lunedì 1 ottobre 2007

Recensioni / Esteri : BABY WOODROSE : Chasing Rainbows, Bad Afro Records - Ottobre 2007 by Pasquale 'Wally' Boffoli

I Baby Woodrose di Chasing Rainbows hanno lo stesso sound sfavillante ed inconfondibile di Money for soul, Blows your mind, Dropout! e Love Comes Down, ma il recente side-project Dragontears del leader Lorenzo Woodrose li ha marchiati a fuoco!
La psichedelia liquida ed ossessiva che lì strabordava dai limiti angusti della song tradizionale, in Chasing Rainbows è splendidamente imbrigliata ed organizzata in 11 brani intrisi di misticismo e chiaroscuri crepuscolari, nei quali l’aggressività hard è sacrificata a favore di una vena acida più riflessiva, a volte onirica nella sua lentezza accentuata: insomma i 13th Floor Elevators (band seminale cui mi riesce più naturale accostare i B.W.) ed il Roky Erickson mistico-acidi di We sell soul piuttosto che quelli disperati di You’re gonna miss me! .
Che i Baby Woodrose siano cambiati è chiaro anche dalla ricerca palese di valori di vita più positivi ed introspettivi che traspare già dai titoli dei brani: la ricerca dell’amore di Someone to love, I’m gonna make you mine, la ricerca della luce interiore di No more darkness, la liberazione psichica e sensuale di Let yourself go, In your life, ma anche l’anelito alla bellezza cosmica di Chasing Rainbows, l’estasi lisergica di Twilight princess, Madness of your own making e delle oscure Dark twin, Renegade soul, i due brani più complessi e ‘drogati’ di Chasing Rainbows, dove i tre B.W. riescono a scavare con mesmerica intensità gli anfratti più angusti del nostro inconscio.
Ecco, il fascino incomparabile di Chasing Rainbows è la coesistenza perfetta tra i suddetti episodi ‘profondi’ e brani smaccatamente poppish come Someone to love, I’m gonna make you mine, Let Yourself go, Lilith, No more darkness, sottolineati da ricorrenti riffs all’80 % tastieristici di Lorenzo, a volte maestosi, altre mistici.
La prevalenza dell’organo negli arrangiamenti non impedisce sue fugaci ed energiche sortite chitarristiche come quella aggressiva tutta wah-wah di Let yourself go.
Affascinante la fusione chitarre elettriche/acustiche-keyboards messa in atto; geniali le numerosi intuizioni strumentali: la steel guitar delicata che permea interamente la fascinosa Lilith, sitar in grande evidenza, tambura e glockenspiel nell’orientaleggiante In your life, dalla fascinosa lunga coda strumentale.
La morbida ed omogenea successione di brani tutti mid-tempo pare rivelare l’intenzione di una concept-opera di planante psichedelia nella prima parte, più incisiva a partire dalla vitale Chasing Rainbows, sempre più introspettiva, dark ed acida giù giù attraverso Dark twin, Renegade soul sino alla conclusiva Madness of your own making, tre episodi impagabili, tre preghiere sospese tra inferno e paradiso.
Lorenzo le interpreta con intensità quasi religiosa, dilatando sorprendentemente il suo mood vocale soprattutto in Dark Twin .
Renegade soul é ricca di un flauto fatato e si dipana sulla tenebrosa seziona ritmica di Fuzz Daddy (drums) e Moody Guru (bass), tra antiche tentazioni pinkfloydiane ed abbacinanti rifrazioni 13th Floor Elevators.
Madness of your own making conclude con ispiratissima pacatezza atmosferica e conturbanti riflessioni esistenziali un’opera pressoché perfetta, che lascia presagire ulteriori mature sorprese artistiche per il futuro della band danese e della psichedelia scandinava.





martedì 25 settembre 2007

Recensioni / Esteri / JULIAN COPE : You gotta problem with me (2 cd) - Head Heritage - Aug.6 2007 by Pasquale Boffoli


