’ ricorda paradossalmente per certi versi quella dei Rockets (do you remember?), non si é assolutamente risparmiato al basso ed alla voce in una performance muscolosa e trascinante anche se stracolma di clichés !
Ahimé però, dopo una mezz’oretta, le avverse condizione atmosferiche hanno fatalmente gettato nel caos la resa sonora del trio, con la chitarra di Cadena che suonava confusa e sfatta, persa nella pessima acustica .
Da registrare comunque, nel caos sonoro generale , alcune sequenze davvero da antologia, meravigliose lunghe estasi dark-punk che parevano emergere dagli inferi più perfidi ed inquietanti!
E’ troppo sperare di rivederli in una situazione più felice acusticamente? Chissà…!
Nel bene e nel male, un concerto che mi é rimasto scolpito perfidamente nelle sinapsi e nella psiche !
Numerosi i punks giunti da ogni dove, tutti o quasi sfoggianti in sintonia con l'avvenimento la loro brava t-shirt THE MISFITS (come signore ingioiellate ed impellicciate alla prima dell'Opera!).
Alcuni di essi nel corso della ventosa nottata si sono divertiti a più riprese con il loro sport preferito : lanciare bottiglie di birra e bottiglioni di vino ormai vuoti a caso tra i ragazzi e la gente presente!
Non intendo fare sterili polemiche, ma la mia idea di punk DA SEMPRE non é questa: non é farsi largo tra i kids più tranquilli ma non per questo meno 'ribelli' e punk con arroganza nauseante sgomitando come cagne in calore !
Questo non é essere punks e realmente anarchici, anche se si ha la cresta più 'bizzarra' ed alta di tutti !
E' noto che, in qualsiasi situazione, a violenza risponde violenza!
Anarchia e punk (prima e dopo gli 'anta!) non vogliono dire recitare un copione fisso ma ben altre cose, o no?
Se volete dibatterne io sono qui !
P.S. : vediamo chi indovina chi é il grande musicista punk (trapassato a miglior vita?!?!) ritratto insieme a Jerry Only in una vecchia foto, l'ultima qui in basso a destra.
Ai vincitori .........
... i cocci delle bottiglie rotte durante il concerto dei Misfits!

martedì 2 ottobre 2007

LIVE REPORT / Esteri / DEEP PURPLE, 13 /03/ 2007, Palasport Andria (BA) by Francesco Tunzi

I nostri amatissimi Deep Purple saranno di nuovo in Italia 9, 10 e 12 Novembre. La seconda volta nel corso del 2007.
La prima é stata a marzo di quest'anno, e poiché ci hanno visitato anche qui in Puglia Music Box vi propone, anche se a sei mesi di distanza, sicuri di farvi cosa gradita, il live-report del concertone in questione a cura del nostro affezionato collaboratore Francesco Tunzi che non ha potuto prepararlo prima per motivi strettamente personali !
Uno show bello ed emozionante come quelli passati e sicuramente come quelli italiani del prossimo novembre !

'I must confess that ...when i was young' non seguivo la storica band in modo particolare....in vecchiaia l'ho recuperata alla grande e devo dire che questi Purple anziani possiedono una classe ed un trasporto interpretativi davvero toccanti!
Se a ciò aggiungete che il loro ultimo lavoro, RAPTURE OF THE DEEP, é un signor disco, un mix senza tempo di classic Purple-hard, episodi dannatamente progressive e slow-ballads raffinate non si può che concludere che come gli Stones anche Gillan e c. hanno venduto l'anima al diavolo ed hanno per lui molta Sympathy ! (Wally)


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Prima tappa “meridionale” del minitour “ Rapture of the deep” dei mitici Deep Purple (le successive sono state ad Acireale e Palermo, dopo la prima effettiva in quel di Parma) nell’affollatissimo Palasport di Andria, con migliaia di appassionati giunti da ogni parte della regione per vedere uno dei gruppi storici dell’hard-rock degli anni settanta insieme ai leggendari Led Zeppelin.

