venerdì 10 settembre 2010

THE CHESTERFIELD KINGS – "Don‘t open til doomsday" (Mirror Rec./1987) by Franco Lys Dimauro

Sui Chesterfield Kings ho scritto varie volte negli anni passati su Music Box: sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto dell'attuale panorama rock-garage internazionale.
Hanno fatto tanto dall'inizio della loro carriera per preservare nelle sue varie diramazioni 'the true spirit of rock&roll'.
L'ultimo album in studio dei Chesterfield Kings é l'ottimo
Psychedelic Sunrise (Wicked Cool/2007). Live on stage ... if you want it (Wicked Cool/2009) é invece la loro ultima uscita: le assi del palco sono il luogo ideale per il front-man Greg Prevost (emulo da sempre del Mick Jagger più oltraggioso) & c. per sfoderare la loro naturale grinta. Franco Dimauro si occupa in questo articolo di un loro famoso album del 1987, uno dei migliori dei Kings.
(W.B.)

La copertina era un presagio di sventura.
Se sul disco di debutto, quello che aveva gettato l’ ancora nella baia nascosta del punk delle garage band dei sixties, sembrava di vedere la reincarnazione dei Blues Magoos e sul capolavoro successivo uno scatto degli Stones dell’era Brian Jones, sulla copertina di Don't open til doomsday i Kings sembravano un’anonima band proto-hard degli anni Ottanta, con tanto di fumo dietro le spalle e t-shirt di dubbio gusto. Girata la copertina, ecco spuntare nomi come quello di Dee Dee Ramone o T-Bone Burnett. Per i puristi della scena garage, uno sputo in faccia.
I Chesterfield Kings non sono gli unici ad avvertire la stretta di una scena che continua a celebrare se stessa fino a diventare grottesca. Miracle Workers, Sick Rose, Fuzztones, Morlocks, Creeps, Untold Fables, Fourgiven stanno analogamente allontanandosi dal concetto teocratico che vuole la musica garage punk completamente impermeabile a quanto musicalmente sperimentato dal 1967 in poi.
Hanno scavato dentro il cimitero beat e ora che iniziano ad avvertire i primi segni di stanchezza, hanno tentato a fatica di alzare la schiena e hanno visto che c’è tanta altra roba da scavare, da tirare fuori.
Ci sono i Ramones, c’è il folk rock, ci sono gli MC5, c’è Johnny Thunders.
E presto ci saranno anche i New York Dolls, gli Aerosmith, il blues del Delta, Jan & Dean e i Beach Boys. Lo sapevano già.
Solo, presi da quel lavoro di scavafosse, se ne erano dimenticati.
A ricordarglielo sono i centinaia di concerti che diventano sempre più una gara improponibile (e impari, perché i Re suonano come nessun altro, all’epoca, NdLYS) a chi suonasse le cover più sconosciute o a chi rifacesse meglio The Witch dei Sonics. Ma Greg e Andy non si divertono più, in quell’ acqua park dove le vasche non vengono più disinfettate e l’ acqua è diventata stagnante.
Ecco che pensano a un disco come questo. Dove l’ urgenza del garage punk più immorale e di cui Social End Product dei Blue Stars può essere eletta ad archetipo
si accende in spiritate e crepitanti canzoni figlie del suono malato degli Spiders (Someday Girl) o si stempera in un power-rock con chitarre scintillanti (Everywhere), morbide ballate folky (You're gone) e addirittura un angolo acustico come I‘ll be back someday.
Eppure, malgrado non ci sia adesione agli schemi del suono d’epoca (nessun accenno di maracas o di tastiere vintage, per dirne una), non c’ è neppure un totale scollamento dai canoni estetici del sixties sound. Ci sono splendide armonie vocali studiate sui dischi di Mamas and Papas e Monkees ad esempio, due delle fissazioni di Greg di quel periodo e che dal vivo fanno si che California Dreamin’ e Sunny Girlfriend finiscano a un passo da Ramblin’ Rose o Chinese Rocks per una delle scalette più belle del periodo.
Il suono dei Kings si è semplicemente innestato dentro un cubo di Rubik dalle molteplici sequenze. Qualcuno avvertirà questo come un tradimento (salvo poi tornare ad ascoltare i suoi merdosi dischi dei Journey, come dirà in seguito lo stesso Greg Prevost, NdLYS), qualcun altro come un’accozzaglia di canzoni prive di idee brillanti (lo Scaruffi che borbotta dalle sue enciclopedie), qualcuno ne avvertirà invece la vera portata. L’urgenza di una fuga, l’accensione di una nuova miccia, di un nuovo entusiasmo.
Non è forse questa la legge segreta del rock'n'roll?
O credete davvero sia vedere i Deep Purple che rifanno Smoke on the water con la pingue che gli ricopre, molle, mezza cassa della chitarra?

Franco “Lys” Dimauro

CHESTERFIELD KINGS on MUSIC BOX

--- La recensione dell'ultimo album in studio, Psychedelic Sunrise (Wicked Cool/2007)
http://musicbx.blogspot.com/search?q=chesterfield+kings+psychedelic+sunrise

--- Il live-report del concerto del 1° Marzo 2007 nei pressi di Siena
http://musicbx.blogspot.com/2007/03/live-esteri-chesterfield-kings-sonar.htm
l

--- L'intervista dell'aprile 2007 al bassista dei C.Kings, Andy 'Brian Jones' Babiuk
http://musicbx.blogspot.com/2007/05/interviste-esteri-chesterfield-kings-by.html

--- La recensione di Mindbending Sounds of...(2003/Sundazed)ed una mini-story dei Chesterfield Kings
http://musicbx.blogspot.com/2007/03/sixties-culture-chesterfield-kings.html

Baby Doll (from Don't Open Til Doomsday)
http://www.youtube.com/watch?v=W4Qes5hZDUQ

Sunrise (Turn On) [from Live onstage...if you want it 2009/Wicked Cool Rec.)]
http://www.youtube.com/watch?v=lLae8cMSNKA

Up and Down (from Psychedelic Sunrise 2007/Wicked Cool Rec.)
http://www.youtube.com/watch?v=qjmAy8Mn6PU&feature=related

Don't Blow Your Mind (live at CBGB's)
http://www.youtube.com/watch?v=-p8hOSV6Qyw&feature=related

Midnight Rambler (Jagger-Richards) live
http://www.youtube.com/watch?v=CmmTu-OH1wA&feature=related
http://www.myspace.com/thechesterfieldkings

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