Mi pare superfluo per chi segue da vicino le cose del rock internazionale sottolineare la poliedricità ed anche la bizzarria culturale di un artista come Julian Cope, musicista proveniente dalle risacche
post-punk anglosassoni o new-wave che dir si voglia: come dimenticare i suoi geniali Teardrop Explodes, che già in quegli anni fatidici ( i primi '80) insieme ad Echo& The Bunnymen, Big in Japan, Pink Military facevano professione in Liverpool di fascinose seduzioni pop-psichedeliche?
A differenza di altre bands partorite dalla new-wave, come U2 e Simple Minds Cope non é mai assurto a fama planetaria, anche perché ben presto imboccò la strada solista insieme ad un ristretto team di fidi collaboratori, ed alla luce dei riflettori con l'andare degli anni ha preferito con modalità sempre crescenti costruirsi un personale mini-universo per nulla ortodosso, nel quale il suo amore ossessivo per la psichedelia degli anni '60 si incrocia con quello altrettanto maniacale per il rock tedesco, o krautrock, degli anni '70.
A tal proposito si rivela un ottimo e personalissimo scrittore con Krautrocksampler, quasi un testo-vangelo in materia pubblicato per la prima volta nel 1995, ma che ha visto la luce in Italia per la Lain solo nel 2006.
Da non perdere anche la sua doppia autobiografia Head On - Repossessed, un tomo mastodontico zeppo di notizie, aneddoti, descrizioni maniacali e particolareggiate della scena musicale in cui é cresciuto, dai suoi esordi con i T.E. ai suoi lavori solisti.
Ma non basta : é anche un eclettico studioso delle antiche civiltà celtiche e druidiche, delle loro credenze religiose e dei siti ancestrali disseminati in Inghilterra ed in Irlanda, dove individua collegamenti con l'esistenza di civiltà extraterrestri!
Una personalità complessa e misterica quindi quella di Cope che ha man mano infarcito i suoi numerosi lavori solisti da più di vent'anni a questa parte di riferimenti geografici, etici, mistici a queste materie che è andato via via approfondendo : primi tra tutti la serie di albums ispirati al dio Odin, Jehovahkill, Autogeddon, The Interpreter, addentrandosi negli anni '90.
Stessa cosa dicasi per la sua notevole coscienza e critica sociale e politica, a partire dalle marce di protesta per l'aumento delle tasse in Inghilterra sino alle tematiche ambientali.
Ricordo a questo proposito il doppio imperdibile vinile Peggy Suicide del, incentrato sul suicidio (!?) perpetrato dai terrestri con .la loro mancanza totale di sensibilità ecologica a danno di madre terra (Peggy).
Fatale che Cope giungesse a crearsi una sua etichetta discografica, la Head Heritage, che funge anche da mesmerico contenitore di tutti i suoi progetti letterari, poetry e culturali di Modern Antiquarian, parafrasando il titolo di un disco di soli readings del 1998 tratto dal suo omonimo libro.
Musicalmente Julian Cope ha molte anime: quella squisitamente leggiadra pop, quella psichedelica, quella folk, quella sperimentale di derivazione krautrock (espressa in spericolate opere-fiume come Queen Elizabeth) e, accentuatasi negli anni '90, quella enfaticamente metal d'ispirazione detroitiana incarnatasi sotto lo pseudonimo di Brain Donor ma presente anche nei recenti Citizen Cain’d , Dark Orgasm (2005) e Rome wasn’t buried in a day (2003)..
Il suo nuovo album, You gotta problem with mestrong, un doppio cd, vede invece un ritorno prevalente a ballate sornione ed elettro-acustiche come They gotta different way of doing things, mesmerica e bluesata con una mirabile girandola di chitarre nel finale in odore di Grateful Dead, Woden pervasa da melodia folk evocativa e chitarre acustiche, Sick love (con attitudine crooner ed armonica), Soon to forget ya, recitata su un giro armonico epico, sottolineate dalla vocalità carismatica e suadente di Cope e dalle magiche ed eclettiche corde del fido Donald Ross-Skinner.
Più acida e solenne Beyond Rome, folkeggiante A Child is born in Cerrig-Y-Drudion, che si riallaccia alle tematiche di antiche civiltà tanto a cuore a Cope, accorata la finale Shame Shame Shame che si accende rabbiosa nel finale.
Vampire state building, oscura e minacciosa, vive di variegata ossessione strumentale rispolverando la vena più anticapitalista di Cope. Quasi una marcia solenne di protesta nel finale.
L'episodio più emozionante di You Gotta Problem With me é il commovente Doctor Know : inizia in sordina come una preghiera ed una voce da brividi a tratti in falsetto, caricandosi in crescendo di tensione ed elettricità sino ad assumere le fattezze di un rito pagano '....make a sacrifice...make a sacrifice...!' ; piano martellante, Cope giunge al delirio, le chitarre crescono malsane sino a librarsi nel finale in un volo pindarico ed a dissolversi in polvere astrale.
You gotta problem with me é sanamente incazzata e cantata con rabbia da Cope, sottolineata da suoni ed irrorata da polvere spaziali, synth e tastiere.
Peggy Suicide is a Junkie palesa ambigui riferimenti con potenti evocativi riffs fuzz ed ancora una stridula arrabbiata performance di Julian.
Cant get you out of my country é giocata quasi sul giro di Gloria, ed evoca toni Morrison-iani. Ancora disagio esistenziale di Cope questa volta espresso con giocosità quasi sixties.
Infine la perfida cantilena di Hidden Doorways, con tanto di strings a sottolineare il coté più pastorale di Cope.
Un disco intenso ed ispirato, con brani messi bene a fuoco, molto più
che nel precedente caotico Dark Orgasm, col quale Cope torna agli ottimi livelli di Citizen Cain’d.

http://www.headheritage.co.uk/

PASQUALE BOFFOLI

domenica 23 settembre 2007

R.I.P. / HILLY KRISTAL, il 'padrino' del punk americano, fondatore del CBGB.

Mirco Guevara titolare di http://it.groups.yahoo.com/group/endofthecentyryramones, bel sito italiano dedicato ai Ramones mi ha passato questo prezioso pezzo riguardante la morte di Hilly Kristal, personaggio fondamentale per la storia del primissimo punk 'made in seventies' americano.
Non mi sono sentito di ignorare questo avvenimento nel mio magazine e se leggete le righe che seguono (un pò anche la storia del CBGB!) capirete perché.
Su gentile concessione di Endofthecenturyramones.

(Pasquale 'Wally Boffoli)

