
La rinascita artistica ed esistenziale di Brian Wilson iniziò nel 1988 con la pubblicazione del suo primo omonimo album solista: un coraggioso primo tentativo di uscire dal vicolo cieco delle droghe e della depressione che l'aveva costretto ad abbandonare quasi del tutto le scene per tutti gli anni '70 ed '80; nondimeno non aveva privato del suo prezioso apporto compositivo albums dei Beach Boys incredibili come Surf's Up (1971), Holland(1973), Love You(1977).
Purtroppo questo debutto solista, pregevole, é condizionato ancora pesantemente dalla sudditanza allo psichiatra Eugene Landy, divenuto ormai una presenza invadente ed ingombrante nella sua vita.
Landy, dopo aver supportato brillantemente Wilson nell'uscire dal buio aveva allargato da tempo il suo ruolo professionale sino ad incidere sulle sue stesse vicende artistiche e finanziarie.
Si sa, queste questioni non si risolvono tanto facilmente; gli anni '90 sono stati per Brian ancora altalenanti: in ogni modo hanno sortito due opere non eccelse ma dignitose, Orange Crate Art con la collaborazione dell'eclettico Vand Dyke Parks (1995) e Imagination (1998).
Il suo pieno riscatto invece coincide perfettamente con lo scoccare del nuovo millennio e con l'ingresso nella sua vita artistica dei Wondermints, un ensemble di dieci abilissimi musicisti a tutto tondo, capaci di ricreare senza sbavature in
studio e dal vivo (questa l'autentica meraviglia!), strumentalmente e vocalmente lo stesso inconfondibile mood dei Beach Boys.
Ne fa fede lo stupendo doppio Live at the Roxy Theatre (2000) dove l'allora 57enne artista insieme ai grandissimi Wondermints annuncia al mondo la sua gioia di sentirsi di nuovo vivo, pronto a trasmettere ancora al pubblico la sua sublime arte compositiva e vocale. Wondermints sono incredibili nel riprodurre nei minimi particolari il sound dei numerosi musicisti di studio che coadiuvarono i Beach Boys nella realizzazione di autentici monumenti dell'arte pop quali Pet Sounds, Holland, Surf's Up, Smile.
Ecco, se dovessi consigliare ad un neofita o ad un amico cui voglio particolarmente bene un'opera che segni il pieno ritorno di Brian Wilson segnalerei Live at the Roxy Theatre. Ho dedicato a questo disco nel 2001 una lunga recensione, che se vorrete vi riproporrò.
Qui mi limiterò a sottolineare come Wilson e questo eccezionale organico eseguono con brillantezza unica sia classici del periodo 'surf' dei B.Boys come I Get Around, Surfer Girl, California Girls, Don't Worry Baby, Darlin', In My Room, che episodi appartenenti alla graduale ma sfolgorante maturità compositiva di Brian Wilson: Please Let Me Wonder, Good Vibrations, God Only Knows, 'Til I Die, Caroline No, Let's Go Away for Awhile, Pet Sounds, sino a Love and Mercy.
Wilson subito dopo si dà anima e corpo alla riproposta dei due grandi capolavori dei Beach Boys degli anni '60: Pet Sounds (1966) nel 2002 e Smiley Smile (1967), l'opera incompiuta, nel 2004.
Pet Sounds Live viene registrato nel corso del suo primo tour solista in Europa ed Inghilterra, durante quattro notti alla
London's Royal Festival Hall e testimonia l'esecuzione maniacale del capolavoro originale; Smile, realizzato scrupolosamente da Wilson con la collaborazione preziosissima di Darian Sahanaja, leader e guida dei Wondermints, rappresenta la messa a punto definitiva dello Smile lasciato incompleto nel 1967, uno dei leggendari dischi 'perduti' dei '60.
Con lo Smile del 2004 siamo di fronte ad un lavoro semplicemente perfetto, dove tutte le parti registrate ma rimaste fuori nell'originale e poi disseminate negli albums seguenti trovano la loro logica ed armonica collocazione finale. Il risultato é un'opera armonicamente e melodicamente superba, seconda (forse per minore immediatezza) solo a Pet Sounds, anche se sono molti tra gli addetti ai lavori e fans a pensare che il nuovo Smile, messo a nuovo e splendente di luce abbacinante sia superiore per bellezza e complessità di concezione a Pet Sounds.
Il nuovo Smile mette a tacere finalmente anche i numerosi detrattori di Wilson che lo accusano di vivere di rendita sul suo passato Beach Boys sin dall'inizio della sua carriera solista.