C’era molta attesa per questo evento vista la rarità di tali concerti dalle nostre parti. E l’attesa non è andata delusa. Dopo l’opening act dei siciliani Volver, ecco i nostri cinque salire sul palco accolti da un boato indescrivibile. L’attacco è fulminante con “Picture of home” brano tratto da uno degli album storici “Machine head” del 1972 . Seguono poi brani come “Things I never said, “Strange Kind of woman” e Rapture of the deep” che dà il titolo all’ultimo lavoro. Il gruppo, nonostante l’età, si muove sul palco con una straordinaria vitalità.
Ian Gillan ha ancora una splendida voce anche se non più graffiante come un tempo con gli acuti opportunamente dosati, Ian Paice alla batteria è la solita “locomotiva”, Roger Glover al basso è in ottima forma, Steve Morse offre un saggio di eclettismo e infine Don Airey alle tastiere non fa rimpiangere il mitico Jon Lord. Il concerto prosegue con altri brani noti al grande pubblico come “Fireball” “Black night” “Space Trucking” e “Woman from Tokyo” per poi giungere ad un assolo di Steve Morse che esegue un medley comprendente “Starway to heaven” dei Led Zeppelin, “Free ride” e “Purple haze” di Hendrix e l’intro di “Roundabout” degli Yes.
Tocca poi a Airey fare un assolo alle tastiere con un accenno alla “Cavalcata delle Valchirie” passando per Genesis e E.L.P e, infine, omaggiando gli spettatori pugliesi con una divertente “Abbasce alla marina”(che il diavolo li perdoni!).
Dopo questi “intermezzi” l’atmosfera del concerto riprende ad essere tesa e vibrante con l’esecuzione di “Highway star” e di una splendida “Lazy” con l’assolo di armonica di Gillan. L’entusiasmo della gente è alle stelle ed è emozionante vedere giovanissimi e quarantenni, padri e figli accumunati dalla stessa passione e con gli sguardi adoranti verso i loro miti. Il gruppo per tutte le due ore dello spettacolo ha dato un saggio di grande virtuosismo musicale che è sempre stata la cifra stilistica dei Deep Purple rendendo inconfondibile in tutti questi anni il loro suono.
Il momento clou della serata è ovviamente “Smoke on the water” le cui prime note scatenano il pubblico che , in un autentico delirio collettivo, canta a squarciagola Il colpo d’occhio del Palazzetto gremito e festante è da brividi. Il concerto si chiude con il bis di “Hush” e con il gruppo divertito e felice per tanto entusiasmo che riceve i meritati applausi.




Testo e foto di FRANCESCO TUNZI

Risvegli (Sixties Culture) : ROKY ERICKSON, The Evil One...is back ! by Wally



A long article ....
Very soon !
i hope
..... We sell soul
( The Spades)

lunedì 1 ottobre 2007

Recensioni / Esteri : BABY WOODROSE : Chasing Rainbows, Bad Afro Records - Ottobre 2007 by Pasquale 'Wally' Boffoli

I Baby Woodrose di Chasing Rainbows hanno lo stesso sound sfavillante ed inconfondibile di Money for soul, Blows your mind, Dropout! e Love Comes Down, ma il recente side-project Dragontears del leader Lorenzo Woodrose li ha marchiati a fuoco!
La psichedelia liquida ed ossessiva che lì strabordava dai limiti angusti della song tradizionale, in Chasing Rainbows è splendidamente imbrigliata ed organizzata in 11 brani intrisi di misticismo e chiaroscuri crepuscolari, nei quali l’aggressività hard è sacrificata a favore di una vena acida più riflessiva, a volte onirica nella sua lentezza accentuata: insomma i 13th Floor Elevators (band seminale cui mi riesce più naturale accostare i B.W.) ed il Roky Erickson mistico-acidi di We sell soul piuttosto che quelli disperati di You’re gonna miss me! .
Che i Baby Woodrose siano cambiati è chiaro anche dalla ricerca palese di valori di vita più positivi ed introspettivi che traspare già dai titoli dei brani: la ricerca dell’amore di Someone to love, I’m gonna make you mine, la ricerca della luce interiore di No more darkness, la liberazione psichica e sensuale di Let yourself go, In your life, ma anche l’anelito alla bellezza cosmica di Chasing Rainbows, l’estasi lisergica di Twilight princess, Madness of your own making e delle oscure Dark twin, Renegade soul, i due brani più complessi e ‘drogati’ di Chasing Rainbows, dove i tre B.W. riescono a scavare con mesmerica intensità gli anfratti più angusti del nostro inconscio.
Ecco, il fascino incomparabile di Chasing Rainbows è la coesistenza perfetta tra i suddetti episodi ‘profondi’ e brani smaccatamente poppish come Someone to love, I’m gonna make you mine, Let Yourself go, Lilith, No more darkness, sottolineati da ricorrenti riffs all’80 % tastieristici di Lorenzo, a volte maestosi, altre mistici.
La prevalenza dell’organo negli arrangiamenti non impedisce sue fugaci ed energiche sortite chitarristiche come quella aggressiva tutta wah-wah di Let yourself go.
Affascinante la fusione chitarre elettriche/acustiche-keyboards messa in atto; geniali le numerosi intuizioni strumentali: la steel guitar delicata che permea interamente la fascinosa Lilith, sitar in grande evidenza, tambura e glockenspiel nell’orientaleggiante In your life, dalla fascinosa lunga coda strumentale.
La morbida ed omogenea successione di brani tutti mid-tempo pare rivelare l’intenzione di una concept-opera di planante psichedelia nella prima parte, più incisiva a partire dalla vitale Chasing Rainbows, sempre più introspettiva, dark ed acida giù giù attraverso Dark twin, Renegade soul sino alla conclusiva Madness of your own making, tre episodi impagabili, tre preghiere sospese tra inferno e paradiso.
Lorenzo le interpreta con intensità quasi religiosa, dilatando sorprendentemente il suo mood vocale soprattutto in Dark Twin .
Renegade soul é ricca di un flauto fatato e si dipana sulla tenebrosa seziona ritmica di Fuzz Daddy (drums) e Moody Guru (bass), tra antiche tentazioni pinkfloydiane ed abbacinanti rifrazioni 13th Floor Elevators.
Madness of your own making conclude con ispiratissima pacatezza atmosferica e conturbanti riflessioni esistenziali un’opera pressoché perfetta, che lascia presagire ulteriori mature sorprese artistiche per il futuro della band danese e della psichedelia scandinava.