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Hilly Kristal, fondatore del caffè Cbgb di New York, mecca della musica punk, è morto giovedi 30 agosto nella sua casa di Manhattan, per complicazioni legate ad un tumore ai polmoni, all'età di75 anni.
Il punk americano è partito proprio da questo bar, dove si esibirono agli inizi delle loro carriere Patti Smith, Ramones, Television, Blondie, Dictators, Tuff Darts, Sham69, Talking Heads, Plasmatics e Mink DeVille. Punk fino al midollo, ma con un look strano, a volte hippie, a volte trendy, Hilly Kristal aprì il Cbgb (acronimo di Country Blue-Grass and Blues) nel 1973, diventando ben presto il luogo dove sono passati tutti i nomi più grandi della musica punk. Il Cbgb ha chiuso il 30 settembre 2006 a causa di una lunga battaglia legale con i proprietari dell'immobile.
Hilly Kristal aveva annunciato di recente che avrebbe riaperto il Cbgb a Las Vegas nel 2008, affermando" ...Ho preso tutto, il bar, il palco, i cessi dove Joey Ramone ha fatto la pipì insieme a me. Ho preso tutto ciò che ha fatto di questo posto il Cbgb...". Kristal ebbe il coraggio di investire su artisti che all'epoca nessuno voleva fare suonare. All'inizio era un bar malfamato ed anche un po' sudicio: poi Hilly Kristal lo ristrutturò facendone in breve tempo un punto di attrazion emusicale. I primi a frequentare abitualmente il locale furono i Television, poi arrivarono i Ramones ed infine il CBGB fece il botto proponendo come attrazione fissa il Patti Smith Group.
I giornali cominciarono a parlare del locale, ma lo bollarono come luogo culto dello street rock, mentre il termine punk rock ancora non si usava. Solo grazie all'omonima fanzine (diretta da Legs McNeil e John Holmstrom) l'onda punk assunse dignità e coraggio.
Il Cbgb fu fondato da Hilly Kristal sul luogo dove in precedenza sitrovava il bar Hilly's (1969-1972). Kristal, inzialmente, aveva l'obiettivo di aprire un locale di musica Country, Blues e Bluegrass (come dal nome), ma il bar diventò famoso come riferimento e luogo dinascita del punk americano e in particolare del New York Punk. Poichè il Mercer Arts Center erano fallito nell'agosto 1973, vi erano pochi locali a New York dove i gruppi underground potevano avere uno spazio per suonare, e alcune bands che solitamente suonavano al Mercer prima del fallimento, come Suicide e Wayne County, cominciarono a suonare spesso al Cbgb..
Tuttavia, il momento in cui il locale cominciò ada cquisire una certa notorietà fu nel 1974, con gruppi come i Television e soprattutto i Ramones e molti altri gruppi della scena punk newyorkese e non solo. Dopo il terzo concerto dei Television il 14 aprile 1974, esordirono al locale anche Patti Smith e Lenny Kaye del Patti Smith Group il 14 febbraio 1975.
Accanto ai Television, debuttarono altre band come The Stillettoes (di cui faceva parte anche la futura cantante dei Blondie, Debbie Harry), che era il gruppo spalla dei Television, i Blondie formatisi di recente (originariamente sotto il nome dei Angel & the Snakes) e i Ramones, che debuttarono insieme nell'agosto 1974.
Mink DeVille, Talking Heads, Tuff Darts, The Shirts, The Heartbreakers, The Fleshtones, suonarono tutti in rapida succcessione nell'arco di breve tempo.
Il locale ha continuato ad ospitare molte bands punk, proto-punk e new wave nel corso degli anni successivi.
Benchè Cbgb sia considerato come un punto di riferimento per le band straniere venute a New York, la scena che ha mantenuto il locale vivo durante gli anni Ottanta era quella dell'underground dell'hardcore-punk e in particolare New York Hardcore.
Le domeniche al Cbgb erano dedicate al Matinee Day dove si esibivano band Hardcore Punk dal pomeriggio fino all'ora di cena, solitamente l'ingresso era libero, o poco costoso. Nel corso degli anni, a causa delle violenze provocate ai concerti hardcore dentro e fuori dal locale, Kristal fu contretto a non promuovere piu il Matinee Day e dal 1990, il Cbgb non ha più organizzato concerti punk o hardcore.
Il Cbgb successivamente ha accettato band hardcore punk diverse volte negli anni Novanta, senza imporre delle regole precise riguardo al genere delle bands, ma mai con la regolarità di un tempo.
http://it.groups.yahoo.com/group/endofthecenturyramones

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LIVE AT CBGB'S (1976)
Documento discografico imperdibile di questa storia é LIVE AT CBGB'S (Atlantic), registrato nel famoso e fumoso locale dal 4 al 6 Giugno 1976 e pubblicato nel 1976 sotto forma di doppio vinile.
Oggi se lo cercate é reperibile anche in cd singolo.
Questi storici solchi contengono performances rozze, sbrindellate ma incredibilmente 'ruspanti' di Tuff Darts (il cantante era Robert Gordon, futuro rockabilly hero!), Shits. Mink De Ville, Laughing Dogs, Manster, Sun, Stuart' s Hammer, Miamis.
La maggior parte di queste bands si sono poi eclissate: hanno resistito nel tempo solo Robert Gordon, leader dei Tuff Darts, votato monomaniacalmente alla causa rockabilly e soprattutto Willy De Ville, che nei decenni successivi ha dimostrato uno spessore artistico, compositivo e di performer strabiliante!
Ma, come dice Joe Viglione in All Music, si trattava di uno storico momento per il rock&roll, e questo documento é una vera capsula temporale-tesoro di un movimento che si stava evolvendo
(Pasquale 'Wally' Boffoli)

CINEMANIA : Il meglio del cinema in dvd - n°.11 a cura di Antonio Petrucci

Titolo: GOZU
Giappone 2003 - Colore, 129 minuti
Regia: Miike Takashi -- Genere: Drammatico
DVD edizione: Medusa Video

Forse il film più visionario del prolifico regista giapponese, famoso forse più per altre pellicole quali Audiction, Ichi the Killer, Izo, ed il discusso penultimo Imprint: sicuramente un autore molto versatile e con molta voglia di sperimentare.
In questa pellicola ci racconta le disavventure di un affiliato della Yakuza, che deve eliminare per ordine del capo un suo "collega" andato fuori di testa. In questo contesto si sviluppa una storia surreale tra realtà ed allucinazione, con l'entrata in scena di strani personaggi e figure mitiche, sicuramente una esperienza di cinema originale. (Antonio Petrucci)

Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=0NHYAJOJX6M









Titolo: A Snake of June
Giappone 2002 - B/N, 74 minuti
Regia: Shinya Tsukamoto -- Genere: Drammatico
DVD edizione: Elleu



Ancora un bel film del regista giapponese, che affronta temi quali la solitudine e l'erotismo; il film girato in un B/N livido, ambientato in una Tokio perennemente bagnata dalla pioggia, ci descrive un rapporto morboso tra attrazione e repulsione, in cui una coppia cerca di ritrovare un suo equilibrio, anche nel conflitto, pur di non sentire il senso di vuoto e la solitudine di un mondo ostile.

Il film molto intenso è pieno di sfumature e possibili chiavi di letture: questo ed altro rende la pellicola una delle migliori di Tsukamoto. Versione originale con sottotitoli in italiano.
(AP)







Titolo: Spun -- Giappone 2002 - Colore, 97 minuti
Regia: Jonas Åkerlun -- Genere: DrammaticoDVD
Edizione: One Movie


Pellicola forse più estrema del famosissimo Trainspotting, ci conduce nella convulsa vita di alcuni giovani schiavi della droga, il tutto in modo ironico e libero da schemi, con un ritmo incalzante ed alcune trovate veramente originali.
Anche se non raggiunge l'intensità di Trainspotting, si rivela una pellicola interessante. sicuramente da vedere.
(Antonio Petrucci)

mercoledì 19 settembre 2007

Recensioni / Esteri / The Chesterfield Kings : PSYCHEDELIC SUNRISE ( Wicked Cool / 18 Settembre 2007) by Pasquale Boffoli