Nel 2004 Brian Wilson realizza anche un lavoro in studio tutto inedito, Gettin' Over My Head, che vede anche la partecipazione di Eric Clapton e Paul McCartney: ospiti di lusso direte voi per un
artista che ormai non conosce freni al suo ritorno sulle scene ed alla rinnovata ispirazione.
Ma é con That Lucky Old Sun (2008), con la collaborazione di Van Dyke Parks che si registra il ritorno dell'artista ad un'ispirazione finalmente limpida come l'acqua sorgiva, carica di nostalgia (Forever She'll Be My Surfer Girl), di magnifici sussulti vitali (Oxygen to the Brain,Can't Wait Too Long), di tristezza crepuscolare (Midnight's Another Day). That Lucky Old Sun é strutturata come un'opera organica che prevede degli interventi narrativi ogni due-tre brani; per me che non riesco ad essere imparziale di fronte al genio di Wilson questo disco rappresenta davvero un evento unico, ovvero il ritorno dell'artista dalla voce da 'adult-child' (come lo definisce in All Music John Bush)al concepimento di un lavoro ricco di superbe intuizioni melodiche, di chiaroscuri fascinosi che fa tesoro e attualizza un passato ormai leggendario.
BRIAN WILSON REIMAGINES GERSHWIN (Walt Disney - 2010)
Ma Wilson non é mai pago, é ancora alla ricerca a 67 anni suonati della bellezza in musica, l'unica che possa elevarci al di sopra delle miserie quotidiane: Elvis Costello qualche anno fa disse che nella storia della musica contemporanea americana c'é un filo rosso che parte da Gershwin ed attraverso Burt Bacharach giunge sino a Brian Wilson.
Avrebbe mai immaginato Costello che quelle sue parole oggi sarebbero suonate incredibilmente profetiche, nel momento in cui Brian Wilson tra il 2009 e 2010 decide di rivisitare l'opera imponente di George Gershwin? Come ci sia giunto lo racconta lui stesso in una breve intervista che ho tradotto e pubblicato in Music Box il 28 Agosto scorso e che vi invito a leggere. 
Brian Wilson Reimagines Gershwin é uscito ufficialmente in Europa ed Italia ieri 6 Settembre 2010, ma io avevo avuto modo di ascoltarlo anche se parzialmente sin dalla metà d'agosto: ed avevo capito anche da pochi brani che il nuovo progetto era semplicemente geniale; Wilson nel rivisitare alcuni classici di Gershwin non si lascia manipolare dalle difficoltà dell'operazione ma rimane splendidamente se stesso, addirittura piegando classici come Summertime e 'S Wonderful alla sua espressività vocale da 'adult-child'.
B.W. Reimagines Gershwin é lavoro che esige predisposizione ed apprezzamento per lo swing ed il blues, due importanti componenti del corpus compositivo di Gershwin che Wilson sa sviscerare con naturale sensibilità: succede in I Loves You Porgy, It Ain't Necessary So, Love is Here to Stay, fascinosi blues nei quali Wilson sfoggia sorprendenti suadenti performances vocali, da interpretarsi quale impagabile maturità senile . Si é cucito addosso senza sbavature, con l'apporto di una
compagine orchestrale lussureggiante il prodotto di un'epoca d'oro del progresso artistico e musicale americano.
Chiunque abbia una minima conoscenza dei dischi dei Beach Boys ascoltando anche distrattamente gli arrangiamenti di standard swing come They Can't Take That Away From Me e I Got Rhythm non può non cogliere (con gioia immensa...almeno per me) echi di classici surf Beach Boys (quindi Brian Wilson) quali California Girls, I Get Around; ascoltandoli hai la netta sensazione che Brian sia definitivamente uscito dal tunnel.
The Like In Love You e Nothing But Love sono due brani sfavillanti incantevoli melodie ricavati (come afferma Wilson nell'intervista) da 104 brani di piano non terminati di Gershwin: come sugellare con sapienza pop spartiti rimasti nei casetti da lunghissimo tempo, e Brian in questo é diventato davvero un maestro.
Come tralasciare infine I got a Crush on you e Someone to Watch Over Me, restituite dalla disarmante commovente interpretazione di Wilson alla loro bellezza imperitura; mentre lo strumentale I Got Plenty O' Nuttin, con quella splendida chromonica-basso in primo piano sembra uno scampolo non utilizzato di Pet Sounds.
Mentre mi ascolto un'ennesima volta Reimagines Gershwin, qualcosa mi suggerisce che nel momento in cui Brian Wilson si gode con i suoi collaboratori l'ultimo frutto del suo lavoro certosino sta già pensando a come stupirci un'ennesima volta, spero il più presto possibile per la mia salute mentale e spirituale!