martedì 25 settembre 2007

Recensioni / Esteri / JULIAN COPE : You gotta problem with me (2 cd) - Head Heritage - Aug.6 2007 by Pasquale Boffoli


Mi pare superfluo per chi segue da vicino le cose del rock internazionale sottolineare la poliedricità ed anche la bizzarria culturale di un artista come Julian Cope, musicista proveniente dalle risacche
post-punk anglosassoni o new-wave che dir si voglia: come dimenticare i suoi geniali Teardrop Explodes, che già in quegli anni fatidici ( i primi '80) insieme ad Echo& The Bunnymen, Big in Japan, Pink Military facevano professione in Liverpool di fascinose seduzioni pop-psichedeliche?
A differenza di altre bands partorite dalla new-wave, come U2 e Simple Minds Cope non é mai assurto a fama planetaria, anche perché ben presto imboccò la strada solista insieme ad un ristretto team di fidi collaboratori, ed alla luce dei riflettori con l'andare degli anni ha preferito con modalità sempre crescenti costruirsi un personale mini-universo per nulla ortodosso, nel quale il suo amore ossessivo per la psichedelia degli anni '60 si incrocia con quello altrettanto maniacale per il rock tedesco, o krautrock, degli anni '70.
A tal proposito si rivela un ottimo e personalissimo scrittore con Krautrocksampler, quasi un testo-vangelo in materia pubblicato per la prima volta nel 1995, ma che ha visto la luce in Italia per la Lain solo nel 2006.
Da non perdere anche la sua doppia autobiografia Head On - Repossessed, un tomo mastodontico zeppo di notizie, aneddoti, descrizioni maniacali e particolareggiate della scena musicale in cui é cresciuto, dai suoi esordi con i T.E. ai suoi lavori solisti.
Ma non basta : é anche un eclettico studioso delle antiche civiltà celtiche e druidiche, delle loro credenze religiose e dei siti ancestrali disseminati in Inghilterra ed in Irlanda, dove individua collegamenti con l'esistenza di civiltà extraterrestri!
Una personalità complessa e misterica quindi quella di Cope che ha man mano infarcito i suoi numerosi lavori solisti da più di vent'anni a questa parte di riferimenti geografici, etici, mistici a queste materie che è andato via via approfondendo : primi tra tutti la serie di albums ispirati al dio Odin, Jehovahkill, Autogeddon, The Interpreter, addentrandosi negli anni '90.
Stessa cosa dicasi per la sua notevole coscienza e critica sociale e politica, a partire dalle marce di protesta per l'aumento delle tasse in Inghilterra sino alle tematiche ambientali.
Ricordo a questo proposito il doppio imperdibile vinile Peggy Suicide del, incentrato sul suicidio (!?) perpetrato dai terrestri con .la loro mancanza totale di sensibilità ecologica a danno di madre terra (Peggy).
Fatale che Cope giungesse a crearsi una sua etichetta discografica, la Head Heritage, che funge anche da mesmerico contenitore di tutti i suoi progetti letterari, poetry e culturali di Modern Antiquarian, parafrasando il titolo di un disco di soli readings del 1998 tratto dal suo omonimo libro.