I vetero-appassionati di garage sanno sempre cosa attendersi da un nuovo disco dei Chesterfield Kings, vere icone viventi (insieme a Fleshtones e Fuzztones), depositari fedeli del verbo rock&roll/garage/punk d’estrazione sixties/seventies sin dagli anni ’80.
E non sono mai traditi perché quella di Greg Prevost e c. è une vera ‘missione’ archeologica, tesa al recupero attualizzato dei contenuti ormai cristallizzati nel tempo della ‘vera’ cultura garage/psichedelica, ed il titolo del nuovo album ne è la riprova: Alba Psichedelica !
Negli ultimi tempi in modo particolare i Kings di Rochester hanno fatto della citazione una vera e propria arte, che probabilmente a molti potrebbe sembrare sterile, ma chi ha superato gli ‘anta’ ed ha nel dna certe cose li considera semplicemente alla stregua di indomiti templari tenaci custodi del santo graal.
Il nuovo lavoro, Psychedelic Sunrise, col quale si accasano comodamente con la Wicked Cool di Little Steven, che tanto sta facendo per la rivalorizzazione del patrimonio storico del puro rock americano con il suo Underground Garage, è una vera miniera di citazioni, ma dimostra al contempo una straordinaria maturazione e compattezza di sound: un vero ‘wall of sound’ chitarristico, ritmico e vocale (molto più curati di una volta i cori!) denso di un’accurata ricerca armonica e melodica e di una varietà affascinante di temi.
Psychedelic Sunrise ha due anime : la prima è quella descritta un po’ sinora, una psichedelia epica direzionata soprattutto verso i tardi anni ’60 britannici, quando gli arrangiamenti e le armonie si facevano più complessi con l’intreccio di suoni e strumenti nuovi (sitar, clavicembalo, harpsichord, e persino violini!) rispetto l’ingenuità beat, con cori sempre più sofisticati.
Ne venne fuori un folto e variegato panorama di bands ‘freakbeat’ (termine coniato molto più tardi), accanto ai capisaldi pop-psichedelici a 33 e 45 giri di Beatles, Rolling Stones, Yardbirds, Traffic ed in America dei Byrds. Stiamo parlando di un lasso di tempo tra il ’66 ed i primissimi anni ’70.
Il primo brano di P.S., Sunrise (Turn On) ricalca l’incipit vocale di Puzzles degli Yardbirds, ben integrato in un accattivante mood spagnoleggiante (con tanto di nacchere) che poi si dipana selvaggio ed elettrizzante con Greg Prevost sboccato e Paul Morabito, chitarrista ritmico-solista scintillante come non mai, creatore di aggressioni ed oasi soniche stupefacenti!
Rise and Fall è la prima grossa sorpresa: su un ineluttabile ritmo cadenzato Prevost e c. sciorinano fantastici cori alla Byrds ed armonie quasi trascendentali: la raggiunta maturità espressiva è qui una splendida realtà, il suono è denso ed avvolgente: i nostri eroi alle prese con il fatale alternarsi delle fasi vitali?
Il percorso dell’alba psichedelica continua con Streaks and Flashes, brano arioso e solare che inizia ed è attraversato fascinosamente dal tema chitarristico di Child Of The Moon degli Stones (era il lato B di J.J.Flash), non si scappa.
Elevator Ride è forse il brano più ortodossamente psichedelico nel senso che i Kings inseriscono piuttosto incautamente a più riprese nel corpo del brano il tema di Set the control for the heart of the Sun dei Pink Floyd (da Saucerful of Secrets). L’effetto é un pò imbarazzante perché la citazione é troppo lampante, vanificando un po’ il valore di un brano stracolmo di energia lisergica.
L’unica caduta di tono dell’album!
La stessa cosa avviene con il sitar, l’inizio ed il refrain di Spanish Sun, che attingono a piene mani allo storico single dei Rolling Stones Paint It Black. In tal caso però riescono ad integrare il tutto con un ottimo sviluppo in progressione dell’armonia.
All’anima più prettamente freakbeat appartengono anche la meditabonda Gone a tempo di valzer, una riflessione distesa sulla caducità dell’ispirazione artistica (brano che evoca la pienezza del sound di certi Hearbreakers, la band del grande Tom Petty), e Yesterday’s Sorrows, un incrocio tra un outtake di Their Satanic Majesty’s Request (sempre Stones) e le sonorità psycho degli ultimi Yardbirds (quelli con J.Page e J.Beck) con Morabito ancora in superba evidenza.
Entrambi i brani mostrano quanto si sia dilatata la vena compositiva dei Chesterfield Kings.
Addirittura barocco il minuetto di Inside Looking Out, sorta di Lady Jane del nuovo millennio, sapida di harpsichord e violini (l’avreste mai detto : i Kings con i violini?) con Greg Prevost che mette sul piatto inediti moduli vocali: il brano la dice lunga su quante sfaccettature freakbeat i re di Rochester stiano esplorando e riportando alla luce!
La seconda anima di Psychedelic Sunrise è quella più selvaggiamente americana e più in generale rock&roll: per l’ennesima volta dimostrano di essere i veri eredi del rock dell’oltraggio degli Stones migliori; uno sfacciato Keith Richards-riff apre Stayed too long, nella quale echeggiano anche le New York Dolls più puttane, brano che si fa godere alla grande nella sua fragranza ed immediatezza.
Stesse chiarissime influenze in Up and Down, l’episodio più radio-friendly del disco, con fresche movenze power-pop.
Ma è in Outtasite e Dawn che i C.Kings suonano dannatamente offensivi, due autentici pugni nello stomaco, fradicie di fuzz e di magnetiche sortite chitarristiche (Paul Morabito è in possesso di un tocco davvero superlativo!), con Greg Prevost scurrile, jaggeriano al cubo.
Il suo carisma vocale e di performer oggi non teme rivali e lo dimostra alla grande in questi due brani: ‘ I…can’t…wait …till …dawn !’ soprattutto. Qui, nella parte centrale, ricrea all’armonica insieme all’inesorabile macchina ritmica dei Kings l’antico Yardbirds-speed (I’m a man, I Wish you would etc…) che i veterani che leggono ricorderanno bene!
In definitiva, Psychedelic Sunrise è un disco meno introspettivo ma molto più frastagliato, fresco ed agile del suo precedente, The Mindbending Sounds of C.K. .