Wally Boff
http://www.brianwilson.com/index.html
martedì 7 settembre 2010
BRIAN WILSON: La Rinascita artistica ed umana nel nuovo millennio e Reimagines Gershwin (Walt Disney - 2010) by Wally Boff
Ain't Necessarily So - I Love You Porgy - I Got a Crush on You - Summertime - Nothing but Love
domenica 5 settembre 2010
Letture: DRUGS ARE NICE / Le droghe fanno bene, di Lisa Crystal Carver ... by Crizia Giansalvo
Per essere pubblicato in Italia abbiamo dovuto aspettare cinque anni. Il padre di Lisa è andato in prigione quando lei aveva sei anni. Quasi lo stesso lasso di tempo, ma con risultati diametralmente opposti. Noi in questi anni siamo scivolati in un abisso dove la privazione sembra essere l'unica soluzioni ai nostri mali, mentre
Lisa tentava disperatamente di risalire dalla voragine di libertà in cui era stata trascinata dal padre. La figura genitoriale sarà il punto di riferimento costante nella sua vita. Davanti aveva un padre e un assassino, ma anche l'unica persona capace di metterla in gioco, capace di metterla davanti il tragicomico segreto dell'esistenza : non siamo nessuno, non abbiamo nulla da perdere, tanto vale oltrepassarlo il limite.
Crescendo, Lisa volgerà lo sguardo sempre verso il margine della vita sociale. Adolescente strana, vista con occhio cattivo anche dalla popolazione alternativa scolastica, trova nella outsider Rachel la figura perfetta per prendere le veci del padre. Dalla loro amicizia, dai loro lunghi viaggi on the road per gli Stati Uniti nasceranno le SuckDog, collettivo dedito a creare un'arte, musicale e figurativa, che esuli dagli schemi e sia volta a shockare il pubblico. La musica è un contorno distorto e rumoroso, colonna sonora di
rappresentazioni teatrali di storie dove la sessualità e la violenza hanno il sapore più aspro dell'infantilità.
Le guide spirituali saranno personaggi come GG Allin (il primo album delle SuckDog si intitola Rape GG) conosciuto casualmente in una stazione di autobus, di cui Lisa, nel corso del libro, darà il ritratto più umano dell'artista che sia stato mai scritto.
Dopo essersi trasferita a Parigi e aver sposato Jean Louis Costes, Lisa inizia una vita tra prostituzione e giornalismo, per il magazine Dirt e la fanzine da lei creata Rollerderby, oltre a condividere il palco con il marito. Lo stile e le interviste di Lisa colpiranno i direttori delle più importanti riviste americane. Celebre sarà la sua rubrica dove racconta in prima persona le sue esperienze sessuali. In questi anni entra anche in contatto con artisti come Dame Darcy, e Nick Zedd.
Finito il matrimonio con Costes, si lega al controverso Boyd Rice dal quale avrà un figlio nato con una malformazione genetica. Quando anche la vita domestica
diviene violenta, Lisa decide di dover affrontare un cambiamento, iniziando da se stessa. Riprendendo una frase di Dostoevsky “ in molti casi le persone, anche le più malvagie , sono molto più naive e buone di cuore di quello che pensiamo. E questo vale anche per noi stessi” Lisa ci traccia un percorso di crescita, personale e come artista, di una donna che cerca un senso di normalità fiera di un passato vissuto al limite che, se non diventa per lei ingombrante, sarà comunque un qualcosa da cui riscattarsi per il futuro del figlio. Con una scrittura cruda, ironica ed estremamente cerebrale, la “Hunter S. Thompson in gonnella” come l'ha definita Wired Magazine, ci offre uno spaccato di vita generazionale, la storia di una scena underground, quella degli anni ottanta, che inizia ora ad essere approfondita.
Le droghe, il sesso e la violenza sono riportati da Lisa con una dolcezza schietta, senza mai cadere nel facile tranello di regalare aneddoti scabrosi che sveglierebbero più una curiosità effimera che altro.
Le parole e il mondo della Carver scavano dentro leggeri, come il fantastico dialogo finale con l'amica Rachel. Poteva essere facilmente un libro maledetto, un racconto disperato, ma è impossibile ignorare quel contorno infantile, quel saper guardare il mondo con gli occhi di chi quel posto ha saputo fotterlo vincendo ed è pronta a sotterrare l'ascia di guerra alla ricerca di una serenità dove la normalità può anche non spaventare.