Musicalmente Julian Cope ha molte anime: quella squisitamente leggiadra pop, quella psichedelica, quella folk, quella sperimentale di derivazione krautrock (espressa in spericolate opere-fiume come Queen Elizabeth) e, accentuatasi negli anni '90, quella enfaticamente metal d'ispirazione detroitiana incarnatasi sotto lo pseudonimo di Brain Donor ma presente anche nei recenti Citizen Cain’d , Dark Orgasm (2005) e Rome wasn’t buried in a day (2003)..
Il suo nuovo album, You gotta problem with mestrong, un doppio cd, vede invece un ritorno prevalente a ballate sornione ed elettro-acustiche come They gotta different way of doing things, mesmerica e bluesata con una mirabile girandola di chitarre nel finale in odore di Grateful Dead, Woden pervasa da melodia folk evocativa e chitarre acustiche, Sick love (con attitudine crooner ed armonica), Soon to forget ya, recitata su un giro armonico epico, sottolineate dalla vocalità carismatica e suadente di Cope e dalle magiche ed eclettiche corde del fido Donald Ross-Skinner.
Più acida e solenne Beyond Rome, folkeggiante A Child is born in Cerrig-Y-Drudion, che si riallaccia alle tematiche di antiche civiltà tanto a cuore a Cope, accorata la finale Shame Shame Shame che si accende rabbiosa nel finale.
Vampire state building, oscura e minacciosa, vive di variegata ossessione strumentale rispolverando la vena più anticapitalista di Cope. Quasi una marcia solenne di protesta nel finale.
L'episodio più emozionante di You Gotta Problem With me é il commovente Doctor Know : inizia in sordina come una preghiera ed una voce da brividi a tratti in falsetto, caricandosi in crescendo di tensione ed elettricità sino ad assumere le fattezze di un rito pagano '....make a sacrifice...make a sacrifice...!' ; piano martellante, Cope giunge al delirio, le chitarre crescono malsane sino a librarsi nel finale in un volo pindarico ed a dissolversi in polvere astrale.
You gotta problem with me é sanamente incazzata e cantata con rabbia da Cope, sottolineata da suoni ed irrorata da polvere spaziali, synth e tastiere.
Peggy Suicide is a Junkie palesa ambigui riferimenti con potenti evocativi riffs fuzz ed ancora una stridula arrabbiata performance di Julian.
Cant get you out of my country é giocata quasi sul giro di Gloria, ed evoca toni Morrison-iani. Ancora disagio esistenziale di Cope questa volta espresso con giocosità quasi sixties.
Infine la perfida cantilena di Hidden Doorways, con tanto di strings a sottolineare il coté più pastorale di Cope.
Un disco intenso ed ispirato, con brani messi bene a fuoco, molto più
che nel precedente caotico Dark Orgasm, col quale Cope torna agli ottimi livelli di Citizen Cain’d.

http://www.headheritage.co.uk/

PASQUALE BOFFOLI

domenica 23 settembre 2007

R.I.P. / HILLY KRISTAL, il 'padrino' del punk americano, fondatore del CBGB.

Mirco Guevara titolare di http://it.groups.yahoo.com/group/endofthecentyryramones, bel sito italiano dedicato ai Ramones mi ha passato questo prezioso pezzo riguardante la morte di Hilly Kristal, personaggio fondamentale per la storia del primissimo punk 'made in seventies' americano.
Non mi sono sentito di ignorare questo avvenimento nel mio magazine e se leggete le righe che seguono (un pò anche la storia del CBGB!) capirete perché.
Su gentile concessione di Endofthecenturyramones.

(Pasquale 'Wally Boffoli)