The Chesterfield Kings Living Eye Ltd.
PO Box 12956 Rochester, New York 14612 USA
Ph# 585.425.3640 email: c.kings@att.net

domenica 16 settembre 2007

Recensioni / Italiani ; Il blues dei DIRTY TRAINLOAD: Rising Rust (2007 / Side Records)


Dirty Trainload é il nuovo side-project messo a punto dal chitarrista e compositore rock-blues Bob Cillo, leader del noto trio barese Trinity.
Si tratta di un duo composto da Cillo e Marco Del Noce, già fondatore della De Ville Blues Band, suo amico e collaboratore di vecchia data (furono artefici una dozzina di anni fa degli Hot Line), armonicista e cantante, nonché suonatore di washboard e kazoo.
Bob ha voluto materializzare un'idea che gli ronzava per la testa da tempo: eseguire blues e rock-blues senza l'ausilio di una sezione ritmica umana, ma avvalendosi di ritmi artificiali; cosa che realizza nei nove brani di questo lavoro, Rising Rust, coprodotto e registrato nel suo studio salentino da Fabio Magistrali, uno dei produttori più attivi della scena indie italiana ( Les/ Petits/Enfants/Terriblez etc....) .
'Analog rhythm boxes' quindi e 'bass loops' sono suonati da Cillo per sopperire a batteria e basso in un esperimento che sono sicuro farà inorridire i puristi del blues: in Italia ce ne sono molti, credetemi!
Anche il grande Robert Burnside prima di esalare l'ultimo respiro osò profanare la tradizione del delta-blues nell'album Come on in (Fat Possum/1998), usando campionamenti e batterie elettroniche ed il risultato fu straordinario!
Stesso coraggio (che non basta mai!) di violare l'iconicità della materia blues l'hanno i pugliesi Dirty Trainload ed il risultato per almeno 5-6 brani su 9 é lusinghiero, traducendosi soprattutto in un sound ipnotico ed avvolgente, a volte volutamente minimale, come in Bad thoughts about Irene, torbido e malinconico, riff ispirato, uno degli episodi più convincenti di Rising Rust.
A coinvolgere come nei Trinity é soprattutto il chitarrismo hard-blues di Cillo (una benedetta mano 'pesante'), in particolare in Waiting All The Time, ossessiva, Luna-Tic, che parte con un riff identico a quello di My Generation degli Who (ah bricconcello!) e poi sfoggia un'entusiasmante performance alla slide.
La 'monotonia' dei rhythm boxes piace anche in TV Screen Watcher, altro brano originale particolarmente 'notturno' ed intrigante, basato su una minimalità armonica che é un pò la caratteristica dei brani di Bob, eccezione fatta forse solo per Rising Rust, basata su un giro 'epico' super-sfruttato ma sempre fascinoso.
Decisamente migliori quindi i brani autografi con Del Noce delle due covers, These boots are made for walking (Lee Hazlewood) e Mad man blues (J.L.Hooker), sbiadite e prive di mordente, due episodi in cui l'idea alla base di D.T. non cattura attenzione e sensi.
Va molto meglio invece nella terza cover, I Asked for water, She brought me gasoline (Tommy Johnson) che apre il disco, paludosa e 'rugginosa', dove pare materializzarsi il fantasma famelico di Howlin' Wolf, uno dei brani (gli altri sono Bad thoughts about Irene e TV Screen Watcher) dove Marco Del Noce, buon armonicista, riesce ad essere più espressivo ed efficace vocalmente: ottima l'idea di cantare nel microfono dell'armonica, espediente usato in tutti i nove brani, che sortisce un effetto 'torbido' di straniamento.
Altrove la sua voce, piuttosto esile ed anonima, non riesce ad essere funzionale all'ipnoticità ed alle atmosfere 'malate' trasmesse dai brani, rendendo l'esperimento dei Dirty Trainload riuscito solo a metà.
Davvero bella l'artwork 'notturna' di Benjamin Guedel, efficace ed azzeccata la grafica di Paolo Tempesta, entrambe funzionali al mood dei brani.

P.S. : Rising Rust si può richiedere nella pagina My Space dei Dirty Trainload.

www.myspace.com/dirtytrainload
http://www.dirtytrainload.com/

PASQUALE BOFFOLI

sabato 15 settembre 2007

Live / Italiani / FRANCESCO DE GREGORI : 21 Agosto 2007, Bisceglie (BA), Arena Del Mare by Francesco Tunzi


Il minitour pugliese di Francesco De Gregori ha fatto tappa il 21 agosto a Bisceglie presso lo spazio antistante L’Arena del Mare. Tantissima la gente accorsa ad assistere l’esibizione del “Principe” della canzone d’autore italiana. Residenti, turisti in vacanza nella bella cittadina in provincia di Bari e pugliesi provenienti da ogni parte della regione hanno goduto di uno spettacolo degno della fama dell’artista romano. Due ore di grande musica che hanno coinvolto ed emozionato un pubblico “trigenerazionale” composto da giovanissimi e ultraquarantenni accumunati dalla passione per questo schivo signore che ha ormai alle spalle 35 anni di carriera...
Solo l’immenso De Andrè e il “professore” Guccini hanno saputo coagulare più generazioni con la loro capacità di essere sempre attuali con le loro canzoni, anche le più datate, e con la loro coerenza artistica e umana. Quando alle 22 De Gregori sale sul palco con la sua figura slanciata e l’inseparabile cappello, accolto da un grande applauso, le uniche parole che rivolgerà al pubblico saranno “...ed ora cerchiamo di divertirci!” . E divertimento è stato.
L’attacco è fulminante con Bambini venite parvolus seguito da Un guanto e Numeri da scaricare che evidenziano la potente ritmica , grazie al basso di Guido Guglielminetti e la batteria di Fabio Parenti, mentre alle chitarre ci sono il fido Lucio Bardi, Paolo Giovenchi, Alessandro Valle e, infine, al pianoforte Alessandro Arianti..
Si prosegue con L‘angelo e Mayday dall’ultimo lavoro Calypso e con le canzoni sul tema dell’emigrazione (così attuale dalle nostre parti) come Titanic, L’abbigliamento di un fuochista e Sotto le stelle del Messico a trapanare.
E’ un De Gregori in ottima forma che all’entusiasmo del pubblico risponde allargando le braccia come a voler accogliere tutto quell’affetto e quel calore che si manifestano sia nei momenti più toccanti quando canta La leva calcistica del ‘68, Cardiologia e la splendida La valigia dell’attore sia in brani più coinvolgenti come Il bandito e il campione.
Ciò che caratterizza un concerto di De Gregori è , oltre l’ indiscutibile qualità dei testi , poetici, ironici e talvolta taglienti, la veste degli arrangiamenti con la quale rivisita ormai da tempo i classici spaziando dal folk country di stampo dylaniano di Alice, Niente da capire e Rimmel (cantata all’unisono dal pubblico) al country-blues di Compagni di viaggio. Non mancano poi i brani rock come Pezzi, L’Agnello di Dio e La ballata dell’Uomo Ragno.
La temperatura del concerto sale via via che il nostro ripercorre a ritroso una carriera fatta di brani ormai entrati nella memoria collettiva.
Così, quando risuonano le prime note di Generale dal fondo della platea parte un folto stuolo di spettatori che, superate le transenne del 2° settore, obiettivamente troppo distante e penalizzante per l’ascolto del concerto, si assiepa sotto il palco. De Gregori, sorridente, stringe mani e scambia battute. Poi riprende lo spettacolo che giunge alla conclusione con i bis di La donna cannone e Buonanotte fiorellino
Grazie Francesco, alla prossima.