Lisa tentava disperatamente di risalire dalla voragine di libertà in cui era stata trascinata dal padre. La figura genitoriale sarà il punto di riferimento costante nella sua vita. Davanti aveva un padre e un assassino, ma anche l'unica persona capace di metterla in gioco, capace di metterla davanti il tragicomico segreto dell'esistenza : non siamo nessuno, non abbiamo nulla da perdere, tanto vale oltrepassarlo il limite. Crescendo, Lisa volgerà lo sguardo sempre verso il margine della vita sociale. Adolescente strana, vista con occhio cattivo anche dalla popolazione alternativa scolastica, trova nella outsider Rachel la figura perfetta per prendere le veci del padre. Dalla loro amicizia, dai loro lunghi viaggi on the road per gli Stati Uniti nasceranno le SuckDog, collettivo dedito a creare un'arte, musicale e figurativa, che esuli dagli schemi e sia volta a shockare il pubblico. La musica è un contorno distorto e rumoroso, colonna sonora di
rappresentazioni teatrali di storie dove la sessualità e la violenza hanno il sapore più aspro dell'infantilità.Le guide spirituali saranno personaggi come GG Allin (il primo album delle SuckDog si intitola Rape GG) conosciuto casualmente in una stazione di autobus, di cui Lisa, nel corso del libro, darà il ritratto più umano dell'artista che sia stato mai scritto.
Dopo essersi trasferita a Parigi e aver sposato Jean Louis Costes, Lisa inizia una vita tra prostituzione e giornalismo, per il magazine Dirt e la fanzine da lei creata Rollerderby, oltre a condividere il palco con il marito. Lo stile e le interviste di Lisa colpiranno i direttori delle più importanti riviste americane. Celebre sarà la sua rubrica dove racconta in prima persona le sue esperienze sessuali. In questi anni entra anche in contatto con artisti come Dame Darcy, e Nick Zedd.
Finito il matrimonio con Costes, si lega al controverso Boyd Rice dal quale avrà un figlio nato con una malformazione genetica. Quando anche la vita domestica
diviene violenta, Lisa decide di dover affrontare un cambiamento, iniziando da se stessa. Riprendendo una frase di Dostoevsky “ in molti casi le persone, anche le più malvagie , sono molto più naive e buone di cuore di quello che pensiamo. E questo vale anche per noi stessi” Lisa ci traccia un percorso di crescita, personale e come artista, di una donna che cerca un senso di normalità fiera di un passato vissuto al limite che, se non diventa per lei ingombrante, sarà comunque un qualcosa da cui riscattarsi per il futuro del figlio. Con una scrittura cruda, ironica ed estremamente cerebrale, la “Hunter S. Thompson in gonnella” come l'ha definita Wired Magazine, ci offre uno spaccato di vita generazionale, la storia di una scena underground, quella degli anni ottanta, che inizia ora ad essere approfondita. Le droghe, il sesso e la violenza sono riportati da Lisa con una dolcezza schietta, senza mai cadere nel facile tranello di regalare aneddoti scabrosi che sveglierebbero più una curiosità effimera che altro.
Le parole e il mondo della Carver scavano dentro leggeri, come il fantastico dialogo finale con l'amica Rachel. Poteva essere facilmente un libro maledetto, un racconto disperato, ma è impossibile ignorare quel contorno infantile, quel saper guardare il mondo con gli occhi di chi quel posto ha saputo fotterlo vincendo ed è pronta a sotterrare l'ascia di guerra alla ricerca di una serenità dove la normalità può anche non spaventare.
Crizia Giansalvo
Cult Records / MU - MU (RTV RECORDS /1971) by Paolo Casiraghi
Ho sempre reputato Merrell Fankhauser come uno dei personaggi underground piu’ originali e innovativi dell’intero panorama ‘minore’ americano degli anni sessanta e settanta per il suo desiderio di sperimentare con svariati generi e in totale liberta’, senza condizionamenti di
nessun tipo: infatti ha sempre inciso per piccole etichette in quantita’ minime anche con le bands in cui ha militato prima della fondazione dei MU.
Nato in Kentucky, si trasferi’ presto a Los Angeles dove debutto’ con gli Impacts , una surf band di importanza trascurabile, e soprattutto dove in seguito conobbe Jeff Cotton della CAPTAIN BEEFHEART MAGIC BAND con i quali fondo’ gli EXILES e con i quali incise Merry and the Exiles e Fapardokly .
Jeff Cotton accompagnera’ Merrel Fankhauser durante i primi anni settanta e scrivera’ moltissimo del materiale susseguente prima di entrare nella Chiesa.
Dopo la breve parentesi solista con gli HMS BOUNTY con cui incidera’ un disco, Merrel e Jeff fondarono i MU, il cui unico disco ufficiale del 1971 per una piccola etichetta losangelina e’ tuttora una dei piu’ incredibili esempi di West Coast sound con influenze tribali e mistiche, dominato dalle percussioni e dalla fenomenale slide guitar, con interventi occasionali di strumenti inconsueti per il genere come il sax (come in Nobody wants to shine).
