lunedì 27 novembre 2006

Collaborations / LIVE REPORT / Esteri ; SODASTREAM and JACKIE-O-MOTHERFUCKER ( Time Zones - 22 / 11/ 06, La Vallisa, Bari ) by Antonio Vergari




JACKIE-O-MOTHERFUCKER ' :

2 foto 'live' e la copertina del loro nuovo lavoro

AMERICA MYSTICA ( Very Friendly / Ott.2006)




Il duo australiano SODASTREAM e la copertina del loro
ultimo lavoro, RESERVATIONS
(Hausmusik / Ott.2006)
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Antonio Vergari é un giovane ed entusiasta nuovo collaboratore del mio blogspot.
Si occupa soprattutto di nuove tendenze : gli ho chiesto di scrivere qualcosa sul penultimo concerto della rassegna barese Time Zones, svoltosi nella chiesa sconsacrata La Vallisa nella città vecchia.
Di scena un duo australiano, SODASTREAM che si esprime precipuamente attraverso una seriale malinconia e JACKIE-O-MOTHERFUCKER, americani, di cui mi dicono tutti un gran bene. Io avrei voluto esserci ma non ho potuto.
Antonio...raccontaci tu !

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La Vallisa : il miglior luogo per il rock che noi abbiamo qui in città.
Una chiesa sconsacrata. Ed anche per tutto il resto.Pazzesco e crudele definire e limitare il rock, aspettarsi qualcosa di preciso e pensare di inquadrare le cose e dentro le persone.
Sul palco c'erano: un pianoforte a coda, una batteria minimalmente jazz, un contrabbasso accasciato, due chitarre elettriche, una acustica, un oboe, un trombone, un flauto traverso, pedaliere per un duecento effetti, un esercito di percussioni.
Erano di meno quelli sulle sedie, e disorientati.I concerti sarebbero stati due.I SODASTREAM sono due e sono australiani. Sicuramente amici da molto tempo, ci giurerei sopra, sono quei musicisti che suonavano in simbiosi, una chitarra acustica debolmente elettrificata tenuta sulle gambe di un contrabbasso paurosamente tirato per le corde, un piano che va a piccoli accordi e note veloci fila una trama per una sega da falegname così familiare a un archetto che non sarebbe durato molto.
Forse qualcuno in prima fila li conosce, ha sentito dei loro cd e si aspetta i Kings of Convenience un tantino più veloci, o vedendo una armonica al collo della chitarra-voce intravede un Dylan. E' folk acustico, ma talmente intimista. La colpa é di una decina di fattori incredibilmente mischiati quella sera, la voce ubriaca del contrabbassista, un po' di scuse in italiano, il soffitto a volta, la ballabilità su un piede delle cantilene e l'aria fra gli strumenti e le narici del pubblico che si ispessisce. Un dieci pezzi e finisce .
Tutti li strumenti lasciati se li mangiano i JACKIE-O-MOTHERFUCKER e in cinque se li passano sputandoli.
Viene veramente da dentro quello che hanno fatto: una ora e mezza in tre pezzi. Musica sperimentale per la forma ma tanto primitiva e ancestrale come acid e psichedelia nell'urlo della cantante: ranicchiata su una sedia ricoperta di campanelli, avvolge come il fumo di sigaretta del più vecchio fra loro, tanto vicino al ghiaccio secco dei Doors.
Si poteva essere cullati da un'ancia semplicemente soffiata, sollevati dal sassofono di un nipote di Coltrane, infastiditi dalla dissonanza fra trombone e oboe, mossi a tempo dal picchiettare su charleston e grancassa non a tempo, attorcigliati nelle interiora per effetto del flanger, da coprirsi gli occhi e immaginare tutto, anche il resto.
Non ci si può distrarre , é stupido concentrarsi su un solo strumento e poi magari chiedersi se questi tizi dell'america li sanno veramente suonare tutti i loro strumenti, suonare da orchestra.
Il brodo primordiale di emotività non lo troverai mai in una orchestra convenzionale e i Jackie non é proprio possibile chiamarli con la parola orchestra;
devono essere un progetto esistenziale da sé, oppure uno stupendo quintetto di attori che ha giocato e preso in giro tutti.
Il primo atto é meditativo quanto una presa in giro, il secondo é esaltante come la prima sbornia, il terzo pezzo lascia il piacere racchiuso nel più intimo e quella inusuale contentezza da malati mentali di aver ascoltato una cosa impossibile, il fuori ordinario delle vite qui a Bari e il sapere di doversi rimettere nella stessa vecchia musica che qui impera.
Per sempre.

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