FRANCESCO TUNZI

giovedì 6 settembre 2007

Recensioni / Italiani / Il blues di J.SINTONI : The Red Suit (2007) by Pasquale Boffoli

Non abbiamo parlato molto di blues in questo magazine sino ad oggi : vediamo di cominciare a rimediare cominciando da casa nostra.
Non é un mistero che in Italia da sempre esista una fiorente scena blues ricca di notevoli talenti!
Quella che segue é la mia recensione di un recente disco di uno di essi: il chitarrista J.Sintoni
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Ho conosciuto il chitarrista J.Sintoni verso il 2002 quando aveva formato un eclettico duo acustico, Beer Soaked Gittars ed inciso in compagnia di un altro chitarrista, Mr.Banana il cd omonimo che ebbi modo di recensire in modo positivo tra l’altro anche per il sito Blues and Blues.
Ora lo ritrovo in tutt’altra veste, titolare di un trio elettrico e di un cd, The Red Suit, uscito nell’aprile 2007, autoprodotto e forte di dodici brani originali.
J.Sintoni è un musicista di Cesena trapiantato in Toscana dove si è fatto subito conoscere nella scena blues anche grazie a due partecipazioni al Festival Blues di Pistoia; ma anche a livello internazionale le sue doti di chitarrista creativo e sfaccettato sono note.
Doti che sono davvero palesi all’ascolto di The Red Suit, un album che certamente non si può considerare di blues ortodosso, sin dalle prime note di Tired of keep movin’, brano funky tirato che mette subito in evidenza la sezione ritmica serrata di Andrea Taravelli (bass) e Carmine Bloisi (drums) che accompagna egregiamente Sintoni per tutto il disco..
Sintoni sfodera un linguaggio chitarristico plastico, ben articolato ed all'occorrenza aggressivo, e si trova molto a suo agio con il rock- blues d’estrazione anni ’60 (l’eclettismo hendrixiano in primis!), e con il rhythm’n’blues ed il funky, componenti tipiche del Chicago-blues degli anni ’50 (Albert e Freddie King, Buddy guy etc...), che caratterizzano molti dei brani del disco : Out of the rain, Tired of keep movin’, Changed and better, Special light, Voodoo woman, Won’t be back.
Frequenti cambi timbrici e di tonalità (anche nel corso della stessa track ) iniettano nei brani ulteriore agilità e freschezza.
Ma Sintoni non disdegna neanche le atmosfere jazzate e swinganti, come in Forget the time e nei due episodi strumentali Relaxin’ (molto più vicino al jazz che al blues) e Swing out this, dove sfodera ‘velocismi’ che riportano alla mente l’Alvin Lee dei vecchi Ten Years After.
L’unico ‘vero’ blues lento della raccolta è quello che le dà il nome, The Red Suit, quasi sette minuti giocati su un solismo penetrante ed estremamente dinamico!
Per qualche purista questo potrebbe rappresentare un limite, e probabilmente almeno un altro blues lento non avrebbe guastato; quanti invece al blues usano dare dei connotati non ortodossi ma ritmicamente ramificati apprezzeranno senza dubbio The Red Suit, disco che ha proprio nell’avvicendarsi di ‘moods’ diversi la sua migliore qualità.
Come lead-singer J.Sintoni si rivela funzionale ai suoi brani ma non esiste confronto con il suo solismo straripante!

http://www.myspace.com/jsintoni
jsintoni@gmail.com

PASQUALE BOFFOLI

giovedì 30 agosto 2007

CINEMANIA: Il meglio del cinema in DVD - n°.10, a cura di Antonio Petrucci



Titolo: I Misteri del Giardino di Compton House -
Gran Bretagna 1982 - Colore, 103 minuti
Regia: Peter Greenaway- Genere: Drammatico
DVD edizione: Dolmen Home Video

Peter Greenaway forse uno dei più originali e prolifici registi del panorama europeo, ha creato un suo stile cinematografico originalissimo in cui convergono, Architettura, Pittura, Musica e Letteratura il tutto arricchito dalla personale creatività del regista.
I Misteri del Giardino di Compton House, suo primo e famosissimo lungometraggio inizia come un tradizionale film in costume ambientato nell'Inghilterra del 1700, per trasformarsi in un conturbante giallo pieno di enigmatiche presenze e simboliche figure, uno straordinario film assolutamente da vedere.


(Antonio Petrucci)











Titolo: Il Colore della Verità -
Hong Kong 2003 -
Colore, 104 minuti - Regia: Wong Jing e Marco Mak - Genere: Azione
DVD edizione: Dolmen Home Video


Ecco un bel triller proveniente da Hong Kong, una intrigante storia di complotti e vendette tra agenti di polizia e la triade.
Il film, molto intenso, passa da momenti di tensione ad altri di azione adrenalinica, supportato anche da una ottima recitazione: un ottimo film, da vedere!