Il disco non e’ sempre di facile ascolto specie nella lunga Eternal Thirst , vero e
proprio tour de force, da ascoltare in pieno deserto, magari durante un inno propiziatorio di qualche tribu’ indigena, in cui il suono lascia posto a una vera e propria danza tribale.
La song di apertura Ain’t no blues nonostante il titolo, e’ l’unica ad avere influenze blues ma talmente stravolte da permettere all’ascoltatore di penetrare mentalmente nella massa cerebrale di Merrel Fankhauser e comprendere la sua personale concezione del blues.
Altra highlight e’ la gia’ citata Nobody wants to shine con il suo incedere a scatti e l’incredibile assolo centrale di sax , uno dei migliori mai sentiti a mio parere in ambito rock.
Tutto l’album ( a parte Eternal Thirst of course) e’ molto scorrevole e le canzoni si susseguono lasciando un desiderio finale di mollare tutto e di partire senza meta, proprio come fecero Merrel Fankhauser e Jeff Cotton quando nel 1973 partirono per Maui (Jeff Cotton tornera’ nel 1974 a L.A. per diventare prete) e dove produssero il materiale che verra’ stampato solo nel 1981 e conosciuto come The last album, di cui un giorno forse vi parlero’….
Se siete abituati al classico suono westcoastiano rimarrete stupiti dinnanzi alla profondita’ di questo disco, la cui componente lisergica lascia spazio a una dimensione completamente diversa e a mio modo di vedere, piu’ interiore e personale.
Album unico in tutti i sensi, non suona come niente composto prima e forse nemmeno dopo, come direbbero gli americani ‘really one of a kind’.
Un vero peccato che nessuno abbia seguito la loro strada…o per fortuna, chi lo sa.
Desertico.
PAOLO CASIRAGHI
MU Featuring Merrell Fankhauser - Nobody Wants To Shine
http://www.youtube.com/watch?v=EgSdpYJpi9A
Merrell Fankhauser & H.M.S. Bounty - A Visit With Ashiya (1968)
http://www.youtube.com/watch?v=rSQww8OUrdc&feature=related
Fapardokly - 'Mr. Clock' (1967)
http://www.youtube.com/watch?v=Y8gLdOfWl5M
http://www.merrellfankhauser.com/
http://www.myspace.com/mfankhauser
nessun tipo: infatti ha sempre inciso per piccole etichette in quantita’ minime anche con le bands in cui ha militato prima della fondazione dei MU.Nato in Kentucky, si trasferi’ presto a Los Angeles dove debutto’ con gli Impacts , una surf band di importanza trascurabile, e soprattutto dove in seguito conobbe Jeff Cotton della CAPTAIN BEEFHEART MAGIC BAND con i quali fondo’ gli EXILES e con i quali incise Merry and the Exiles e Fapardokly .
Jeff Cotton accompagnera’ Merrel Fankhauser durante i primi anni settanta e scrivera’ moltissimo del materiale susseguente prima di entrare nella Chiesa.
Dopo la breve parentesi solista con gli HMS BOUNTY con cui incidera’ un disco, Merrel e Jeff fondarono i MU, il cui unico disco ufficiale del 1971 per una piccola etichetta losangelina e’ tuttora una dei piu’ incredibili esempi di West Coast sound con influenze tribali e mistiche, dominato dalle percussioni e dalla fenomenale slide guitar, con interventi occasionali di strumenti inconsueti per il genere come il sax (come in Nobody wants to shine).
Il disco non e’ sempre di facile ascolto specie nella lunga Eternal Thirst , vero e
proprio tour de force, da ascoltare in pieno deserto, magari durante un inno propiziatorio di qualche tribu’ indigena, in cui il suono lascia posto a una vera e propria danza tribale.La song di apertura Ain’t no blues nonostante il titolo, e’ l’unica ad avere influenze blues ma talmente stravolte da permettere all’ascoltatore di penetrare mentalmente nella massa cerebrale di Merrel Fankhauser e comprendere la sua personale concezione del blues.
Altra highlight e’ la gia’ citata Nobody wants to shine con il suo incedere a scatti e l’incredibile assolo centrale di sax , uno dei migliori mai sentiti a mio parere in ambito rock.
Tutto l’album ( a parte Eternal Thirst of course) e’ molto scorrevole e le canzoni si susseguono lasciando un desiderio finale di mollare tutto e di partire senza meta, proprio come fecero Merrel Fankhauser e Jeff Cotton quando nel 1973 partirono per Maui (Jeff Cotton tornera’ nel 1974 a L.A. per diventare prete) e dove produssero il materiale che verra’ stampato solo nel 1981 e conosciuto come The last album, di cui un giorno forse vi parlero’….