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Hilly Kristal, fondatore del caffè Cbgb di New York, mecca della musica punk, è morto giovedi 30 agosto nella sua casa di Manhattan, per complicazioni legate ad un tumore ai polmoni, all'età di75 anni.
Il punk americano è partito proprio da questo bar, dove si esibirono agli inizi delle loro carriere Patti Smith, Ramones, Television, Blondie, Dictators, Tuff Darts, Sham69, Talking Heads, Plasmatics e Mink DeVille. Punk fino al midollo, ma con un look strano, a volte hippie, a volte trendy, Hilly Kristal aprì il Cbgb (acronimo di Country Blue-Grass and Blues) nel 1973, diventando ben presto il luogo dove sono passati tutti i nomi più grandi della musica punk. Il Cbgb ha chiuso il 30 settembre 2006 a causa di una lunga battaglia legale con i proprietari dell'immobile.
Hilly Kristal aveva annunciato di recente che avrebbe riaperto il Cbgb a Las Vegas nel 2008, affermando" ...Ho preso tutto, il bar, il palco, i cessi dove Joey Ramone ha fatto la pipì insieme a me. Ho preso tutto ciò che ha fatto di questo posto il Cbgb...". Kristal ebbe il coraggio di investire su artisti che all'epoca nessuno voleva fare suonare. All'inizio era un bar malfamato ed anche un po' sudicio: poi Hilly Kristal lo ristrutturò facendone in breve tempo un punto di attrazion emusicale. I primi a frequentare abitualmente il locale furono i Television, poi arrivarono i Ramones ed infine il CBGB fece il botto proponendo come attrazione fissa il Patti Smith Group.
I giornali cominciarono a parlare del locale, ma lo bollarono come luogo culto dello street rock, mentre il termine punk rock ancora non si usava. Solo grazie all'omonima fanzine (diretta da Legs McNeil e John Holmstrom) l'onda punk assunse dignità e coraggio.
Il Cbgb fu fondato da Hilly Kristal sul luogo dove in precedenza sitrovava il bar Hilly's (1969-1972). Kristal, inzialmente, aveva l'obiettivo di aprire un locale di musica Country, Blues e Bluegrass (come dal nome), ma il bar diventò famoso come riferimento e luogo dinascita del punk americano e in particolare del New York Punk. Poichè il Mercer Arts Center erano fallito nell'agosto 1973, vi erano pochi locali a New York dove i gruppi underground potevano avere uno spazio per suonare, e alcune bands che solitamente suonavano al Mercer prima del fallimento, come Suicide e Wayne County, cominciarono a suonare spesso al Cbgb..
Tuttavia, il momento in cui il locale cominciò ada cquisire una certa notorietà fu nel 1974, con gruppi come i Television e soprattutto i Ramones e molti altri gruppi della scena punk newyorkese e non solo. Dopo il terzo concerto dei Television il 14 aprile 1974, esordirono al locale anche Patti Smith e Lenny Kaye del Patti Smith Group il 14 febbraio 1975.
Accanto ai Television, debuttarono altre band come The Stillettoes (di cui faceva parte anche la futura cantante dei Blondie, Debbie Harry), che era il gruppo spalla dei Television, i Blondie formatisi di recente (originariamente sotto il nome dei Angel & the Snakes) e i Ramones, che debuttarono insieme nell'agosto 1974.
Mink DeVille, Talking Heads, Tuff Darts, The Shirts, The Heartbreakers, The Fleshtones, suonarono tutti in rapida succcessione nell'arco di breve tempo.
Il locale ha continuato ad ospitare molte bands punk, proto-punk e new wave nel corso degli anni successivi.
Benchè Cbgb sia considerato come un punto di riferimento per le band straniere venute a New York, la scena che ha mantenuto il locale vivo durante gli anni Ottanta era quella dell'underground dell'hardcore-punk e in particolare New York Hardcore.
Le domeniche al Cbgb erano dedicate al Matinee Day dove si esibivano band Hardcore Punk dal pomeriggio fino all'ora di cena, solitamente l'ingresso era libero, o poco costoso. Nel corso degli anni, a causa delle violenze provocate ai concerti hardcore dentro e fuori dal locale, Kristal fu contretto a non promuovere piu il Matinee Day e dal 1990, il Cbgb non ha più organizzato concerti punk o hardcore.
Il Cbgb successivamente ha accettato band hardcore punk diverse volte negli anni Novanta, senza imporre delle regole precise riguardo al genere delle bands, ma mai con la regolarità di un tempo.
http://it.groups.yahoo.com/group/endofthecenturyramones

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LIVE AT CBGB'S (1976)
Documento discografico imperdibile di questa storia é LIVE AT CBGB'S (Atlantic), registrato nel famoso e fumoso locale dal 4 al 6 Giugno 1976 e pubblicato nel 1976 sotto forma di doppio vinile.
Oggi se lo cercate é reperibile anche in cd singolo.
Questi storici solchi contengono performances rozze, sbrindellate ma incredibilmente 'ruspanti' di Tuff Darts (il cantante era Robert Gordon, futuro rockabilly hero!), Shits. Mink De Ville, Laughing Dogs, Manster, Sun, Stuart' s Hammer, Miamis.
La maggior parte di queste bands si sono poi eclissate: hanno resistito nel tempo solo Robert Gordon, leader dei Tuff Darts, votato monomaniacalmente alla causa rockabilly e soprattutto Willy De Ville, che nei decenni successivi ha dimostrato uno spessore artistico, compositivo e di performer strabiliante!
Ma, come dice Joe Viglione in All Music, si trattava di uno storico momento per il rock&roll, e questo documento é una vera capsula temporale-tesoro di un movimento che si stava evolvendo
(Pasquale 'Wally' Boffoli)