(Antonio Petrucci)








Titolo: The Twilight Samurai
Giappone 2002 - Colore, 133 minutiRegia: Yoji Yamada
Genere: Drammatico
DVD edizione: Dolmen Home Video
Film sui sentimenti ed i valori della vita, racconta la drammatica esistenza di un samurai diviso tra i doveri dell'arte della spada e la sua famiglia: questa è una pellicola profondamente Zen, essenziale e profonda, una ennesima conferma della maturità del cinema Giapponese.
Film in versione originale con sottotitoli in Italiano.
(Antonio Petrucci)

Collaborations / Live / Esteri: Elliott Murphy & His Band / Experimenta, Alberobello Trullo Sovrano / 8 Agosto 2007 by Francesco Tunzi



Chi é Elliott Murphy? Una piccola leggenda vivente: sin dai primi anni '70 un cantore urbano crudo e leggero dalla voce suadente e malata della stessa New York pre-punk in cui in quegli stessi anni gente come Lou Reed,i Velvet riveduti e corretti e le New York Dolls perpetravano i loro misfatti glam-punk, roba da cui lo stesso Murphy non rimase immune. Tanto per intenderci si frequentavano e suonavano negli stessi templi della 'intellighentia' rock, CBGB's, Max Kansas City, dove Andy Warhol ed i membri della sua Factory erano di casa.
Il suo primo leggendario album Acquashow risale al 1973 : Elliott Murphy e la Red Lounge Records ne hanno annunciato la ristampa, The Murphys - The 1973 Aquashow Demos - (on a limited Vinyl edition) proprio nel luglio del 2007.
Imperdibili le altre sue opere dei '70, Lost Generation (1975), Night Lights (1976), Just a Story From America (1977) ed Affairs (1980).
Ma decorosissima ed ispirata rimane la sua discografia anche nel corso degli '80, '90 sino ai giorni nostri, che lo vedono mentore indefesso di un inconfondibile 'visione' rock dove l'elettricità va a nozze con stupende ballate, folk ed uno spruzzo di blues.
Francesco Tunzi, uno dei collaboratori più preziosi di questo magazine, l'ha visto per noi live in quel di Alberobello nel corso della collaudata rassegna pugliese Experimenta giunta alla IX edizione (nel contesto di Time Zones) e ce ne riferisce con dovizia di particolari e precisione estetica!
Ah dimenticavo ! : quello con Murphy nella foto é Francesco (P.Wally B.)

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Splendida serata di musica quella tenutasi ad Alberobello l'8 Agosto 2007 per il festival Experimenta con il concerto del songwriter americano Elliott Murphy, accompagnato dalla sua band, ovvero dallo strepitoso guitar-man Olivier Durand, ormai da anni suo fido collaboratore, il bassista Laurent Pardo e il batterista Alan Fatras.
Nelle oltre 2 ore di concerto, Murphy ha incantato e trascinato il pubblico composto da residenti, turisti e appassionati dell’artista newyorkese.
Musicista, giornalista (è stato collaboratore della rivista Rolling Stone) e scrittore, Murphy è una figura di rilievo nel panorama del rock americano anche se i suoi dischi, pur di notevole valore artistico, non hanno mai avuto un grande riscontro commerciale, salvo che in Europa dove il nostro si è trasferito da alcuni anni ritagliandosi una cospicua fetta di estimatori.
Con la sua chitarra e l’armonica l’artista americano ha ripercorso gli oltre trent’anni di una carriera che annovera 17 album nei quali Elliott ha raccontato con sguardo lucido le distorsioni della società americana. Le sue canzoni raccontano di bassifondi , di perdenti, canzoni di grande impatto emotivo e intrise di riferimenti letterari .
Alternando brani dal suo ultimo lavoro, lo splendido Coming Home Again a brani del passato, Murphy offre una straordinaria lezione di musica americana tra rock, folk urbano, country e lunghe cavalcate elettriche, duettando spesso con il talentuoso Olivier Durand, spettacolo nello spettacolo, surriscaldando il pubblico lanciatosi fin sotto il palco invitato dallo stesso Murphy.
Tra ballate evocative (Sonny, Jesse), brani più movimentati (Maryann’s garage sale, 40 days and 40 nights) tratti dal recente Coming Home Again e classici come Just a story from America e Last of rockstars, Murphy trascina il pubblico verso un finale scoppiettante denso di gloriose covers: L.A. woman dei Doors, Baby please don’t go e Gloria (estasi collettiva) dei Them, Twist and shout dei Beatles e l’immancabile omaggio al Maestro con Like a rolling stone.
Murphy e soci si divertono un mondo dando la sensazione di poter continuare all’infinito ma dopo due bis sono sfiniti e, felicissimi, ricevono i meritati applausi e l’abbraccio della gente.
Grande concerto.

http://www.elliottmurphy.com/
http://www.timezones.it/index.php?option=com_content&task=view&id=23


Testo e foto di FRANCESCO TUNZI

giovedì 23 agosto 2007

Interviste / Stranieri / Guf Lorenzen (Lorenzo Woodrose), leader of Dragontears and Baby Woodrose, by Pasquale 'Wally' Boffoli

Guf Lorenzen, in arte Lorenzo Woodrose l’avevo già intervistato nel 2003 quando esplose Money For Soul, maturo e vigoroso concentrato di garage, psichedelia ed hard-rock dei suoi Baby Woodrose.
La curiosità di saperne di più del suo nuovo progetto sperimentale The Dragontears, il cui primo lavoro 2000 Micrograms From Home segna il ritorno di Lorenzo e c. alla Bad Afro Records dopo la parentesi dell’ottimo Love Comes Down inciso per la Playground Music, mi ha spinto a cercarlo ancora!
Non mi ha deluso, mostrandosi con me molto cordiale e contento nel risentirmi: a volte le sue risposte sono state amabilmente e 'psichedelicamente' sopra le righe, in altre occasioni molto chiarificatrici del suo ottimo attuale lavoro. ('Wally' P.B.)






Come e quando è nato il progetto Dragontears?
I Dragontears nacquero perché volevamo sperimentare e vedere che cosa potessimo fare rompendo la formula ed i paletti che avevamo messo con i Baby Woodrose.
Le aspettative erano di dare un nome nuovo alla band e di lavorare con gente nuova che potesse iniettare nuove energie nella nostra musica.
Non abbiamo pianificato granché prima; abbiamo solo prenotato lo studio e siamo partiti con qualche idea che abbiamo sviluppato nel tempo.
L’intera esperienza ha influenzato il prossimo album dei Baby Woodrose che sarà meno indirizzato verso ciò che la gente si aspetta da noi.
Penso sia una cosa salutare.