Se siete abituati al classico suono westcoastiano rimarrete stupiti dinnanzi alla profondita’ di questo disco, la cui componente lisergica lascia spazio a una dimensione completamente diversa e a mio modo di vedere, piu’ interiore e personale.
Album unico in tutti i sensi, non suona come niente composto prima e forse nemmeno dopo, come direbbero gli americani ‘really one of a kind’.
Un vero peccato che nessuno abbia seguito la loro strada…o per fortuna, chi lo sa.
Desertico.
PAOLO CASIRAGHI
MU Featuring Merrell Fankhauser - Nobody Wants To Shine
http://www.youtube.com/watch?v=EgSdpYJpi9A
Merrell Fankhauser & H.M.S. Bounty - A Visit With Ashiya (1968)
http://www.youtube.com/watch?v=rSQww8OUrdc&feature=related
Fapardokly - 'Mr. Clock' (1967)
http://www.youtube.com/watch?v=Y8gLdOfWl5M
http://www.merrellfankhauser.com/
http://www.myspace.com/mfankhauser
LIVE REPORT: DEMOLITION DOLL RODS, 8/12/1999 Stop Over Pub (Bari), by Wally Boff

Elvis registrò That's Allright Mama nel luglio del 1954 e già dalle prime volte che comparve in tv l'America puritana e conservatrice si sdegnò per i suoi ancheggiamenti e sorrisi allusivi, sembravano un invito esplicito al sesso ed a torbidi comportamenti.
Sono passati 55 anni e chissà quante volte avrete letto da allora nelle cronache, nelle recensioni musicali quanto il rock&roll (quello vero) abbia conservato e potenziato orgogliosamente nella musica, nei comportamenti, nei testi questa lurida ed esecrabile componente sessuale. Le DEMOLITION DOLL RODS sono un trio proveniente dalla bigotta America, Detroit, formatosi nei primi anni '90: Margaret (vocals, guitar), Danny (guitar, vocals) e Christine (drums) sono già passati alla storia come l'act più 'nudo' e 'spogliato' della storia del rock. Era uscito il loro primo fondamentale album, Tasty (1997) carico di eccitazione elettrica punk e di glam appiccicoso: sin dalle loro prime esibizioni di rock da postribolo, madide di sferragliante rock primitivo e minimale hanno mostrato di
L'androgino, sculettante Danny alla chitarra (slippino e basta) con le sue contorsioni impossibili non é comunque da meno delle conturbanti provocazioni sessuali ed erotiche emanate dall'ex spogliarellista Margaret durante il concerto.Sfogliando qualche giorno fa una copia di Uoz'Ap?, coraggioso mini-magazine cartaceo barese nato allo scoccare del secondo millennio sul quale scrivevo ho ritrovato la mia cronaca del concerto pugliese fine 1999 delle Demolition Doll Rods: nella speranza di risvegliare l'interesse intorno a questo 'unico' e mai eguagliato trio, che non fa parlare di sè dal 2006 (anno di There Is a Difference, ultima loro incisione e del loro terzo tour italiano) se non per i progetti solisti di Margaret Dool Rod vi propongo il mio live-report.
Naturalmente a fine articolo troverete come sempre links alla band ed ad alcuni loro brani (in puro brodo lo-fi): le parole vanno tradotte in suoni, eccitamento ed emozioni.
'Le Demolition Doll Rods si erano già esibite nel gennaio 1998 all'Hype Pub di Trani (Bari). Il concerto dell'8/12/99 allo Stop Over di Molfetta é stato una calda conferma di quanto visto e sentito in
La voce aggressiva e sguaiata di Margaret Doll Rod riporta ai tempi del glam-rock targato CBGB's e Max's Kansas City; nei soli lancinanti, nelle corde tirate allo spasimo di Dan Kroha (ex Gories) rivivono l'urlo dilaniante di Ron Asheton ma anche i riffs immortali di Chuck Berry e Keith Richards. Ma altri aggressivi seminali ectoplasmi sonici si aggirano nella loro formula sonora rigorosamente lo-fi (due chitarre ipnotiche e selvagge/ basso assente / percussioni minimali e metronomiche): Cramps..Velvet Underground...New York Dolls.
Questo é il merito maggiore di bands come Demolition Doll Rods: mantenere in vita con costanza indefessa l'essenziale spirito punk insito nel rock americano più basico, e non é poco di questi tempi.