CINEMANIA : Il meglio del cinema in dvd - n°.11 a cura di Antonio Petrucci

Titolo: GOZU
Giappone 2003 - Colore, 129 minuti
Regia: Miike Takashi -- Genere: Drammatico
DVD edizione: Medusa Video

Forse il film più visionario del prolifico regista giapponese, famoso forse più per altre pellicole quali Audiction, Ichi the Killer, Izo, ed il discusso penultimo Imprint: sicuramente un autore molto versatile e con molta voglia di sperimentare.
In questa pellicola ci racconta le disavventure di un affiliato della Yakuza, che deve eliminare per ordine del capo un suo "collega" andato fuori di testa. In questo contesto si sviluppa una storia surreale tra realtà ed allucinazione, con l'entrata in scena di strani personaggi e figure mitiche, sicuramente una esperienza di cinema originale. (Antonio Petrucci)

Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=0NHYAJOJX6M









Titolo: A Snake of June
Giappone 2002 - B/N, 74 minuti
Regia: Shinya Tsukamoto -- Genere: Drammatico
DVD edizione: Elleu



Ancora un bel film del regista giapponese, che affronta temi quali la solitudine e l'erotismo; il film girato in un B/N livido, ambientato in una Tokio perennemente bagnata dalla pioggia, ci descrive un rapporto morboso tra attrazione e repulsione, in cui una coppia cerca di ritrovare un suo equilibrio, anche nel conflitto, pur di non sentire il senso di vuoto e la solitudine di un mondo ostile.

Il film molto intenso è pieno di sfumature e possibili chiavi di letture: questo ed altro rende la pellicola una delle migliori di Tsukamoto. Versione originale con sottotitoli in italiano.
(AP)







Titolo: Spun -- Giappone 2002 - Colore, 97 minuti
Regia: Jonas Åkerlun -- Genere: DrammaticoDVD
Edizione: One Movie


Pellicola forse più estrema del famosissimo Trainspotting, ci conduce nella convulsa vita di alcuni giovani schiavi della droga, il tutto in modo ironico e libero da schemi, con un ritmo incalzante ed alcune trovate veramente originali.
Anche se non raggiunge l'intensità di Trainspotting, si rivela una pellicola interessante. sicuramente da vedere.
(Antonio Petrucci)

mercoledì 19 settembre 2007

Recensioni / Esteri / The Chesterfield Kings : PSYCHEDELIC SUNRISE ( Wicked Cool / 18 Settembre 2007) by Pasquale Boffoli