Sei membri nella formazione dei Dragontears, Lorenzo?
No, tre milioni di persone. Compresi i fantasmi di Terence McKenna e lo spirito di Rusty Evans. Attualmente c’è anche tua madre che suona il triangolo Pasquale.


Puoi parlarmi di Terence McKenna, di Rusty Evans e di come hanno influenzato i Dragontears di 2000 Micrograms From Home?
Sì : Rusty scrisse I'm 5 Years Ahead Of My Time ed incise tre dischi che ho nella mia collezione - The Deep : Psychedelic Moods, Freak Scene : Psychedelic Psoul ed uno sotto il nome di Marcus per la Kinetic Records. La sua influenza é scontata in Borderline, che é stata scritta accarezzando l'idea di cercare di riprodurre un sound simile a quello di The Deep.
Terence Mckenna fu un genio pazzo che scrisse un mucchio di libri sugli allucinogeni e sull'umana conoscenza. Abbiamo incluso un sample di Terence mentre legge dal suo libro True Hallucinations nel brano The Doors Of Prescription.



Lorenzo chi suona nei Dragontears?
Tutti e tre i membri dei Baby Woodrose più un chitarrista degli On Trial, un ex.chitarrista degli On Trial e Ralph, che cura il nostro booking ed é il nostro sound engineer.



Penso che la psichedelia texana anni ’60 (come i 13th Floor Elevators nel brano Borderline!) sia uno degli ingredienti più importanti di 2000 Micrograms From Home.
No, gli ingredienti più importanti dell’abum sono caffè e fango.


E gli altri ingredienti Lorenzo?
Sale e pepe……ed una manciata di polvere luminosa! E molto dolce, sporco e selvaggio amoooore !



Penso che The Doors Of Prescription (con i suoi profondi, ipnotici diciotto minuti) sia uno dei più grandi brani dell’album. Puoi parlarmene?
Qualche relazione con ‘Le porte della percezione) (Blake/J.Morrison)….così come il titolo, 2.000 micrograms From Home ne ha con il brano degli Stones, 2000 Lights Years From Home?
Cosa dirti! E’ stato un episodio molto meditato, ma ci è piaciuto più il groove che ne è venuto fuori piuttosto che la jam finale. Così abbiamo tenuto parte del lavoro e cancellato il resto.
Non ha niente a che spartire con Blake o Morrison eccetto il titolo.
E’ largamente ispirato al pensiero di Terence Mckenna che usiamo nel brano.
Naturalmente il titolo del disco, 2000 Micrograms From Home viene direttamente dagli Stones.
Infatti il titolo era deciso ancor prima di aver registrato una nota.
Ha il sapore della libertà
.



Lorenzo, sei iperattivo in questo periodo!
Dopo Dragontears hai prodotto il primo album di The Setting Son sempre per la Bad Afro ed hai finito di registrare da poco il nuovo album di Baby Woodrose, Chasing Rainbows!
Sì, attualmente sono spossato. Ho trascorso molti giorni senza far nulla.
Ma penso che la mia vita sia fare musica. Così essere stato annoiato per molto tempo mi ha fatto disperare. Il segreto è che mi piace lavorare molto velocemente, per cui non sono molto perfezionista.
Preferisco che la musica suoni senza mai fermarsi : Dragontears è stato registrato in nove giorni.
Il prossimo Baby Woodrose, Chasing Rainbows è stato realizzato in poco più di 20 giorni.
Mi piacerebbe fare un album in tre giorni!




Cosa pensi dell’ultimo album degli On Trial, Forever?
Lo amo, penso sia il miglior album inciso dagli On Trial. Grandi brani, ottima produzione, e soprattutto diverso da qualsiasi cosa io abbia fatto quando suonavo in quella band.




Perché i Baby Woodrose hanno lasciato la Bad Afro per la Playground Music per incidere Love Comes Down?
Volevamo cercare qualcosa di diverso. Abbiamo cercato e non ha funzionato, così siamo tornati sui nostri passi.
Un po’ come tornare dalla propria moglie dopo avere avuto un diversivo sessuale.
Lei dimentica.



Quindi c’è stato un grande ritorno in casa Bad Afro e da mr.Lars Krogh?
Certamente !


Io penso che Money For Soul sia l’incisione più notevole nella produzione Baby Woodrose. Sei d’accordo con me?
Attualmente parecchia gente sembra considerare Blows Your Mind il top del nostro lavoro, ed io tendo ad essere d’accordo con loro; benché Money For Soul è il nostro album che ha venduto di più!


Qualche progetto per i le tue vecchie bands, Disconnected Flowers, Pandemonium, Spids Nogenhat?
Sono tutti vecchi progetti. Non credo abbia senso continuare a lavorare in quelle direzioni visto che in realtà nessuno purtroppo ne ha la minima cognizione.


Mi racconti qualcosa Lorenzo a proposito di un interessante vecchio disco dei Baby Woodrose, Pandemonica 1 che ho reperito casualmente?
Pandemonica era il meglio delle mie registrazioni casalinghe realizzate tra il ’93 ed il ’96.
Le ho pubblicate nella speranza di smuovere le acque ed iniziare un nuovo corso.
Penso che siano degli esperimenti interessanti, ma molti dei pezzi sono solo delle cose che ho poi sviluppato meglio. I brani Chemical Buzz e All Over Now da Love Comes Down erano in origine parte di questo progetto ma attualmente sono tutti e due degli spunti per il lavoro fatto in seguito in Blows Your Mind. Anche nel nuovo album dei Baby Woodrose c’è un brano che viene da quei demo casalinghi. Il pezzo è Madness Of Your Own Making ed è una cosa molto ispirata ai 13th Floor Elevators, con le fattezze di una Madre Natura che si prende nelle liriche una sorta di rivincita.



Dropout! È stato un grande album di covers! Possiamo sperare per il futuro in un Dropout n°.2 ?
Non so. Pensi davvero possa essere una buona idea?


Non ho alcun dubbio nel ritenere che attualmente Baby Woodrose / Dragontears continuino ad essere le più mature e potenti bands garage/psychedelic/punk/ scandinave!
Ti ringrazio davvero

www.myspace.com/dragontears2000
http://www.babywoodrose.com/

PASQUALE BOFFOLI