L'8/12 sono apparsi comunque meno caotici e più definiti di due anni fa (almeno questa é stata la mia impressione!), nel sound come nella struttura dei nuovi brani eseguiti tratti dal secondo album TLA, merito forse del maggior apporto vocale e chitarristico della procace Margaret, una sventola da sballo credetemi...ci ho fantasticato su (???) non poco nei giorni seguenti.
I momenti più bollenti dell'act sono stati senz'altro Psycho Kitty, torbido e vizioso, con un lungo incredibile wah wah-solo di Dan, e la stravoltissima Spoonful (celeberrimo blues di Willie Dixon), cover che già due anni fa avevano dato in pasto ad un pubblico esterefatto (soprattutto i maschietti sotto il palco, con l'occhio allungato sulle rotondità arrapanti di Margaret!), sovraccarica di noise e puro caos'.
Qui sotto trovate la discografia di D.D.Rods: io consiglio agli interessati di
cercare anche un DVD del 2007 edito dalla Munster Records, LET YOURSELF GO (Live at El Juglar, Madrid/2006): vi troverete la lussuria da bassifondi di Queen Bee Drag Racin', ammiccamenti da travestiti di marciapiedi; il garage trashizzato di Open Up Your Door; e poi Get It On, How Does It Feel To Feel sino ad una cover ultra-anfetaminica di Heroin.P. Wally Boff
Demolition Doll Rods Discography
1997 Tasty (In the Red Records)
1999 T.L.A. (Matador)
2004 On (Swami Recordings)
2006 There Is a Difference (Swami Recordings)
Iggy Pop's T.V.Eye
http://www.youtube.com/watch?v=6HvE9ia3Wm8&feature=related
Hey You
http://www.youtube.com/watch?v=C7Enwnn-P7s&feature=related
Get It On
http://www.youtube.com/watch?v=FPhXJSV9vBc&feature=related
Psycho Kitty
http://www.youtube.com/watch?v=G9BMaV76zQQ
Open Up Your Door - Live in Detroit
http://www.youtube.com/watch?v=zgfBJ2U8eNk&feature=related
http://www.nestorindetroit.com/Demolition%20Doll%20Rods/demolition_doll_rods1.htm
http://www.myspace.com/demolitiondollrods
sabato 4 settembre 2010
THE LYRES – On Fyre (Ace of Hearts- 1984) by Franco Lys Dimauro

Un disco e un uomo leggendari.
Jeff Conolly è un agitatore della scena di Boston, sin dai tempi in cui dire punk voleva dire essere messo al bando dalla gente comune e non finire sulle copertine delle ragazzine premestruate.
In quell’ inferno Jeff suona punk con in testa Stooges, Pretty Things, Sonics, Kinks, Chocolate Watchband, Troggs. La sua band si chiama DMZ. Non come DeliMitarized Zone ma come Down My Zipper. Tirami giù la cerniera.
In realtà la band esiste già, ed ha pure il suo bel cantante, tale Adam Schwartz. Ma Jeff si presenta nel loro garage durante le prove e gli ruba il microfono. Non per due pezzi, ma per due anni e mezzo buoni.
Alla batteria c’ è David Robinson, naufrago dall’ affondamento dei Modern Lovers.
Sono loro, i DMZ, il vero tassello che unisce la scena punk al garage rock degli
anni Sessanta. Loro sono il “missing link”. Ma l’ anello si rompe presto. Due anni e mezzo, come dicevo. Poi la band si divide in due. Gli Odds da una parte, i Lyres dall’ altra. I primi non realizzano nulla, a parte un oscuro pezzo finito su una compilation della Throbbling Lobster. I secondi invece….I secondi sono la nuova band di Jeff Conolly, inteso Monoman per la sua passione viscerale per i dischi in monofonia e per la strumentazione vintage: organi Vox e Farfisa ma anche qualche chitarra d’ epoca come la Danelectro appartenuta a Jonathan Richman spesso ritratta con orgoglio sulle copertine dei suoi dischi.
Con lui ci sono pure Rick e Paul della vecchia band. Ma il carisma di Jeff è tale da oscurare tutti. Il suono dei Lyres è l’ ideale proseguimento delle intuizioni dei DMZ, tale come poteva esserlo in piena febbre garage. Il suono dei Lyres in On Fyre ha perso i lineamenti da pub-rock per avvicinarsi a una forma di beat più classico, pieno di armonizzazioni figlie dei Kinks (I Confess, I ‘m tellin’ you girl).
E dei Kinks sono pure due delle cover scelte per affiancare i pezzi di Conolly: Tired of waiting for you e Love me til the sun shines.
Ma ci sono pure echi di Kingsmen, Seeds, ? & The Mysterians e Sonics a far capolino lungo tutto il disco.