I vetero-appassionati di garage sanno sempre cosa attendersi da un nuovo disco dei Chesterfield Kings, vere icone viventi (insieme a Fleshtones e Fuzztones), depositari fedeli del verbo rock&roll/garage/punk d’estrazione sixties/seventies sin dagli anni ’80.
E non sono mai traditi perché quella di Greg Prevost e c. è une vera ‘missione’ archeologica, tesa al recupero attualizzato dei contenuti ormai cristallizzati nel tempo della ‘vera’ cultura garage/psichedelica, ed il titolo del nuovo album ne è la riprova: Alba Psichedelica !
Negli ultimi tempi in modo particolare i Kings di Rochester hanno fatto della citazione una vera e propria arte, che probabilmente a molti potrebbe sembrare sterile, ma chi ha superato gli ‘anta’ ed ha nel dna certe cose li considera semplicemente alla stregua di indomiti templari tenaci custodi del santo graal.
Il nuovo lavoro, Psychedelic Sunrise, col quale si accasano comodamente con la Wicked Cool di Little Steven, che tanto sta facendo per la rivalorizzazione del patrimonio storico del puro rock americano con il suo Underground Garage, è una vera miniera di citazioni, ma dimostra al contempo una straordinaria maturazione e compattezza di sound: un vero ‘wall of sound’ chitarristico, ritmico e vocale (molto più curati di una volta i cori!) denso di un’accurata ricerca armonica e melodica e di una varietà affascinante di temi.
Psychedelic Sunrise ha due anime : la prima è quella descritta un po’ sinora, una psichedelia epica direzionata soprattutto verso i tardi anni ’60 britannici, quando gli arrangiamenti e le armonie si facevano più complessi con l’intreccio di suoni e strumenti nuovi (sitar, clavicembalo, harpsichord, e persino violini!) rispetto l’ingenuità beat, con cori sempre più sofisticati.
Ne venne fuori un folto e variegato panorama di bands ‘freakbeat’ (termine coniato molto più tardi), accanto ai capisaldi pop-psichedelici a 33 e 45 giri di Beatles, Rolling Stones, Yardbirds, Traffic ed in America dei Byrds. Stiamo parlando di un lasso di tempo tra il ’66 ed i primissimi anni ’70.
Il primo brano di P.S., Sunrise (Turn On) ricalca l’incipit vocale di Puzzles degli Yardbirds, ben integrato in un accattivante mood spagnoleggiante (con tanto di nacchere) che poi si dipana selvaggio ed elettrizzante con Greg Prevost sboccato e Paul Morabito, chitarrista ritmico-solista scintillante come non mai, creatore di aggressioni ed oasi soniche stupefacenti!
Rise and Fall è la prima grossa sorpresa: su un ineluttabile ritmo cadenzato Prevost e c. sciorinano fantastici cori alla Byrds ed armonie quasi trascendentali: la raggiunta maturità espressiva è qui una splendida realtà, il suono è denso ed avvolgente: i nostri eroi alle prese con il fatale alternarsi delle fasi vitali?
Il percorso dell’alba psichedelica continua con Streaks and Flashes, brano arioso e solare che inizia ed è attraversato fascinosamente dal tema chitarristico di Child Of The Moon degli Stones (era il lato B di J.J.Flash), non si scappa.
Elevator Ride è forse il brano più ortodossamente psichedelico nel senso che i Kings inseriscono piuttosto incautamente a più riprese nel corpo del brano il tema di Set the control for the heart of the Sun dei Pink Floyd (da Saucerful of Secrets). L’effetto é un pò imbarazzante perché la citazione é troppo lampante, vanificando un po’ il valore di un brano stracolmo di energia lisergica.
L’unica caduta di tono dell’album!
La stessa cosa avviene con il sitar, l’inizio ed il refrain di Spanish Sun, che attingono a piene mani allo storico single dei Rolling Stones Paint It Black. In tal caso però riescono ad integrare il tutto con un ottimo sviluppo in progressione dell’armonia.
All’anima più prettamente freakbeat appartengono anche la meditabonda Gone a tempo di valzer, una riflessione distesa sulla caducità dell’ispirazione artistica (brano che evoca la pienezza del sound di certi Hearbreakers, la band del grande Tom Petty), e Yesterday’s Sorrows, un incrocio tra un outtake di Their Satanic Majesty’s Request (sempre Stones) e le sonorità psycho degli ultimi Yardbirds (quelli con J.Page e J.Beck) con Morabito ancora in superba evidenza.
Entrambi i brani mostrano quanto si sia dilatata la vena compositiva dei Chesterfield Kings.
Addirittura barocco il minuetto di Inside Looking Out, sorta di Lady Jane del nuovo millennio, sapida di harpsichord e violini (l’avreste mai detto : i Kings con i violini?) con Greg Prevost che mette sul piatto inediti moduli vocali: il brano la dice lunga su quante sfaccettature freakbeat i re di Rochester stiano esplorando e riportando alla luce!
La seconda anima di Psychedelic Sunrise è quella più selvaggiamente americana e più in generale rock&roll: per l’ennesima volta dimostrano di essere i veri eredi del rock dell’oltraggio degli Stones migliori; uno sfacciato Keith Richards-riff apre Stayed too long, nella quale echeggiano anche le New York Dolls più puttane, brano che si fa godere alla grande nella sua fragranza ed immediatezza.
Stesse chiarissime influenze in Up and Down, l’episodio più radio-friendly del disco, con fresche movenze power-pop.
Ma è in Outtasite e Dawn che i C.Kings suonano dannatamente offensivi, due autentici pugni nello stomaco, fradicie di fuzz e di magnetiche sortite chitarristiche (Paul Morabito è in possesso di un tocco davvero superlativo!), con Greg Prevost scurrile, jaggeriano al cubo.
Il suo carisma vocale e di performer oggi non teme rivali e lo dimostra alla grande in questi due brani: ‘ I…can’t…wait …till …dawn !’ soprattutto. Qui, nella parte centrale, ricrea all’armonica insieme all’inesorabile macchina ritmica dei Kings l’antico Yardbirds-speed (I’m a man, I Wish you would etc…) che i veterani che leggono ricorderanno bene!
In definitiva, Psychedelic Sunrise è un disco meno introspettivo ma molto più frastagliato, fresco ed agile del suo precedente, The Mindbending Sounds of C.K. .


The Chesterfield Kings Living Eye Ltd.
PO Box 12956 Rochester, New York 14612 USA
Ph# 585.425.3640 email: c.kings@att.net

domenica 16 settembre 2007

Recensioni / Italiani ; Il blues dei DIRTY TRAINLOAD: Rising Rust (2007 / Side Records)


Dirty Trainload é il nuovo side-project messo a punto dal chitarrista e compositore rock-blues Bob Cillo, leader del noto trio barese Trinity.
Si tratta di un duo composto da Cillo e Marco Del Noce, già fondatore della De Ville Blues Band, suo amico e collaboratore di vecchia data (furono artefici una dozzina di anni fa degli Hot Line), armonicista e cantante, nonché suonatore di washboard e kazoo.
Bob ha voluto materializzare un'idea che gli ronzava per la testa da tempo: eseguire blues e rock-blues senza l'ausilio di una sezione ritmica umana, ma avvalendosi di ritmi artificiali; cosa che realizza nei nove brani di questo lavoro, Rising Rust, coprodotto e registrato nel suo studio salentino da Fabio Magistrali, uno dei produttori più attivi della scena indie italiana ( Les/ Petits/Enfants/Terriblez etc....) .
'Analog rhythm boxes' quindi e 'bass loops' sono suonati da Cillo per sopperire a batteria e basso in un esperimento che sono sicuro farà inorridire i puristi del blues: in Italia ce ne sono molti, credetemi!
Anche il grande Robert Burnside prima di esalare l'ultimo respiro osò profanare la tradizione del delta-blues nell'album Come on in (Fat Possum/1998), usando campionamenti e batterie elettroniche ed il risultato fu straordinario!
Stesso coraggio (che non basta mai!) di violare l'iconicità della materia blues l'hanno i pugliesi Dirty Trainload ed il risultato per almeno 5-6 brani su 9 é lusinghiero, traducendosi soprattutto in un sound ipnotico ed avvolgente, a volte volutamente minimale, come in Bad thoughts about Irene, torbido e malinconico, riff ispirato, uno degli episodi più convincenti di Rising Rust.
A coinvolgere come nei Trinity é soprattutto il chitarrismo hard-blues di Cillo (una benedetta mano 'pesante'), in particolare in Waiting All The Time, ossessiva, Luna-Tic, che parte con un riff identico a quello di My Generation degli Who (ah bricconcello!) e poi sfoggia un'entusiasmante performance alla slide.
La 'monotonia' dei rhythm boxes piace anche in TV Screen Watcher, altro brano originale particolarmente 'notturno' ed intrigante, basato su una minimalità armonica che é un pò la caratteristica dei brani di Bob, eccezione fatta forse solo per Rising Rust, basata su un giro 'epico' super-sfruttato ma sempre fascinoso.
Decisamente migliori quindi i brani autografi con Del Noce delle due covers, These boots are made for walking (Lee Hazlewood) e Mad man blues (J.L.Hooker), sbiadite e prive di mordente, due episodi in cui l'idea alla base di D.T. non cattura attenzione e sensi.
Va molto meglio invece nella terza cover, I Asked for water, She brought me gasoline (Tommy Johnson) che apre il disco, paludosa e 'rugginosa', dove pare materializzarsi il fantasma famelico di Howlin' Wolf, uno dei brani (gli altri sono Bad thoughts about Irene e TV Screen Watcher) dove Marco Del Noce, buon armonicista, riesce ad essere più espressivo ed efficace vocalmente: ottima l'idea di cantare nel microfono dell'armonica, espediente usato in tutti i nove brani, che sortisce un effetto 'torbido' di straniamento.
Altrove la sua voce, piuttosto esile ed anonima, non riesce ad essere funzionale all'ipnoticità ed alle atmosfere 'malate' trasmesse dai brani, rendendo l'esperimento dei Dirty Trainload riuscito solo a metà.
Davvero bella l'artwork 'notturna' di Benjamin Guedel, efficace ed azzeccata la grafica di Paolo Tempesta, entrambe funzionali al mood dei brani.

P.S. : Rising Rust si può richiedere nella pagina My Space dei Dirty Trainload.

www.myspace.com/dirtytrainload
http://www.dirtytrainload.com/

PASQUALE BOFFOLI