Il Farfisa di Mono Man è ora il protagonista assoluto.

Un fischio penetrante che ti perfora i timpani e che diventa il tratto peculiare del suono dei Lyres malgrado il disco passi alla storia soprattutto per il tremolo devastante di Help you, Ann, straniante e circolare più di quello di Up in my mind degli Spontaneous Generation e per il riff martellante di Don ‘t give it up now oltre che per la bellissima I really want you right now aggiunta nell’ edizione europea.
Fieramente legato ai canoni del rock ‘n roll più squinternato degli anni Cinquanta e Sessanta Jeff seppe fare dei Lyres una band dal suono riconoscibilissimo, unico senza costringere i suoi compagni a vestirsi con in mano le vecchie foto degli Standells o degli Yardbirds ed evitando con cura di mettersi in posa per la foto di copertina di un suo disco. Incredibile.
Franco “Lys” Dimauro
Don't Give it Up Now--Live 1984
http://www.youtube.com/watch?v=2i2yrFMY3-U&feature=related
Help You Ann
http://www.youtube.com/watch?v=7LqF5P3Fa84
Lyres 1987 (Tv-Studio)
http://www.youtube.com/watch?v=mppygBFszNE&feature=related
What a Girl Can't Do
http://www.youtube.com/watch?v=QDyGiijA2Pk&feature=rec-LGOUT-exp_fresh+div-1r-8-HM
I Really Want You Right Now
http://www.youtube.com/watch?v=UOG_Mbbc-YI&feature=related
http://www.limbos.org/lyres/
http://www.myspace.com/lyresofficial
mercoledì 1 settembre 2010
New Releases from Screaming Apple: The Attention ! --- Miss Chain & The Broken Heels: On The bittersweet Ride

THE ATTENTION!: The Attention! (Screaming Apple-2010)
Grandi vibrazioni dall’Austria!!! Li aspettavamo al varco, dopo le ottime impressioni al concerto di inizio anno allo Shindy di Bassano ed ora eccoli qui col loro primo full-length.
Il nome è già un avviso da non prendere sotto gamba.
Beppe Badino, che è un artista della parola, vi parlerebbe di iridescenze freak e argentee vibrazioni soul dentro un sommergibile giallo che naviga nel mare psichedelico. Io che non ho questa abilità vi dico che il disco di esordio degli Attention! è una delle migliori raccolte di beat moderno ascoltate quest’ anno.
Un disco superlativo, con le radici ficcate nelle zolle di Animals, Los Salvajes, Eyes e Primitives e i rami che sfiorano le fronde sempreverdi dei primi Creeps e dei primi Mainliners, tanto per restare col culo in Europa.
Un sound ispido e capellone. Una di quelle robe che, se hai un cuore, se lo compra. Con un suono fitto fitto di handclapping, armoniche blues e cembali che scorazzano su questi rigogliosi cespugli di beat con un piede nel blues, uno nello yè-yè e uno nel soul. Cosa dite? Ho sbagliato a contare i piedi? Non direi. Voi provate a mettere su il disco, vedrete che una terza gamba spunta pure a voi.
MISS CHAIN & THE BROKEN HEELS: On the Bittersweet Ride (Screaming Apple-2010)
Fermi! Nessuno compri delle scarpe nuove a Miss Chain!
Malgrado i tacchi rotti la missione della bella Astrid non accusa cedimenti.
E qui c’è il power-pop da salvare, per Dio.

Milioni di dischi di cui nessuno di ricorda più ma che ci hanno infilato il buonumore su per il buco del culo quando tutti sembravano latrare come dobermann inferociti. Corvettes, Catholic Girls, Pandoras, le giovani, enormi e bellissime Bangles. I “forati” dei cataloghi per corrispondenza, quelli che trovavi dentro le buste sorprese a fianco di improbabili dischi di elettronica casalinga e country da bovari. Solo che la signorina Catena e i tre ragazzotti che l’accompagnano non vengono dalla California o dalle coste australiane ma dall'asse Veneto-Lombardo anche se infilano un disco con armonizzazioni fresche come un salvaslip (splendide quelle di Flamingo e Sun Goes Down) e una chitarra che veleggia limpida dal jingle-jangle al surf e che spacca il culo a tante band che civettano col female-pop. Discone dell’estate, se mi permettete.
Franco Lys Dimauro
The Attention!: Ace FaceThe Attention: Gloria
The Attention!: Shake!
Miss Chain: Last Song
http://www.youtube.com/watch?v=YvTYC4PaYcY&feature=related
http://www.myspace.com/misschainandthebrokenheels
Miss Chain: Flamingo
http://www.youtube.com/watch?v=2vTw4XJhC2w&feature=related
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